La maggioranza che sostiene il governo di Mario Draghi è troppo eterogenea. E comprende punti di vista molto lontani tra loro. Soprattutto quando si parla di giustizia. Per questo motivo Marta Cartabia ha messo le mani avanti. “Molti temi sulla giustizia sono stati posti dai governi precedenti. Molti i dibattiti e molto divergenti i punti di vista anche all’interno del governo. Per questo sento il dovere di affermare con chiarezza che sarebbe sleale impegnarsi nel contesto attuale con programmi inattuabili che alimentino invano le già alte aspettative”, ha detto la guardasigilli, intervenendo davanti alla commissione Giustizia della Camera. Per la nuova inquilina di via Arenula è il primo intervento in Parlamento. L’audizione della ministra è durata poco meno di un’ora. Cartabia ha letto un intervento per riportare ai parlamentari quello che rappresenta il suo programma. Che sarà influenzato da quell’intervento preliminare. “Sarebbe sleale impegnarsi, nel contesto attuale, con programmi inattuabili, che alimentino invano le già alte aspettative che animano il dibattito pubblico, ben sapendo di non poterle realizzare”. Insomma: non sarà questo esecutivo a fare le riforme dei sogni. “Cercheremo – ha spiegato Cartabia – di affrontare i problemi più urgenti e improcrastinabili, auspicando, senza presunzione e senza hybris, e nella misura in cui ci sarà condivisione e supporto del Parlamento, di poter contribuire a rispondere almeno ad alcune delle domande di giustizia che ardono in vari ambiti del nostro paese”.

“Non vanificare il lavoro del precedente governo” – E dunque la ministra ha spiegato quali saranno questi problemi “improcrastinabili” che dovranno essere affrontati: la riforma della giustizia civile, quella penale, quella dell’ordinamento giudiziario e del Csm, che tra due giorni voterà un parere sulla proposta di riforma delle legge elettorale. Tutti temi sui quali in Parlamento esistono già i disegni di legge depositati dal precedente governo: da lì, come ha raccontato ilfattoquotidiano.it nei giorni scorsi, intende partire il nuovo esecutivo. Cartabia ha insistito molto su questo passaggio. “Tra i dati di contesto c’è il dibattito pregresso. In Parlamento un grande lavoro istruttorio è già stato fatto, attraverso l’esame di alcuni disegni di legge delega. Per questo stiamo vanno verificati i lasciti del governo precedente, esaminare e valutare quanto dell’esistente meriti di essere salvato e all’occorrenza modificare. Il lavoro svolto non va vanificato ma va arricchito anche alla luce del carattere così ampio di questa maggioranza di governo senza trascurare le proposte dell’opposizione”. In questo senso, domani Cartabia incontrerà Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia. La prossima settimana invece la guardasigilli ha spiegato che verranno presentati gli “emendamenti ai testi già incardinati”. Modifiche che saranno “frutto di proposte di esperti e dal serrato confronto con la maggioranza”, ha aggiunto la ministra, riferendosi ai tavoli costituiti al dicastero di via Arenula la scorsa settimana. L’audizione di Cartabia è legata ovviamente al Recovery plan. A questo proposito la ministra ha spiegato che “il programma del Recovery approvato il 12 gennaio è rimasta la base da cui siamo ripartiti, con una grossa componente sul personale, 2,3 miliardi”. Rimane, ha aggiunto, anche la parte sull’edilizia giudiziaria, con 420 milioni di euro per i siti già previsti, “sono rimaste le cittadelle giudiziarie”. Il caso di Bari “ha problemi ad entrare nel Recovery”, ma quelle “non sono le uniche risorse previste, dovremo risolvere la dolorosa questione di Bari”.

“Prescrizione? Con processi veloci nodo si risolve” – Punto focale che accomuna sia la riforma della giustizia civile che quella penale è la durata dei processi. “La Costituzione richiede che il processo sia giusto e sia breve – ha detto la ministra – oltre che le raccomandazione dell’Ue anche nell’ambito del Recovery fund evidenziano la necessità di apportare riforme in grado di operare una riduzione dei tempi della giustizia che continuano a registrare medie del tutto inadeguate”. Cartabia ha sottolineato quindi la necessità di “riportare il processo italiano a modelli di efficienza e competitività” tenuto contro della “strettissima connessione” tra relazioni commerciali, produttività e funzionamento della giustizia. Tema incandescente, quando si parla di durata dei processi, è la legge sulla prescrizione. Dal primo giorno di gennaio del 2020 è in vigore la riforma di Alfonso Bonafede che blocca la prescrizione dopo il primo grado di giudizio. La legge avrebbe dovuto essere modificata dal cosiddetto lodo Conte (da Federico Conte, capogruppo di Leu in commissione giustizia) che aveva proposto una mediazione: lo stop alla prescrizione sarebbe avvenuto solo per i condannati in primo grado. Ipotesi, quest’ultima, che Cartabia ha citato come possibile soluzione alla questione. La ministra ha definito come “encomiabile la disponibilità di alcuni gruppi ad accantonare gli emendamenti” che avevano come obiettivo quello di cancellare la riforma Bonafede. Un terreno minato messo in sicurezza dall’ordine del giorno votato dal Parlamento che dava via libera al governo di riformare la prescrizione solo all’interno delle altre riforme. “L’impegno assunto con l’ordine del giorno sulla prescrizione ad assicurare una durata media dei processi in linea con quella europea deve essere onorato”, ha detto la ministra. Che in definitiva ha liquiditato la questione con questa frase: “Un processo dalla durata ragionevole risolverebbe il nodo della prescrizione relegandola a evento eccezionale. Visto in un più articolato intervento riformatore, il problema ne uscirebbe forse sdrammatizzato, affrancando l’istituto della prescrizione dal ruolo scomodo di principale rimedio ai problemi determinati dall’eccessiva durata del processo. Anche in questo ambito occorrerà esaminare e ponderare le numerose alternative maturate nel dibattito scientifico, politico e comparato”.

