Adesso basta con questo imbroglio per cui tutti, anche se sono i peggiori inquinatori, diventano di colpo così verdi che più verdi non si può. La parola magica che lo consente è “sostenibile”. Ormai è tutto “sostenibile”: le auto, l’agricoltura, la pesca, la finanza, la moda…. e chi più ne ha più ne metta. Ma, se poi andiamo a vedere, si tratta quasi sempre di apparenza o di minime ed irrilevanti modifiche palesemente finalizzate ad aumentare vendite, consumi e profitti, senza intaccare realmente l’attuale modello di sviluppo i cui effetti stiamo duramente pagando in termini di salute e di qualità della vita.

Esattamente il contrario della sostenibilità, definita durante la prima Conferenza Onu sull’ambiente del 1992, sulla scia del rapporto Brundtland del 1987, quando ormai la scarsità delle risorse e l’inquinamento iniziavano a farsi sentire nella nostra vita quotidiana, come “condizione di un modello di sviluppo in grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri”. Con la conseguenza che può dirsi sostenibile solo una crescita economica che migliora la qualità della vita nel rispetto dell’ecosistema e dell’economia circolare (altro termine di cui si abusa ad arte), non produce scarti o rifiuti non necessari, e cerca di riutilizzare costantemente le risorse, senza sfruttarne di nuove.

In altri termini, come dice la Commissione Ue, “lo sviluppo sostenibile riguarda il miglioramento del tenore di vita delle persone dando loro reali possibilità di scelta, creando un contesto favorevole, diffondendo la conoscenza e migliorando l’informazione. In questo modo dovremmo creare le condizioni per ‘vivere bene entro i limiti del nostro pianeta’ grazie all’uso più intelligente delle risorse e a un’economia moderna al servizio della nostra salute e del nostro benessere”; riducendo al più presto la nostra dipendenza dalle risorse non rinnovabili.

Con la consapevolezza, quindi, che le problematiche ambientali non possono essere risolte soltanto con le politiche ambientali se quelle economiche continuano a promuovere i combustibili fossili, l’impiego inefficiente delle risorse oppure modelli di produzione e consumo non sostenibili.

Come si legge nell’Enciclica “Laudato si’”, “è realistico aspettarsi che chi è ossessionato dalla massimizzazione dei profitti si fermi a pensare agli effetti ambientali che lascerà alle prossime generazioni? All’interno dello schema della rendita non c’è posto per pensare ai ritmi della natura, ai suoi tempi di degradazione e di rigenerazione, e alla complessità degli ecosistemi che possono essere gravemente alterati dall’intervento umano”. E neppure alla qualità della vita umana.

E invece oggi, in un mondo ridotto in buona parte, – attraverso social, “like”, influencer e pubblicità -, a consumatori in batteria, la “sostenibilità” viene spesso addirittura utilizzata per creare nuovi bisogni, certamente non calibrati per soddisfare le vere esigenze dell’uomo e dell’ambiente ma, come sempre, per procurare a pochi il massimo del profitto. Magari con una spolverata di verde. In un paese, peraltro, che, nella stessa logica, si proclama all’avanguardia per economia circolare, citando dati che troppo spesso si rivelano totalmente inesatti di fronte ad una realtà dove ogni giorno aumentano discariche abusive, illegali smaltimenti e traffici illeciti di rifiuti; spesso con la sapiente regia della mafia e della camorra, come di recente documentato dalla Direzione Nazionale antimafia.

Prendiamo l’esempio delle auto elettriche che, ormai, tutte le case automobilistiche ci propongono entusiasticamente in nome della “sostenibilità”. Certo, inquinano meno ma sono veramente il simbolo della sostenibilità di oggi e di domani se, per costruirle, continuiamo a consumare nuove risorse naturali (con nuovi rifiuti), se per farle camminare utilizziamo l’energia da fonti fossili, se le batterie esaurite aumentano i rifiuti pericolosi ecc.?

E siamo certi che il mondo che vogliamo per i nostri figli continui a vederci, ciascuno isolato nella sua bella macchina elettrica, nelle nostre città, in mezzo al solito traffico bestiale, fermi ai semafori pronti a partire prima del nostro vicino? O forse non è più sostenibile, anche in termini di sostenibilità sociale e di qualità della vita, favorire un trasporto pubblico efficiente e non inquinante dove la gente si incontra e, magari, smette di guardare il cellulare e guarda i suoi vicini?

Il vero dramma della “sostenibilità” è tutto qui. Siamo noi, per primi, che dobbiamo diventare “sostenibili”, ragionando con la nostra testa.

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