L’attuale prefetto di Cremona, Vito Danilo Gagliardi, di 64 anni, è stato condannato a pagare 1.000 euro di multa per diffamazione a mezzo stampa ai danni di una giornalista veronese, Fabiana Marcolini, a causa di una lettera pubblicata dal quotidiano L’Arena, dove lavora la cronista che da anni si occupa dei più importanti casi di cronaca giudiziaria. La lamentela di Gagliardi (ex questore di Verona, poi di Cagliari) era apparsa nella rubrica della posta dei lettori, assumendo un particolare rilievo proprio per la carica rivestita da chi l’aveva scritta, che è stato anche questore a Varese e Venezia, nonché vicecommissario per il governo del Friuli-Venezia Giulia.

Il questore si riferiva ad alcuni risvolti relativi a un processo per malaffare che in riva all’Adige aveva fatto scalpore, l’arresto del vicesindaco Vito Giacino che aveva costretto l’amministratore locale alle dimissioni dalla giunta di Flavio Tosi. Nella lettera del marzo 2016 Gagliardi si riferiva a un articolo dal titolo La poliziotta racconta: per questa indagine mi hanno rovinata. Venivano riferiti i contenuti della deposizione in aula di una poliziotta che parlava delle indagini disciplinari aperte nei suoi confronti (sfociate in un trasferimento) da cui era uscita scagionata. Secondo il capo d’imputazione, il questore aveva definito l’articolo della Marcolini (che tirava in ballo in vertici della Questura, riportando la deposizione del testimone), una “narrazione fantasiosa e calunniosa” e le aveva “addebitato di aver pubblicato ‘frasi virgolettate presumibilmente tratte da verbalizzazioni processuali di una appartenente alla Polizia di Stato’”. Ma ciò che aveva spinto Fabiana Marcolini a presentare la querela era soprattutto l’accusa, contenuta nella lettera, “di essersi fatta ‘portavoce’ di soggetti intenzionati ‘a gettare ombra sull’operato del Questore Gagliardi’ e di aver in tal modo fatto ‘una cortesia’ a detti soggetti”.

Assistita dall’avvocato Paolo Maruzzo, la giornalista ha spiegato di aver soltanto esercitato il diritto di cronaca e di aver riferito correttamente i contenuti di un’udienza pubblica. Secondo Gagliardi, nell’articolo si adombrava “che il sottoscrivente avrebbe agito per influenzare le indagini di personale della Polizia di Stato in forza alla Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura della Repubblica di Verona”. Nella lettera ricordava che le competenze del questore riguardavano solo procedimenti disciplinari di poliziotti in servizio in Procura, non il merito delle loro inchieste.

La giornalista aveva replicato che le parole riferite tra virgolette erano la sintesi di “una testimonianza resa sotto giuramento davanti a un collegio (non quindi una chiacchiera da corridoio). Del contenuto, della sua veridicità in particolare, non rispondo io ma chi l’ha resa”. Aveva invitato Gagliardi a leggere tutto il carteggio disciplinare (di cui egli avrebbe dovuto essere a conoscenza) che aveva visto contrapposta la donna in divisa con i vertici della Questura.

Lo scontro tra il super-poliziotto e la giornalista è finito con una condanna, che conferma come Fabiana Marcolini abbia esercitato il diritto di cronaca. Il pubblico ministero Gennaro Ottaviano aveva chiesto la condanna a 8 mesi di reclusione di Gagliardi, sostenendo che nel momento in cui scrisse la lettera pubblicata da L’Arena avrebbe dovuto essere consapevole del ruolo che rivestiva. Il giudice ha inflitto 1.000 euro di multa, oltre al pagamento delle spese e al risarcimento del danno. Gli avvocati difensori Massimo Pellicciotta e Paolo Siniscalchi di Milano hanno chiesto l’assoluzione.

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