Sono passati 27 anni da quando il 20 marzo 1994 Ilaria Alpi e Miran Hrovatin vennero uccisi in circostanze misteriose a Mogadiscio, la capitale della Somalia. I due giornalisti stavano realizzando un reportage per il TG3 sui traffici illeciti di armi e rifiuti tossici tra la Somalia e l’Italia. Durante le indagini Alpi scoprì un traffico internazionale di rifiuti tossici prodotti nei Paesi industrializzati e dislocati in alcuni paesi africani in cambio di tangenti e di armi scambiate con i gruppi politici locali. Dopo l’intervista al signore della guerra di Bosaso, Abdullahi Mussa Bogor, che riferì di presunti stretti rapporti tra alcuni funzionari italiani con il governo di Mohammed Siad Barre alla fine degli anni ottanta, Alpi e Hrovatin vennero assassinati.

Da 27 anni ancora non è stata fatta giustizia sul duplice omicidio, sono stati diversi i depistaggi delle indagini, a cominciare da chi era presente sul luogo dell’agguato che ha continuamente cambiato versione dei fatti. Molti documenti sono stati fatti sparire per ottenere l’archiviazione del processo, tre volte richiesta e tre volte respinta. Negli anni c’è stata una grande mobilitazione per evitare l’archiviazione del processo ed è nato anche l’hastag #NoiNonArchiviamo. Il 4 ottobre 2019 il giudice per le indagini preliminari di Roma, Andrea Fanelli, aveva rigettato, per la seconda volta, la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Roma disponendo una nuova tranche di indagini. In totale il giudice chiedeva alla Procura di approfondire una dozzina di punti. In particolare il magistrato, accogliendo in buona parte le istanze presentate dalle parti offese e in particolare quella dei familiari di Ilaria e di Fnsi, Usigrai e Odg, aveva disposto che venisse ascoltato il direttore dell’Aisi al fine di verificare la “persistenza del segreto” sull’identità dell’informatore di cui si fa riferimento in una nota del Sisde del 1997. Nella relazione dei servizi segreti “emergerebbe il coinvolgimento dell’imprenditore Giancarlo Marocchino nel duplice omicidio nonché in traffici di armi”. Il giudice, inoltre, aveva chiesto alla Procura accertamenti in relazione al ritardo con cui era stata trasmessa, nell’aprile del 2018, da Firenze la trascrizione di una intercettazione tra due cittadini somali in cui i due parlando di quanto avvenuto a Mogadiscio affermano che Ilaria “è stata uccisa dagli italiani”.

Infine il giudice aveva disposto di acquisire atti relativi al fascicolo di indagine sulla morte del giornalista Mauro Rostagno, ucciso dalla mafia nel 1988. Proprio su quest’ultima vicenda il gip chiedeva ai pm romani di verificare se esistono punti di contatto tra le due storie e spunti su cui potere imbastire nuova attività istruttoria in particolare sul traffico d’armi. Nel provvedimento di circa 20 pagine, il gip, nel motivare la sua decisione, affermava che l’omicidio dei due giornalisti resta una “vicenda segnata da tanti lati oscuri e financo da errori giudiziari”. In questo quadro “l’approfondimento, condotto senza riserve, degli ulteriori temi di indagine appare essenziale al fine di cercare di dare una risposta alla domanda di giustizia attesa ormai da 25 anni dai familiari delle persone offese e da tutti i cittadini interessati a conoscere la verità”. Il giudice aggiungeva che “l’attività di indagine deve essere completa, esauriente ed approfondita tanto più in relazione a vicende come questa, assai complesse costellate di episodi quantomeno singolari se non addirittura dolosi, che hanno reso assai più arduo l’accertamento della verità dei fatti”. Prima della nuova inchiesta, di cui non è ancora definito il destino, il 19 giugno del 2015 era stato scarcerato dopo 16 anni di carcere Hashi Omar Hassan, il somalo condannato nel 2002. L’anno dopo l’uomo era stato definitivamente assolto. Convinta dell’innocenza di Hassan si è sempre detta anche la famiglia di Ilaria Alpi.

Molte figure istituzionali hanno voluto ricordare i due reporter. “Il 20 marzo del 1994 a Mogadiscio Ilaria Alpi e Miran Hrovatin pagavano con la vita la passione e il coraggio con cui interpretavano il mestiere del giornalismo d’inchiesta”. Ha dichiarato la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati ricordando ile due vittime. “Nel 27esimo anniversario – continua la presidente – della brutale uccisione di questi due martiri della libertà di stampa, trovo inaccettabile che ancora oggi vi siano tanti giornalisti minacciati e costretti a vivere sotto scorta per aver esercitato il diritto di cronaca. La libertà dell’informazione è un valore che ogni democrazia deve difendere e tutelare”.

Anche il presidente della Camera Roberto Fico è intervenuto per ricordare Alpi e Hrovatin: “Nonostante le diverse indagini e il lavoro della Commissione di inchiesta questa dolorosa vicenda resta ancora avvolta da una fitta nebbia che innumerevoli depistaggi, oscure complicità e colpevoli omissioni hanno impedito di dissolvere. A distanza di ventisette anni, dunque, non si è ancora compiuta una doverosa opera di verità e di giustizia” ha dichiarato il presidente. “Ilaria Alpi e Miran Hrovatin sono stati due protagonisti d’eccezione del giornalismo d’inchiesta della nostra epoca che, pur consapevoli degli alti rischi affrontati, non hanno rinunciato alla loro ambizione di conoscere e narrare la realtà, anche nella sua dimensione più difficile e tormentata. Abbiamo nei loro confronti un debito di riconoscenza, che possiamo onorare proseguendo un lavoro di trasparenza nella declassificazione e pubblicazione degli atti delle commissioni d’inchiesta da parte del Parlamento. L’autorevolezza di uno Stato – conclude Roberto Fico – e la credibilità della sua democrazia dipendono anche e soprattutto dal rispetto e dalla memoria che riserva ai più onesti e rigorosi operatori dell’informazione”.

“Hanno pagato con la vita la loro ricerca della verità, così com’era avvenuto pochi mesi prima per altri operatori dell’informazione del Friuli Venezia Giulia, e mi riferisco a Marco Luchetta, Alessandro Ota e Dario D’Angelo che persero la vita a Mostar“. Ha commentato così l’assassinio dei giornalisti il presidente del Consiglio Fvg Piero Mauro Zanin.” Dopo 27 anni non abbiamo soltanto il dovere di ricordare e onorare Alpi e Hrovatin, ma anche di batterci perché emerga interamente la verità sul duplice omicidio e siano finalmente individuati i mandanti di quell’agguato criminoso”, ha concluso.

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