Un comunicato deflagrante. Zingaretti esplode. Una dichiarazione inattesa e micidiale quella inviata al mondo – via social – dal segretario del Partito Democratico, Nicola Zingaretti. Dopo il trauma, le analisi… sempre che servano a cambiare in positivo le cose, sennò meglio auto-censurarsi, visto che quelle poche righe di comunicato sono un attestato di un moto di rabbia senza barriere, ma ci hanno gettato addosso tensioni e dissapori mai espressi con tanta brutalità. Uso il “noi” anche se, forse oggi, non dovrei… come dico da 13 anni a questa parte, però, questo Pd è casa mia. L’ho pensato, contribuito a fondare, fortemente voluto e sentito come una grande opportunità per il Paese.

Piano piano, ma con sempre maggiore evidenza, si sono fatti largo nella sua vita aspetti deleteri che ho vissuto fin dall’inizio come una minaccia: le divisioni congenite, in virtù degli originali partiti che si sono fusi, Margherita e Democratici di Sinistra, le correnti sempre più forti che come in un vortice ci hanno trascinato giù. Giù, inconsapevoli che la lotta interna per primeggiare si traduce in scarso ascolto esterno e perciò dissuasione al voto, si traduce nel demolire merito e prosciugare energie, alimentando amicalità e familismo, altro male frequente alle nostre latitudini.

Siamo passati attraverso la tragedia dei 101 e abbiamo dovuto osservare, sulla nostra pelle, la demolizione della Riforma costituzionale del 2016, dotata com’era di franchi tiratori ovunque: due esempi che chiamano in causa persone e responsabilità ben diverse, ma sempre appartenenti a correnti del Pd. Non proprio una novità, quella delle correnti, contro la quale mi sono battuta fin da subito da nativa Pd, rifiutando ogni sub-appartenenza, rifiutando da candidata alle primarie del 2012 di costituirne una. Rifiutando – con il solo senatore Sergio Zavoli – di partecipare a qualche assemblea di “parte” dentro il Pd.

E qui torniamo all’oggi, Zingaretti se ne va e sbatte la porta, anzi attende l’esito dell’assemblea Pd o forse ancora sceglie la via del Campidoglio ma, nel frattempo, si considera vittima delle trame, delle correnti appunto. Non credo si potesse scegliere una forma (comunicativa) più efficace ad aggravare la situazione politica del Partito Democratico, lo dico con la morte nel cuore, penso che nessuno potesse immaginare di peggio.

Rimasto immobile per due anni, tiranneggiato evidentemente dalle prepotenti correnti, cosa ha fatto Zingaretti per esprimere una leadership senza cedere alle loro lusinghe o pressioni, cadere nei loro tranelli, insomma organizzare finalmente il Partito Democratico come ciascuno di noi, nativi e appassionati militanti, vorrebbe? Temo ben poco. Forse nulla.

Ha saputo ascoltare ciò che si vuole, ciò che dicono gli amministratori, ciò che sta accadendo nel nord del Paese? Qui nel nord-est per esempio abbiamo avuto Zingaretti nell’ormai lontano marzo del 2019, per fare da sponsor, non una cosa esattamente “unitaria”, né rispettosa delle risorse umane in campo nella battaglia elettorale, tantomeno capace di mettersi in sintonia con un territorio produttivo e ricco di volontariato, visto che da segretario nazionale è venuto a sostenere un solo competitore Pd in campo, rispetto ai quattro esistenti. Un unicum anche per la stampa, mai vista una cosa del genere dall’inizio della Repubblica, il Segretario s’era dimenticato di guidare un intero Partito, non la sua vincente corrente, ma il Pd… un penoso incidente.

“Caro Segretario, penso che tu sia comprensibilmente stanco, è molto faticoso guidare un partito tanto rilevante a livello politico italiano, che penso rinasca solo con una vera capacità di ascolto – anche di quel nord troppo facilmente dimenticato – e necessiti di quell’energia coraggiosa capace di rovesciare il sistema di ‘aree’ senza anima, che non vedo neppure in questo tuo sfogo finale”.

Umana la denuncia ma tardiva, contraddittoria rispetto all’esempio dato e sbagliata nella forma. Solo con questo ascolto e questo rispetto di tutti, senza infingimenti e fazioni, potremo nutrire il Partito Democratico recuperando lo spazio che merita nel panorama politico nazionale. O non sarà, e sarà declino anche dell’unica area in cui mi riconosco, quella del centro sinistra italiano.

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