“Un po’ di umanità, sono qua per altre cose, ho un avvocato, parlate con lui”. Non ha detto altro Michele Scillieri, uno dei commercialisti della Lega arrestati nell’inchiesta milanese sul caso Lombardia Film Commission, prima di entrare in tribunale a Milano per partecipare come consulente-testimone a un processo per bancarotta. Solo pochi giorni fa il professionista ha patteggiato 3 anni e 4 mesi e un risarcimento da 83mila euro per il caso Lfc, ma su questo non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Ancora ai domiciliari, è stato convocato in udienza davanti alla seconda penale (presidente del collegio Nicola Clivio), nella quale dovrà testimoniare perché è stato curatore fallimentare dopo la bancarotta di una società (in aula il pm Francesca Crupi a rappresentare l’accusa nei confronti di un imputato).

Scillieri è considerato dai pm milanesi una figura chiave nell’affare del capannone di Cormano che secondo la procura di Milano è stato venduto al doppio del prezzo – 800mila euro – alla Lombardia Film Commission. Ente della regione all’epoca dei fatti era guidato da Alberto Di Rubba, insieme a Andrea Manzoni commercialista di fiducia del Carroccio: entrambi erano revisori contabili del gruppo parlamentare al Senato e alla Camera. Dopo gli arresti Scillieri era stato interrogato. Il professionista considerava la vendita dell’immobile, da ristrutturare e con il tetto in amianto, “una porcheria”. “Hanno inventato che costava il doppio“ diceva intercettato. Il commercialista era finito agli arresti domiciliari lo scorso 11 settembre insieme a Di Rubba, Manzoni e Barbarossa. Anche Luca Sostegni, il primo a finire nel mirino della procura e considerato un prestanome, ha patteggiato 4 anni e 10 mesi. Per Di Rubba, Manzoni e per l’imprenditore Francesco Barachetti il gip ha disposto il giudizio immediato.

Resta in piedi, intanto, il filone dell’inchiesta sui presunti fondi neri del Carroccio. Proprio Scillieri, interrogato più volte dal procuratore aggiunto Eugenio Fusco e dal pm Stefano Civardi dopo l’arresto, ha raccontato che Di Rubba e Manzoni avrebbero fatto “girare” le finanze della Lega. A verbale ha parlato anche di soldi arrivati, attraverso presunte fatture false come ‘pezze’ giustificative, a professionisti e imprese ‘fedeli’ al partito, al quale, poi, avrebbero “retrocesso” percentuali degli incassi fino “al 15%”. Una ricostruzione che ha portato all’ipotesi investigativa di presunti finanziamenti illeciti, ancora da verificare. Sempre negli interrogatori il professionista ha riferito di un piano che prevedeva “la creazione delle associazioni regionali e provinciali per impedire l’aggressione del patrimonio della Lega” e la gestione di sette società, ciascuna delle quali “aveva in dote 1 milione” in Lussemburgo, affidata a Di Rubba e Manzoni e – riferiscono i pm – almeno una di queste anche a Giulio Centemero (non indagato).

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