Se Natale è una festa che unisce tutti, al di là delle confessioni religiose e spesso proprio per questo smarrendo il suo significato autentico, Pasqua è un evento che ha sempre diviso. Fu così duemila anni fa in quella più celebre che vide protagonista quel Gesù che i cristiani credono essere il figlio di Dio, morto in croce e risorto dopo tre giorni. Ed è così ancora oggi nel ricordare quell’evento storico che ha dato origine al cristianesimo.

L’arcivescovo Georg Gänswein, prefetto della Casa Pontificia e segretario particolare del Papa emerito Benedetto XVI, è voluto tornare proprio alle origini, lì dove tutto è iniziato, sul Golgota dove Gesù diede la vita in croce per la salvezza dell’umanità. Per questo motivo il presule ha rotto il silenzio che lo vedeva protagonista da un po’ di tempo e ha dato alle stampe una sua Via crucis (Ares) per offrire al lettore la possibilità di ripercorrere, nella Quaresima che precede la seconda Pasqua della pandemia, la strada che condusse Gesù al calvario.

“Sull’esempio della Madre di Dio, – scrive Nina Sophie Freiin Heereman von Zuydtwyck nella prefazione – si è sviluppata nella Chiesa la devozione della Via crucis, prima a Gerusalemme e infine in tutto il globo. Da secoli i cristiani, specialmente il venerdì, ripercorrono nel cuore il calvario del loro Signore. Essi cercano in tal modo di stargli vicino e di trarre, contemplando la sua passione, la forza necessaria per portare la propria croce. La difficoltà che ci accomuna tutti è il fatto che non possiamo, come Maria, attingere alla memoria di un vissuto. Anzi, facciamo fatica a immaginare concretamente gli avvenimenti di allora e le circostanze della crocifissione, a noi tanto estranea. Per questo motivo esistono sussidi devozionali come le meditazioni sulla Via crucis”.

Meditazioni che, però, molto spesso hanno cercato di attualizzare la salita al calvario di Gesù con i drammi dell’umanità contemporanea. Dalla prostituzione alla tossicodipendenza, dalla migrazione alla detenzione, dalla pedofilia al femminicidio, dalla guerra all’orrore dei campi di concentramento fino a ogni forma di violenza, di dolore, di sofferenza e di morte. Con le sue meditazioni monsignor Gänswein ha voluto, invece, rimettere Gesù al centro.

“Con questo prezioso scritto – annota l’autrice della prefazione – ora il fedele segretario di Papa Benedetto XVI ci dona proprio una Via crucis così, illustra ‘Gesù nel suo ultimo viaggio lungo le strade della Terra Santa’ in modo talmente vivido, che si ha l’impressione di essere realmente presenti. Come per gli spettatori della Passione di Mel Gibson, anche in queste pagine rivivono gli avvenimenti di duemila anni fa davanti agli occhi di chi prega, a tal punto che questi si sente trasportato nell’anno 33 dopo Cristo e contemplando la sofferenza di Gesù resta profondamente preso dall’amore di Dio”.

E aggiunge: “Grazie alla possibilità di un simile incontro con l’amore fattosi uomo, il fedele riceve in modo mirabile la forza di aiutare Gesù a portare la croce riconoscendolo anche nei suoi fratelli e sorelle, di non rinnegarlo quando egli stesso viene perseguitato, deriso e oltraggiato a causa del suo nome, di accettare la propria croce e così perseverare fedelmente in quell’amore, che davvero è più forte della morte, fino alla fine”.

Con le sue meditazioni monsignor Gänswein offre al lettore la possibilità di vedere davvero Gesù che viene condotto alla morte in croce, senza essere distratto dagli altri personaggi della Via crucis e senza cedere all’attualizzazione di quell’evento con il quale anche la storia si è dovuta confrontare. Sembra assurdo dirlo, ma capita non di rado che le meditazioni della Via crucis si soffermino su persone e aspetti marginali della vicenda dimenticando l’unico vero protagonista.

L’invito del presule è, dunque, quello di tornare all’essenziale della fede cristiana, fuggendo versioni romanzate o ancora peggio edulcorate del dramma umano che affrontò Gesù nel cammino verso la morte in croce abbandonato da tutti coloro che fino ad allora gli erano stati accanto. Quello di monsignor Gänswein è un suggerimento ancora più prezioso in questa seconda Pasqua segnata dal dramma della pandemia.

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