Parchi chiusi e divieto di mangiare e bere all’aperto: a Brescia il moltiplicarsi dei contagi da coronavirus e la presenza delle varianti impongono un’ulteriore stretta nel fine settimana. Nonostante sia già in vigore la zona arancione “rafforzata”, con la chiusura anche delle scuole, il sindaco Emilio Del Bono ha voluto inasprire ulteriormente le misure per evitare assembramenti negli spazi aperti al pubblico: “A Brescia città sono segnalati 1.276 positivi in isolamento obbligatorio e 403 in isolamento fiduciario: nonostante in termini assoluti siamo sotto l’1%, è preoccupante perché nell’ultima settimana abbiamo avuto una crescita di 200 positivi ed è per questo che le misure precauzionali sono importantissime. Questa crescita va interrotta“, ha spiegato in conferenza stampa presentando le ordinanze comunali.

La prima ordinanza introduce da sabato “il divieto di consumare in qualunque forma cibo e bevande nei luoghi pubblici e in quelli privati a uso pubblico dalle 10 fino alle 22” con una sanzione per gli inadempienti “prevista dal dpcm, che va da 400 a 3mila euro“. La decisione, ha spiegato il primo cittadino, nasce per colpire in particolare gli assembramenti dei più giovani. La seconda ordinanza invece riguarda la chiusura dei parchi principali della città nelle giornate di sabato e domenica: la chiusura, ha precisato Del Bono, parte dalle 20 di venerdì sera fino alle 7 di lunedì. A chiudere saranno i parchi più frequentati dai cittadini, specie nelle giornate di bel tempo, tra cui il parco Castelli e il parco Campo Marte.

Al boom di positivi nel Bresciano si aggiunge la situazione critica negli ospedali. Il direttore sanitario dell’azienda ospedaliera Papa Giovanni XXIII di Bergamo, Fabio Pezzoli, ha spiegato oggi che “gli ospedali bresciani sono vicini al collasso e stanno mandando alcuni pazienti in altre strutture”. Cristina Mascheroni, presidente Aaroi-Emac Lombardia (Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani), riferisce al Corriere della Sera che da Brescia e dalla Franciacorta sono già stati mandati una decina di pazienti anche all’ospedale in Fiera di Milano, perché nella città capoluogo di provincia le due terapia intensive sono già piene.

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