Eccoci qui. I contagi e i ricoveri in terapia intensiva stanno risalendo. I trend temporali di regioni come la Lombardia, l’Emilia Romagna, il Veneto e la Campania parlano chiaro. Un film già visto? Dicesi “terza ondata“, un fenomeno non solo prevedibile, ma previsto. Senza un piano tamponi e tracciamenti tempestivi con tecnologie di sorveglianza epidemiologica (le 4T), o una strategia “Zero-Covid” o “Maximum Suppression Strategy” o come preferite chiamarle, affronteremo la terza battaglia della guerra contro il Covid-19 senza sapere dov’è il nemico.

Non perché il Covid-19 sia invisibile, ma perché siamo un paese cieco. O forse accecato da illusioni, disinformazioni ed evidenze basate su opinioni.

In questo articolo su Nature, si esamina il ruolo (fallimentare) del Comitato Tecnico Scientifico (Cts) nella gestione epidemiologica e preventiva della pandemia. Nell’editoriale si sottolinea un fatto che sappiamo fin troppo bene: il Cts ha ignorato tutte le proposte di potenziamento delle capacità diagnostiche e preventive esplicitate in diverse lettere e appelli da parte di centinaia di esperti e ricercatori da tutta Italia. A questo link trovate un appello a rafforzare le capacità di testing, pubblicato sulla pagina web dell’Istituto Europeo Oncologico. E poi ricordate il piano Crisanti cestinato senza commenti? E le proposte del coordinatore di Lettera 150 sottoscritte da centinaia di accademici Italiani?

Non so se qualcuno ha provato a fare delle analisi sul tema, ma la fatica da pandemia potrebbe essere fortemente correlata con l’ignoranza in prevenzione e salute pubblica – proprio perché avremmo faticato meno anche da un punto di vista psicologico se avessimo adottato le stesse strategie di paesi come Taiwan, Vietnam, Nuova Zelanda, Norvegia, Australia, Corea del Sud, Cina e Singapore. Lo sappiamo da marzo 2020 che queste strategie funzionano proprio perché la pandemia va combattuta sul territorio. E infatti è da marzo 2020 che ripetiamo gli stessi appelli. Caduti nel vuoto. A proposito, provate a verificare se nei settori scientifico-disciplinari delle Università italiane ne trovate uno dedicato all’epidemiologia, politiche della salute, determinanti della salute globale o alla prevenzione. Cercato bene?

È inutile scandalizzarsi. Se queste discipline in Italia sono sempre state trattate come “cenerentole”, quali competenze vi aspettate possa avere un Cts che dovrebbe governare una pandemia che richiede competenze in epidemiologia, politiche della salute, determinanti della salute globale e prevenzione? Forse sarebbe meglio domandarsi quali interessi e dinamiche di potere sono alla base della decisione di non offrire spazio a questi temi nei settori scientifico-disciplinari. Nel mondo dell’Università italiana si è così abituati a difendere solo ed esclusivamente gli interessi del proprio settore che alcune discipline in grado di salvare migliaia di vite umane e l’economia sono state totalmente dimenticate.

Si sentono numerosi appelli alla multidisciplinarietà, ma poi, quando è ora di reperire fondi, reclutare ricercatori, promuovere professori e prendere decisioni importanti, si usa sempre lo stesso approccio: la difesa a spada tratta degli interessi della propria disciplina. Sono il potere, i finanziamenti (pubblici e privati) e la carriera che interessano di più. Molto di più di salvare vite umane e promuovere la salute pubblica.

D’altra parte, che potere pensate di acquisire e che carriera credete di poter fare promuovendo l’importanza di materie come la prevenzione e la salute globale in un paese che invoca queste discipline per lo più solo a parole, per scopi manipolativi e d’immagine? E se per far carriera avete dovuto fare i servi, ed è così che siete diventati padroni, che motivazione potreste mai avere a smettere di premiare i servi, ora che siete diventati baroni? Insomma, prendersela con il Cts sarebbe futile, forse inutile. L’assenza di solide competenze in epidemiologia, politiche della salute, salute globale e prevenzione nel Cts è solo uno dei sintomi di una malattia cronico-degenerativa del potere che ha reso cieco il nostro paese.

Non facciamoci illusioni. Neppure il sacrificio di quasi centomila persone basterà a convincere i malati di psicopatologia del potere a priorizzare il bene comune per “salvare” la vita a migliaia di persone e l’economia del nostro paese. Non torneremo alla normalità: non solo perché non siamo mai stati normali, ma anche perché l’anormalità non è mai stata percepita come un problema.

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