Il favorito è Lamberto Giannini, considerato un fedelissimo di Franco Gabrielli, ma nel toto nomi ci sono anche altri profili. Nelle prossime ore il governo nominerà il nuovo capo della Polizia. Si va verso un Consiglio dei ministri nella mattinata di giovedì, verosimilmente alle 9, ma l’appuntamento potrebbe pure slittare a venerdì. Non c’è ancora nulla di ufficiale ma fonti dell’esecutivo fanno sapere che all’ordine del giorno ci sarà proprio la nomina del nuovo capo della Polizia, dopo che Gabrielli è stato scelto da Mario Draghi come sottosegretario con delega ai servizi segreti. Va letto proprio in questa direzione l’incontro avuto nel pomeriggio tra il premier e lo stesso Gabrielli a Palazzo Chigi.

Il primo nome in pole position per guidare la Polizia, infatti, è quello del prefetto Giannini, nominato solo nel dicembre scorso capo segreteria del dipartimento di pubblica sicurezza dalla ministra Luciana Lamorgese. Il capo della Polizia, infatti, viene nominato su proposta del ministero degli Interni. Esperto di antiterrorismo, in polizia dal 1989, Giannini ha guidato le operazioni che portarono agli arresti dei responsabili degli omicidi di Massimo D’Antona e Marco Biagi, nei primi anni 2000. Nel 2015, invece, coordinò la localizzazione e il fermo a Roma di uno dei foreign fighters che tentò di farsi esplodere nella metropolitana di Londra.

Nonostante sia il favorito, quello di Giannini non è l’unico nome che gira per sostituire Gabrielli. Si parla anche di una possibilità per Vittorio Rizzi, attuale vice capo della Polizia e numero uno della Direzione centrale Anticrimine. È lo stesso investigatore scelto da Lamorgese per guidare l’Organismo Permanente di Monitoraggio presso la Direzione Centrale della Polizia Criminale, cioè la task force per contrastare eventuali infiltrazioni mafiose nel mondo dell’economia durante l’emergenza coronavirus.

Ha una grande esperienza nelle indagini sulle mafie pure Francesco Messina, dirigente centrale dell’Anticrimine. Apprezzato investigatore alla Dia di Milano negli anni ’90, poi capo della Mobile nello stesso capoluogo lombardo, a Brescia e a Reggio Calabria, ha guidato le questure di Varese, Caserta e Torino ed è stato il capo dei servizi segreti a Palermo. Messina è l’autore di un’informativa datata 4 novembre del 1996 in cui si riportavano le confidenze raccolte da una fonte (molti anni dopo identificata in Salvatore Baiardo, l’uomo che curava la latitanza dei fratelli Graviano) in cui per la prima volta si parlava dei legami tra gli stessi Graviano e Marcello Dell’Utri, all’epoca potentissimo senatore di Forza Italia. A quell’informativa, potenzialmente esplosiva, non seguì mai alcuna delega d’indagine da parte dell’autorità giudiziaria.

Nella corsa alla successione di Gabrielli, poi, i bene informati inseriscono pure Matteo Piantedosi, attuale prefetto di Roma e capo di gabinetto del Viminale quando il ministro era Matteo Salvini. Proprio il leader della Lega, nei giorni scorsi, aveva sostenuto di “poter partecipare alla scelta del nuovo capo della Polizia col sottosegretario Molteni”. Secca la replica di Enrico Borghi del Pd ed Elio Vito di Forza Italia, entrambi parlamentare del Copasir: “Il Capo della Polizia è infatti nominato secondo la legge con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta di esclusiva competenza del Ministro dell’Interno. Non è previsto che possano esercitare alcun ruolo nella nomina i sottosegretari o tantomeno i partiti. Ma siamo certi che l’ex Ministro dell’Interno Salvini lo sappia e che per questo le sue parole siano state male interpretate”.

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