Eni, decima compagnia petrolifera al mondo per fatturato e secondo gruppo italiano per valore di borsa, ha chiuso il 2020 con un rosso di 740 milioni di euro contro profitti per quasi 3 miliardi che avevano caratterizzato il 2019. L’anno è stato difficile per tutti i big del settore con consumi in drastico calo a causa della pandemia e prezzi del greggio sotto i 40 dollari al barile per buona parte dell’anno. La produzione di greggio è stata di 1,7 milioni di barili al giorno, il 7% in meno del 2019. Al lordo di componenti straordinarie il passivo sarebbe di 8 miliardi di euro.

L’ultimo trimestre dell’anno si è però caratterizzato per un risultato migliore delle attese (66 milioni di euro di utili, a fronte di una previsione di 40 milioni di perdite). Eni ha confermato il dividendo 2020 (in distribuzione nei prossimi mesi) a 36 centesimi per azione. Una buona fetta finirà nelle casse del Tesoro, azionista del gruppo al 30%. I dati sono stati accolti senza particolari sussulti in Borsa, dove il titolo della compagnia perde circa lo 0,5%.

“Nell’anno più difficile nella storia dell’industria energetica, Eni ha dato prova di grande forza e flessibilità, rispondendo con prontezza allo straordinario contesto di crisi e progredendo nel processo irreversibile di transizione energetica”, ha affermato l’ad dell’Eni Claudio Descalzi nella nota sui risultati del 2020, sottolineando che “in pochi mesi abbiamo rivisto il nostro programma di spesa e minimizzato l’impatto sulla cassa della caduta del prezzo del greggio, aumentato la nostra liquidità e difeso la nostra solidità patrimoniale”. “I risultati del quarto trimestre, con un prezzo del Brent a 44 dollari al barile sostanzialmente stabile rispetto al trimestre precedente, superano le aspettative del mercato a livello di utile operativo ed utile netto, e confermano la generazione di cassa operativa e l’efficacia della nostra azione di risposta alla crisi”, aggiunge Descalzi.

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