“Mancanza di leggi su lobby e conflitto è una lacuna” – La novità, nell’audizione della ministra, è rappresentata dal fatto che Cartabia ha espressamente citato le norme sulle lobby e sul conflitto d’interessi. Lo ha fatto quando ha parlato di corruzione, spiegando che “il percorso legislativo già svolto ha visto il nostro paese dotarsi progressivamente di strumenti conformi alle convenzioni internazionali”. Il riferimento è alla riforma Spazzacorrotti approvata su input del Movimento 5 stelle e alla creazione dell’Autorità nazionale anticorruzione. “Occorre però fare i conti con alcune lacune, con le contraddizioni che caratterizzano le rappresentanza degli interessi particolari presso decisori pubblici, il lobbying, e del conflitto d’interessi“, ha aggiunto la ministra. Che definisce la mancanza di norme chiare su questi temi come “carenze che oltre a incidere sulle efficacia delle strategie di prevenzione possono complicare l’applicazione di alcune fattispecie penali recentemente riformulate come il traffico d’influenze illecite, consegnando al giudice penale il compito di reprimere la deviazione patologica senza che prima sia stato definito il perimetro della loro applicazione”. Il fatto che la ministra abbia citato la questione delle lobby e del conflitto d’interessi fa esultare i 5 stelle. “Fra le priorità del Movimento, c’è sempre stata quella della risoluzione del problema del conflitto d’interessi e, a tal proposito, abbiamo presentato una proposta di legge, confluita successivamente in un testo base, purtroppo fermo da tempo in prima commissione. Speriamo che, al riguardo, si possa presto sbloccare l’iter per arrivare ad una legge. Per quanto riguarda il fenomeno del lobbismo, ricordiamo che, sempre in commissione Affari costituzionali, giace da tempo una nostra proposta di legge, volta alla disciplina e alla regolamentazione dei portatori di interessi”, dice la capogruppo M5s in commissione Affari costituzionali, Vittoria Baldino. “Le dichiarazioni di Cartabia fanno pensare che anche il Governo prema per una conclusione positiva di questo lunghissimo iter. Si tratta di provvedimenti attesi da molto tempo, che sanerebbero un vulnus già più volte evidenziato dalle Istituzioni internazionali e che sono ancor più necessari oggi che il nostro Paese si troverà a gestire gli ingenti fondi del Recovery Plan. In più, una regolamentazione di lobbying e conflitti di interessi renderebbero l’Italia più attrattiva anche e soprattutto nei confronti degli investitori internazionali. In questa occasione rimarchiamo la disponibilità a fornire alla Ministra tutto il nostro contributo di idee e proposte”, dice Federico Anghelè di the Good Lobby.

