In tempo di pandemia, il neo governo Draghi potrebbe essere definito non di “prossimità” di idee e progetti di chi lo forma ma di “promiscuità” tanto è affollato da una pletora di vocianti supporter. C’è tutto e il contrario di tutto, come nell’oroscopo. Il tutto di Draghi, tecnocrate e gesuita (che non a caso ha utilizzato il manuale Cencelli per le nomine dei ministri). Possiamo capire dove andrà il neo governo in un solo punto: quello della transizione ecologica. Gli ingenti fondi del Recovery Plan serviranno per una riconciliazione con la natura oppure saranno di nuovo le ben pagate “pubblic relation” mass mediatiche a dire che sostenibilità ambientale fa rima con capitale?

A parole sono tutti a favore dell’ambiente. Del resto sono gli stessi criteri fissati dalla Ue il 12 febbraio negli orientamenti tecnici sull’applicazione del principio “non arrecare un danno significativo” (dall’acronimo inglese DNSH “Do Not Significant Harm”) a stabilire nell’articolo 17, comma 4 che la prevenzione e il riciclo dei rifiuti (e non l’aumento del fabbisogno dell’incenerimento) dettano le condizioni. Purtroppo neanche questi propositi scoraggiano l’industria sporca italiana che spera di poter disporre di un fiume di soldi per creare impianti per produrre metanolo ed idrogeno da rifiuti, siano essi plastici, siano essi CSS (Combustibile Solido Secondario) ed altri cascami dei comparti produttivi. È lo scontro dei prossimi mesi.

D’altronde Confindustria ha fatto precise richieste a Draghi in merito al “riciclo chimico”. Per Eni, che già ha tentato di avviare questa china al suo stabilimento di Stagno a Livorno, la via maestra per produrre “carburanti circolari” (che a rigor di scienza non esistono!) è proprio questa: produrre metanolo ed idrogeno (vedi la riconversione dell’impianto di Taranto) da rifiuti riproponendo il vecchio esempio foraggiato dagli incentivi di Stato (pagati da noi cittadini! Vi ricordate i CIP 6?) di industria sporca e assistita dai sussidi di noi tutti!

Su questo punto l’Europa che tuttavia non è altrettanto chiara come sul punto di cui sopra (articolo 17) sta ancora discutendo anche se un’interpretazione coerente della normativa Ue del 12 febbraio lascerebbe intendere che la plastica da rifiuti dev’essere ridotta piuttosto che incentivata producendo carburanti. Vedremo le decisioni in merito anche pretendendo che vengano acquisiti tutti quanti i punti di vista ma questa incertezza non ci può far vivere sogni tranquilli.

Se poi guardiamo al nome del nuovo ministro Roberto Cingolani, non ce ne voglia, i nostri sogni rischiano di diventare incubi. Infatti, forse Beppe Grillo che era entusiasta della istituzione del Ministero per la Transizione ecologica, non sapeva che codesto fisico in incontri tenuti, per esempio, da informazioni dirette in quel di Livorno rappresentando Enel, voleva inviare i missili nello spazio alimentati da carburante ricavato da rifiuti. Speriamo che nel frattempo sia cresciuto culturalmente e che abbia capito che è il Pianeta, quello nostro, che dobbiamo salvare e non andarne a scoprire altri!

Confidiamo chiaramente nella sua apertura mentale affinché oltre ai nanomateriali artificiali scopra che nel cassonetto invece che dei rifiuti ci sono non dei nanomateriali ma materie prime grezze disponibili per la nostra poderosa industria manifatturiera.

Ad Enrico Giovannini, finito ai Trasporti, che avremmo volentieri salutato a quel Ministero agognato da Grillo, che cosa resterà? L’alta velocità ferroviaria? Nuove autostrade? Convertire il parco automezzi a carburanti ricavati dai rifiuti gassificati per produrre idrogeno e/o metanolo? Se così fosse saremo ancora una volta di fronte alla “peste del linguaggio” con la pretesa di farti credere che la “popò profuma”! L’economia circolare ci dice, ancor prima dei “pacchetti europei”, che la natura non produce rifiuti; noi dobbiamo imparare ad imitarla. Trucchetti linguistici non sarebbero tollerati perché ciò potrebbe scatenare nell’opinione pubblica ambientalista crescente un’ondata di sdegno.

Noi, però, siamo lucidi ed attendiamo fiduciosi i nuovi programmi. Se saranno in linea con l’azzeramento degli sprechi e delle inefficienze supporteremo la nuova governance perché sappiamo che il tempo dello “sfascismo” è finito. Ma se questo non dovesse avvenire, consegnando paccate di soldi all’industria sporca, il conflitto diventerà irreversibile e radicale. Anticipo che perderebbero! Di questo, dopo trent’anni di lotte condotte in prima persona, sono certo!

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