“Se bastasse una sola canzone…” cantava Eros Ramazzotti, A volte può bastare una sola canzone, se non “a convincere gli altri”, almeno a mettere sul verso giusto una serata del festival particolarmente delicata, quella che arriva dopo il vistoso calo di ascolti del giorno prima. La canzone è ovviamente 4 marzo 1943 di Lucio Dalla ed era prevedibile che fosse in scaletta vista la coincidenza della data. Ma la cosa bella è stato il modo diretto, quasi improvviso con cui è andata in scena, senza fronzoli, senza chiacchiere retoriche.

Poi il resto lo ha fatto la bravura dei Negramaro. Un’interpretazione di Dalla (e anche di Modugno) così coinvolgente da riuscire a dare una scossa anche alla regia che si è finalmente decisa a regalarci qualche movimento di macchina, invece che esaurire il suo compito con gli spari di luci. Poi, si sa, chi ben comincia… E così la sera è filata via liscia al punto che oggi non segnaliamo i cattivi: tutti migliori, come nel governo Draghi.

D’altronde è abbastanza facile avendo a disposizione 26 canzoni famose, cantanti bravi, musicisti entusiasti e, di conseguenza, la possibilità di mettere davvero al centro dello spettacolo la musica, usando gli altri elementi come contorno e lasciando persino Fiorello a fare panchina (come non ha mancato di farci notare).

Ma se nella serata dei migliori devo trovare qualcosa che spicca, corro il rischio della possibile accusa di partigianeria e scelgo un pezzo della performance di Zlatan. Attenzione: non parlo della sua sorprendente capacità di recitare la parte del prepotente antipatico (forse gli viene naturale), neppure del racconto dell’amicizia con Mihajlovic o dell’affettuoso rapporto con il giovane Donato Grande. Neppure della performance canora del gruppo Abbadeus (definizione geniale inventata lì per lì da Fiorello), in cui peraltro Sinisa si è rivelato più bravo e Zlatan un po’ intimidito. Parlo del racconto dell’arrivo all’Ariston in ritardo a causa dell’ingorgo autostradale e del miracoloso intervento di un giovane motociclista che ha raccolto Ibra e lo ha portato a Sanremo.

Tradizionalmente, nel passato, i grandi ospiti del festival sbarcavano all’aeroporto di Nizza, si trasferivano nel loro albergo a Montecarlo in elicottero e raggiungevano Sanremo in limousine. In questa annata così particolare, la storia di un ospite atteso che arriva in ritardo non certo per un vezzo divistico, trafelato e infreddolito dopo aver fatto 60 chilometri sulla moto di uno sconosciuto soccorritore, è un coup de theatre che da solo varrebbe il prezzo del biglietto della serata. Se ci fossero i biglietti della serata…

Un’ultima piccola cosa: il gioco di Fiorello con le parole delle canzoni di Morandi sulle note di quelle di Ranieri e viceversa, ulteriore variazione di un suo cavallo di battaglia, sarà giudicato ripetitivo, prevedibile, provinciale da tanti critici e dagli snob del famoso hashtag, ma io mi sono divertito da matti. Che ci volte fare…

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