Chi lo ha conosciuto esclude che possa trattarsi di roba ‘pesante’. Parliamo dell’Archivio di Stefano Delle Chiaie, fascista in fasce, iscritto alla sezione romana dell’Msi dell’Appio Tuscolano a quattordici, poi leader di Avanguardia Nazionale, movimento nato nel 1960 e subito avvezzo all’uso del manganello, sciolto nel ’76 ma mai morto.

Più di venti faldoni trovati durante una indagine nella capitale appartengono proprio a lui: al golpista che organizzò nel dicembre del ’70 l’assalto al Viminale, mai punito insieme ai suoi numerosi e importanti complici; al fascista che è andato a braccetto per una vita con le nostre spie più paciose e con quelle più efferate dei paesi sudamericani dando la caccia ai partigiani resistenti a quelle spietate dittature; all’uomo che troneggiava all’hotel Parco dei Principi nel 1965, in quel famigerato Convegno nel quale un pezzo di Stato, militari e i servizi di sicurezza, si alleò con le organizzazioni fasciste per avviare la strategia della tensione, il boicottaggio violento e permanente di ogni progresso politico e sociale.

Cosa potrebbe esserci in quelle centinaia di carte trovate dalla Digos romana? Vedremo presto i risultati del loro esame – il fascicolo è nelle mani del pm Eugenio Albamonte. Tutto è cominciato nel corso della perquisizione in un appartamento di Cinecittà, occupato abusivamente e di proprietà del Comune di Roma, dove si sospetta che l’associazione culturale ”Socialis’‘ non si preoccupi tanto della cultura quanto di raccogliere l’eredità politica di Avanguardia Nazionale.

Circa 500 persone attive attorno ad un progetto di riorganizzazione di quel movimento squadrista, brutale nelle parole e nei fatti, i cui uomini erano legati all’Arma dei Carabinieri che li usava nella cosiddetta “protezione civile” (così è scritto nelle carte dell’Ufficio Affari Riservati trovate dall’allora Giudice istruttore Carlo Mastelloni).

La vicenda inquieta soprattutto perché dimostra ancora una volta quanto siano attive le reti neofasciste e quanto c’è da fare per evitare un loro radicamento, quanto poco è stato fatto sul piano delle investigazioni ma anche della politica che spesso pare aver dimenticato il senso dell’antifascismo.

Gli esiti dell’inchiesta potrebbero infine essere interessanti per quelle carte, tra cui anche numerose pagine manoscritte di Stefano Delle Chiaie, insieme a manifesti, volantini, pizzini, pare anche – ma è da confermare – note dei servizi segreti e atti relativi a processi come quello sulla Strage di Bologna, sul Golpe Borghese e sull’attentato di Piazza Fontana. E ancora scritti legati a personaggi dell’estremismo di destra come un ”fascicolo Valerio Fioravanti scritto da Stefano Delle Chiaie”, appunti sui Nar, pagine dattiloscritte su Gelli-P2, tra gli oggetti trovati anche un quadro e un calendario del Duce.

Ma non facciamoci troppo affidamento: uno come Delle Chiaie sapeva conservare i segreti, difficilmente avrebbe lasciato ad un militante qualsiasi qualche traccia utile per capire quanto siano state sporche le mani degli avanguardisti come lui.

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