Fausto Gresini è morto per Covid. L’ex pilota compiuto 60 anni lo scorso 23 gennaio, quando era già ricoverato all’ospedale Maggiore di Bologna dopo aver contratto il coronavirus. A dare la notizia, il team da lui fondato e di cui era anche il manager: “La notizia che non avremmo mai voluto dare, e che purtroppo siamo costretti a condividere con tutti voi”, si legge nella nota del Gresini Team. “Dopo quasi due mesi di lotta contro il Covid – scrive ancora il team – Fausto Gresini è purtroppo scomparso, pochi giorni dopo aver compiuto 60 anni. Ciao Fausto”.

Le sue condizioni erano migliorate in diverse occasioni, senza tuttavia portare a una guarigione, e negli scorsi giorni è stato attaccato a un respiratore meccanico e indotto al coma farmacologico. Già sabato il suo team parlava di “perdurare di grave insufficienza respiratoria” e di “complicanze che rendono il quadro clinico critico”. Lunedì sera si era diffusa la notizia del suo decesso, poi smentita dalla famiglia e dallo stesso team. “Un componente molto amato della famiglia MotoGp ci ha tristemente lasciato”, il saluto in una nota della MotoGp. “È stato un collega di tanti, un amico di tutti e ci mancherà moltissimo. I nostri pensieri vanno alla sua famiglia e ai suoi cari. Riposa in pace Fausto”, si legge nel messaggio d’addio.

Nato il 23 gennaio 1961 a Imola, Gresini esordì nel motomondiale partecipando al Gp delle Nazioni nel 1982, che però non concluse a causa di un ritiro. Dopo essere passato dall’MbA alla Garelli, nel 1983 vinse il suo primo Gran Premio in Svezia. Ma fu solo nel 1985 che arrivò il suo primo titolo mondiale: tre vittorie (in Austria, Belgio e San Marino), cinque pole position e 109 punti conquistati. L’anno seguente si aggiudicò quattro GP (in Spagna, Europa, Svezia e Germania), ma fu superato di sole 12 lunghezze da Luca Cadalora, che si laureò campione del mondo. Nel 1987, la stagione più esaltante, con il trionfo in dieci delle undici gare in calendario e la riconquista del titolo 125.

Nel 1988 un infortunio lo tenne lontano dalle piste. Poco dopo la fine della stagione maturò il divorzio dalla Garelli: passò all’Aprilia per poi approdare a fine carriera alla Honda. Ed è qui che conobbe il compagno di squadra Loris Capirossi, facendogli da secondo e aiutandolo a imporsi sulla scena, tanto che proprio quell’anno Capirossi vinse il suo primo mondiale. Le sue ultime due stagioni da pilota (1993 e 1994), disputate sempre con la Honda e sempre in 125, videro un Gresini sempre fuori dal podio. Poco prima dell’inizio della stagione 1995 annunciò il suo ritiro dall’agonismo, ma restò nel mondo del motorsport fondando, nel 1987, la scuderia che porta il suo nome e che tuttora gareggia nel motomondiale.

Il team Gresini si è aggiudicato il titolo iridato nella 250 con il giapponese Kato (2001), gli spagnoli Elias in Moto2 (2010) e Martin in Moto3 (2018). Proprio Kato perse la vita nell’aprile 2003, dopo due settimane di coma, in seguito a una caduta a Suzuka. Nel 2011, il team viene colpito da un altro lutto: la morte di Marco Simoncelli in seguito a un grave incidente durante il Gp della Malesia. “Ho perso due piloti. Non è stata facile nemmeno la mia carriera da team manager. Non è mai semplice venire fuori da queste situazioni”, commentò in un’intervista Gresini. Il team ha messo in bacheca anche un titolo MotoE, vinto con Matteo Ferrari nel 2019. La scuderia ha gareggiato nella MotoGp dal 2002 al 2020 (fino al 2014 con la Honda, dal 2015 con l’Aprilia). Nel 2004 e nel 2005 le stagioni migliori, chiuse al secondo e terzo posto rispettivamente con Sete Gibernau e Marco Melandri.

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