Proporre un’immagine nuova del governo per allontanare quella di riduzionista rispetto alla pandemia con cui viene ormai internazionalmente riconosciuto e pendere le distanze da un ministro ormai compromesso tra le varie inchieste nate a causa della gestione della crisi Covid. Questi i due obiettivi dietro la scelta del presidente del Brasile Jair Bolsonaro di silurare il generale Eduardo Pazuello dalla guida del ministero della Salute e nominare al suo posto un medico, un tecnico. Tuttavia indicare un nuovo esecutore per le vecchie politiche non è stato facile.

Prima di identificare nella persona di Marcello Queiroga il quarto ministro della Salute da inizio mandato, Bolsonaro ha dovuto incassare un pesante rifiuto da parte di un’altra professionista: Ludhmila Hajjar. La mossa di offrire l’incarico alla cardiologa di alto profilo per nulla intenzionata a operare fuori dalla scienza ha finito per essere controproducente. L’uscita della Hajjar dal palazzo presidenziale sbattendo la porta ha finito infatti per generare un effetto peggiore per Bolsonaro. In una lunga intervista con Cnn Brasil e Rede Globo la cardiologa ha infatti aperto uno squarcio sulle gravi mancanze del governo imponendo una narrativa che mai in precedenza era stata adottata.

Il medico ha denunciato che un anno dall’inizio della pandemia il paese non ha ancora un protocollo di trattamento. “Stiamo ancora discutendo di azitromicina, ivermectina, clorochina. È un ricordo del passato. La scienza ha già dato risposte in merito”, ha affermato Hajjar, consegnando alla stampa una serie di domande purtroppo senza risposta. “Non si discute di cosa deve essere fatto con i pazienti ricoverati. Qual è il criterio per disporre il ricovero? Per quale ricoverato è raccomandato l’uso di corticosteroidi, dato che ci sono numerosi studi che ne provano riduce la mortalità? Cosa fare con gli anticoagulanti? E il nuovo farmaco Tocilizumab, cosa il ministero raccomanda a medici e ospedali. E al momento di intubare se gli ospedali non hanno figure specializzate cosa il ministero indica di fare per ridurre gli errori?”.

La dottoressa, che difende anche l’adozione urgente di misure di distanziamento sociale per contenere la diffusione del virus e l’accelerazione senza limitazioni del piano vaccinale, ha sostenuto che “la preoccupazione del governo è per l’economia e gli impatti sociali, mentre io ho presentato altre idee per affrontare la pandemia”. In virtù delle divergenze su clorochina e misure di distanziamento, Ludhmila Hajjar ha deciso di non accettare l’incarico. Gli stessi motivi avevano portato alle dimissioni prima di Luiz Henrique Mandetta, ad aprile del 2020, e poi di Nelson Teich appena un mese dopo aver assunto l’incarico. Fu quando la scelta di Bolsonaro ricadde sul generale dell’esercito Pazuello, disposto a far sua la linea del presidente.

L’intenzione di Bolsonaro di mantenere in piedi i pilastri della sua personale battaglia contro il parere della comunità scientifica internazionale, causa della rinuncia della Hajjar, lascia ipotizzare che il nuovo ministro Queiroga, definito dalla stampa come “bolsonarista radicale”, non incarnerà al cento per cento quella “competenza tecnica”, “capacità di dialogo politico” e “autonomia” richiesta dal presidente della Camera Arthur Lira a Bolsonaro nel fare pressione sul presidente nelle ore precedenti al licenziamento di Pazuello. Lira si era fatto portavoce infatti dei desideri di vari ambienti politici del paese, preoccupati per gli effetti ormai fuori controllo della pandemia sia dal punto di vista sanitario che politico-sociale, puntando apertamente sul nome della Hajjar. Non è sicuro, inoltre, che liquidando Pazuello Bolsonaro riesca ad allontanarsi quanto basta dalle inchieste che hanno travolto l’ormai ex ministro.

Pazuello è chiamato a difendersi in due distinti procedimenti. In entrambi le accuse ruotano intorno alla clorochina prodotta in gran quantità dall’esercito. La Corte suprema del Brasile (Stf), ha disposto l’apertura di un’indagine per verificare l’eventuale condotta illegale del ministro durante la gestione del collasso nella rete sanitaria nello stato di Amazzonia costato la vita a centinaia di cittadini a causa dell’esaurimento delle scorte di ossigeno. L’indagine prende le mosse da un documento presentato dal partito Cittadinanza (Cidadania) alla Procura generale (Pgr) in cui si evince come il ministro fosse già a conoscenza delle carenza di scorte di ossigeno da dicembre e che, dal giorno 8 di gennaio, di fronte all’imminente mancanza di ossigeno con cui assistere i pazienti covid notificata da parte della società fornitrice, White Martins, Pazuello avrebbe destinato invece allo stato amazzonico scorte extra di 120 mila confezioni di idrossiclorochina, indicando di prescrivere il farmaco come trattamento preventivo e precoce contro l’aggravamento delle condizioni dei pazienti.

La Corte dei conti (Tcu) ha chiesto invece al ministro di fornire spiegazioni sul perché dall’inizio della pandemia di nuovo coronavirus il ministero ha speso oltre un milione di real (circa 150mila euro) per l’acquisto di idrossiclorochina dall’esercito, presso il cui laboratorio chimico farmaceutico sono state prodotte. “Dal momento che l’Agenzia nazionale di vigilanza sanitaria (Anvisa) non ha mai considerato la possibilità di usare farmaci a base di clorochina per il trattamento del Covid-19, non vi è alcuna base giuridica per l’utilizzo di risorse del Servizio sanitario nazionale (Sus) per questo scopo”, scrive il giudice Benjamin Zymler nella sua relazione inviata al ministero, chiedendo di dettagliare i criteri, se esistono, per acquisto, pagamento e distribuzione delle pastiglie di clorochina prodotte dall’esercito. Dall’inizio della pandemia l’esercito del Brasile ha prodotto 3.229.910 compresse da 150 milligrammi di clorochina, con principio attivo comprato dall’India, senza gara di appalto, a un prezzo sei volte superiore rispetto all’anno precedente, quando era stato acquisito con regolare gara d’appalto.

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