“Rischiamo l’esplosione del contenzioso” – Il tema della durata dei procedimenti è fondamentale non solo sul fronte penale ma soprattutto su quello civile: in questo senso Cartabia ha lanciato una sorta di allarme. “Le soluzioni negoziali si renderanno tanto più necessarie nel contesto attuale in cui gli effetti economici della pandemia stanno determinando grandi squilibri: la giustizia preventiva e consensuale rappresenterà una strada necessaria per la possibile esplosione del contezioso, quando cesseranno gli effetti dei provvedimenti che bloccano sfratti e licenzimenti. Occorre prepararsi per tempo”, ha avvertito la ministra che si è detta favorevole a misure alternative di risoluzione delle controversie, come mediazione, negoziazione e conciliazione: “Strumenti dotati di un grande potezianale, in particolare nel nostro ordinamento. E’ un dato di esperienza consolidata che le forme alternative di risoluzione producano effetti virtuosi sull’ammstrazione della giustizia. Tutt’altro che alternative, queste forme rivestono un ruolo di complementarietà e di coesistenza”. Secondo Cartabia “è tempo di ripensare il rapporto tra processo davanti al giudice e strumenti di mediazione, offrendo anche la giudice la possibilità di incoraggiare misure alternative, attraverso musure premiali”. La ministra sostiene poi che in Italia “il tempo è ormai maturo per sviluppare e mettere a sistema le esperienze di giustizia riparativa. Le più autorevoli fonti europee e internazionali ormai da tempo hanno stabilito principi di riferimento comuni e indicazioni concrete per sollecitare gli ordinamenti nazionali a elaborare paradigmi di giustizia riparativa che permettano alla vittima e all’autore del reato di partecipare attivamente, se entrambi vi acconsentono liberamente, alla risoluzione delle questioni risultanti dal reato con l’aiuto di un terzo imparziale”. La riforma del processo penale, secondo la ministra, “deve pure poggiare su meditati interventi di deflazione sostanziale“, tra l’altro “intervenendo sui meccanismi di procedibilità, incrementando il rilievo delle condotte riparatorie ed ampliando l’operatività di istituti che si sono rilevati nella prassi particolarmente effettivi, come la sospensione del procedimento con messa alla prova dell’imputato e la non punibilità per particolare tenuità del fatto”.

“La certezza della pena non è la certezza del carcere” – Altro punto di stringente cronaca è quello legato alla riforma dell’ordinamento giudiziario e del Csm. Sul primo tema la ministra ha spiegato che “la capacita gestionale dovrà entrare tra i requisiti per la nomina dei magistrati agli incarichi direttivi”. Un passaggio è stato dedicato al segreto istruttorio: “C’è la necessità che l’avvio delle indagini sia sempre condotto con il dovuto riserbo, lontano da strumenti mediatici per l’effettiva tutela della presunzione di non colpevolezza”. Più ampio, invece, il paragrafo destinato all’esecuzione penale: “Resto convinta che una riforma del processo penale deve pure poggiare su meditati interventi di deflazione sostanziale, cui può giungersi, tra l’altro, intervenendo sui meccanismi di procedibilità, incrementando il rilievo delle condotte riparatorie ed ampliando l’operatività di istituti che si sono rilevati nella prassi particolarmente effettivi, come la sospensione del procedimento con messa alla prova dell’imputato e la non punibilità per particolare tenuità del fatto. Penso che sia opportuna una seria riflessione sul sistema sanzionatorio penale che, assecondando una linea di pensiero che sempre più si sta facendo strada a livello internazionale, ci orienti verso il superamento dell’idea del carcere come unica effettiva risposta al reato. La ‘certezza della pena‘ non è la ‘certezza del carcere’, che per gli effetti desocializzanti che comporta deve essere invocato quale extrema ratio“. Cartabia ha posto l’accento sulla situazione carceraria. “Lo sguardo sulle esigenze della giustizia penale – ha spiegato – sarebbe incompleto se non tenesse conto anche della fase dell’esecuzione penale, che è oggetto di mie costanti preoccupazioni. E un convincimento in me profondamente radicato, oltre che avvalorato da dati statistici consolidati, che la qualità della vita dell’intera comunità penitenziaria, di chi vi opera, con professionalità e dedizione, e di chi vi si trova per scontare la pena, è un fattore direttamente proporzionale al contrasto e alla prevenzione del crimine”.

“Rinnovo parziale del Csm con elezioni ogni due anni” – Abbastanza netta la posizione della guardasigilli sulla necessità di riformare la legge elettorale del Csm, dopo le polemiche legate al parere negativo di Palazzo dei Marescialli sulla nuova legge elettorale studiata dal precente esecutivo. “Le note, non commendevoli, vicende che hanno riguardato la magistratura, specie negli ultimi mesi, rendono improcrastinabile anche un intervento di riforma di alcuni profili del Consiglio Superiore della Magistratura e dell’ordinamento giudiziario, anche per rispondere alle giuste attese dei cittadini verso un ordine giudiziario che recuperi prestigio e credibilità”, ha detto la ministra, riferendosi evidentemente al caso di Luca Palamara. Per eliminare il peso delle correnti, Cartabia non crede basti modificare il sistema di elezione a Palazzo dei Marascialli. “Non bisogna credere all’illusoria rappresentazione che il sistema elettorale del Consiglio superiore della magistratura possa di per sé risolvere le criticità che attengono a un sostrato comportamentale e culturale che nessuna legge da sola può essere in grado di sovvertire”. Poi ha ipotizzato una riforma che scoraggi “le logiche spartitorie che poco si addicono” alla natura di organo di rilevanza costituzionale del Csm , anche attraverso il “rinnovo parziale” dell’organo di governo autonomo della magistratura. In pratica si tratterebbe di una sorta di elezione di metà mandato del Csm. “Ogni 2 anni potrebbero essere rinnovati la metà dei laici e dei togati”.

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