I dati delle ultime settimane parlano chiaro: i nuovi contagi non accennano a diminuire. Anzi, in 17 province sono in aumento del 5%, favoriti “dalla circolazione delle nuove varianti“. Lo sostiene fondazione Gimbe nel suo consueto report settimanale, avvertendo che le misure attuali “sono insufficienti per piegare la curva”. Il monitoraggio indipendente condotto dall’istituto guidato da Nino Cartabellotta conferma, nella settimana 10-16 febbraio 2021, un numero stabile di nuovi casi rispetto a 7 giorni fa (84.272 vs 84.711). Scendono i casi attualmente positivi (393.686 vs 413.967), le persone in isolamento domiciliare (373.149 vs 392.312), i ricoveri con sintomi (18.463 vs 19.512), le terapie intensive (2.074 vs 2.143) e i decessi (2.169 vs 2.658). Agenas conferma i miglioramenti negli ospedali (Ti occupate al 23% a livello nazionale), ma segnala il boom in Umbria, dovei posti letto sono pieni al 59% anche a causa delle varianti. Secondo Cartabellotta, “se il nuovo esecutivo manterrà la strategia di mitigazione” basata sul sistema dei colori “con il solo obiettivo di contenere il sovraccarico degli ospedali, bisogna accettare lo sfiancante stop&go degli ultimi mesi almeno per tutto il 2021. Se invece intende perseguire l’obiettivo europeo zero-Covid”, bisogna “abbattere la curva dei contagi con un lockdown rigoroso di 2-3 settimane al fine di riprendere il tracciamento, allentare la pressione sul sistema sanitario, accelerare le vaccinazioni e contenere l’emergenza varianti”.

Il punto sui vaccini – Sul fronte della campagna di somministrazione, infatti, Gimbe rileva che al 17 febbraio sono state consegnate alle Regioni 4,07 milioni di dosi, pari al 31,8% dei 12,8 milioni attesi per il primo trimestre 2021. Si tratta del 44,7% di quelle annunciate da Pfizer, il 18,4% dello stock da 1,3 milioni previsto da Moderna e di 542mila dosi su 4,2 milioni (13%) di Astrazeneca. Peraltro, se da un lato vengono correttamente accantonate le dosi per il richiamo – puntualizza Cartabellotta – “dall’altro nell’ultima settimana si rileva un rallentamento delle somministrazioni di quasi il 30%, possibile spia di difficoltà organizzative della campagna vaccinale fuori da ospedali e Rsa”. Il 66% delle dosi è stato somministrato a “operatori sanitari e sociosanitari”, il 19% a “personale non sanitario”, l’11% a “personale ed ospiti delle Rsa” e il 4% a “persone di età ≥80 anni”, con notevoli differenze regionali. “La vera criticità di questa fase 1 – precisa Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione – è che solo il 5,9% degli over 80 ha ricevuto almeno una dose di vaccino, e solo il 2,7% ha completato il ciclo vaccinale, percentuali molto lontane dal target raccomandato dalla Commissione Europea per questa fascia di età: 80% entro il 31 marzo 2021. Per raggiungere questo obiettivo bisognerebbe vaccinare entro quella data circa 3,5 milioni di over 80, di cui quasi 3,3 milioni non hanno ancora ricevuto la prima dose”.

Cartabellotta: “Draghi riveda il sistema dei colori” – Una situazione che, unita alla mancata discesa dei contagi, secondo Gimbe impone un cambio di passo all’esecutivo. “Nel suo discorso al Senato – spiega Cartabellotta – il Presidente Draghi ha indicato nella lotta alla pandemia l’obiettivo prioritario del suo Governo, da attuarsi attraverso il potenziamento di forniture e somministrazioni del vaccino. Una strategia necessaria ma non sufficiente, considerato che l’attuale sistema delle Regioni a colori, oltre ad esasperare i cittadini e a danneggiare le attività economiche con decisioni last minute, non è riuscito a piegare la curva dei contagi e mantiene ospedali e terapie intensive al limite della saturazione, con la minaccia delle varianti che da un giorno all’altro potrebbero mandare in tilt i servizi sanitari. Ma forse la politica, oltre a temere le conseguenze sociali ed economiche di un nuovo lockdown, dubita che il Paese sia davvero pronto a perseguire la strategia zero-Covid”.

I dati di Agenas – Per quanto riguarda la situazione negli ospedali, Agenas osserva che continua a calare, a livello nazionale, il numero delle terapie intensive occupate da pazienti Covid. Le percentuali si attestano infatti al 23%, 7 punti sotto la soglia critica del 30% e in calo di 4 punti rispetto ai dati di tre settimane fa. Nel monitoraggio aggiornato al 17 febbraio, però, si legge che sei regioni sono in situazione ancora critica, ovvero Abruzzo (33%), Friuli Venezia Giulia (34%), Marche (33%), Molise (31%), Bolzano (39%) e soprattutto Umbria, dove il 59% dei posti in terapia intensiva è occupato da pazienti Covid e dove è stata rilevata la circolazione di varianti.

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