Uno organizzava flash mob per una violenza sessuale in spiaggia urlando al “bastardo irregolare” che si è poi rivelato innocente. L’altra mise un like al commento di un utente su Facebook che recitava così: “La prima casa agli italiani, agli altri un forno gli darei” e una volta, mentre viaggiava in treno, ci tenne a sottolineare di essere “l’unica italiana in un vagone pieno di stranieri, tutti di colore. Tutti sprovvisti di biglietto”. Adesso il primo, Rossano Sasso, sarà sottosegretario all’Istruzione, mentre la seconda, Stefania Pucciarelli, rivestirà lo stesso ruolo al ministero alla Difesa. Entrambi in quota Lega.

Pucciarelli, dai like per i “forni” alle ruspe per i rom – La senatrice Pucciarelli finì già al centro delle polemiche quando durante il Conte 1 venne scelta come presidente della Commissione diritti umani. Una settimana prima sulla sua pagina Facebook aveva pubblicato la foto di una ruspa che distruggeva un campo nomadi a Castelnuovo Magra (La Spezia) accompagnata dalla scritta: “Un altro passo avanti per ristabilire la legalità”. A giugno 2017 l’avevano beccata a mettere un “mi piace” al commento di un utente su Facebook: “La prima casa agli italiani, agli altri un forno gli darei”. E fu costretta a scusarsi. La sua nomina, nel novembre 2018, aveva scatenato le critiche di parte delle opposizioni: “inadatta” per Laura Boldrini, “un grave errore” secondo le senatrici Pd e “una provocazione” ad avviso del presidente di Equality Italia. Un anno più tardi, Pucciarelli era di nuovo incappata in una delle sue invettive. Diffuse sulla pagina Facebook un video in cui raccontava il suo viaggio in treno da La Spezia a Torino, accompagnandolo dal messaggio: “Unica italiana in un vagone di stranieri privi di biglietto. Grazie Pd. Grazie Renzi. E ora grazie a Giuseppi e ai 5S”. Adesso è in un governo con dem, renziani e grillini.

Sasso, dalla bandiera cancellata agli insulti al migrante innocente – Molti ricorderanno invece Sasso per un fotoritocco che fece arrabbiare perfino Bobo Maroni. Il deputato barese, neo sottosegretario all’Istruzione, era stato immortalato mentre sfilava verso piazza Duomo a Milano per il comizio di Matteo Salvini. Dietro altri manifestanti e bandiere. Compresa una, chiarissima: “Prima il Nord”. Sasso, barese e candidato in collegi del Mezzogiorno, la postò sui social. Poi si accorse della scritta verde su sfondo bianco, inequivocabile messaggio del leghismo che fu, e corse ai ripari cancellando lo scatto e riproponendolo dopo un passaggio su Photoshop che permise di cancellare quel “Prima il Nord” che cozzava con le sue origini e rischiava di diventare un boomerang di fronte al suo elettorato di riferimento, quello pugliese. L’ex presidente della Regione Lombardia non la prese benissimo: “La gloriosa storia della Lega Nord non può finire così. E non finirà”, fu il suo commento tranchant. Intanto Sasso, che è stato ancora coordinatore della Lega in Puglia per 3 anni, di carriera ne ha fatta. La svista non ha fermato la sua corsa verso la Camera e adesso, entrato nell’inner circle di Salvini, diventa uomo di governo. Oltre alla scuola, tra i suoi temi più battuti c’è la lotta all’immigrazione. Con alcuni scivoloni imbarazzanti. Come il flash mob organizzato nell’estate 2018 tra i lidi di Castellaneta Marina, in provincia di Taranto, dopo l’arresto di un migrante marocchino di 31 anni, accusato di aver violentato una 17enne. Sasso mise insieme un po’ di leghisti del Sud e, bandiere salviniane in mano, definì l’uomo un “bastardo irregolare sul nostro territorio”. Cinque mesi dopo il tribunale di Taranto fece luce sulla vicenda: Mohamed Chajar non aveva commesso alcuna violenza nei confronti della 17enne. Il collegio, composto da sole giudici donne, lo assolse con formula piena, aderendo alla richiesta del pubblico ministero. Nel corso del processo erano infatti emerse contraddizioni nelle dichiarazioni della minorenne e del suo fidanzato, che rischiarono anche l’incriminazione per calunnia e falsa testimonianza. Il giovane migrante si era sempre difeso sostenendo di aver solo aiutato la ragazza perché in difficoltà dopo una sbronza, cercando di farla rinvenire con dell’acqua di mare gettata sul viso, sollevandole le gambe. Il flash mob di Sasso era ormai bello e finito, le scuse invece non sono mai pervenute.

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