L’anno orribile dell’economia ha colpito duro anche il settore delle costruzioni. Le cifre del disastro le ha snocciolate oggi l’Ance (associazione nazionale costruttori edili) che oggi a presentato i dati del suo Osservatorio congiunturale. Nel 2020 il calo degli investimenti è stato del 10% peggiorando ulteriormente un progressivo declino che prosegue da 12 anni e che si è tradotto anche nella riduzione di un terzo della forza lavoro complessiva.

“La ripresa dell’attività in estate non ha compensato il calo dei mesi precedenti”, evidenzia l’Ance. In particolare, sul fronte dell’occupazione, calano le ore lavorate: “sulla base dei dati delle Casse edili nei primi undici mesi del 2020 le ore lavorate sono diminuite di oltre il 10%, mentre il numero dei lavoratori è aumentato del 2% . Nei primi 6 mesi del 2020 le richieste di permessi per la costruzione di nuove abitazioni sono diminuite del -13,6%, quelli per edilizia non residenziale addirittura del 39%. I contraccolpi si sono fatti sentire anche sul mercato immobiliare: “nei primi 6 mesi del 2020 il numero di compravendite è crollato di circa il 22%, calo solo parzialmente recuperato nel trimestre successivo con un aumento del 3%. Soffrono soprattutto le grandi città, meglio i centri urbani piccoli e medi”.

Le cose dovrebbero migliorare nel 2021 quando “Tutti i fattori fanno pensare che si potrà assistere a un rimbalzo per il settore: +8,6% degli investimenti in costruzioni, con un effetto sull’economia di quasi 2 punti percentuali di Pil”. Il rimbalzo, spiega l’associazione dei costruttori, è trainato da opere pubbliche +7,7% e manutenzione degli edifici +14% (legato al Superbonus 110%). Dati che confermano una tendenza evidenziata già lo scorso ottobre nonostante una qualche confusione dell’ex ministra per le Infrastrutture Paola De Micheli che aveva scambiato un aumento del valore complessivo delle opere dovuto ad alcuni super bandi FS con una generalizzata ripresa dei bandi di gara favorita dal nuovo decreto semplificazioni. I dati dimostravano tuttavia il contrario. L’Ance avverte anche che “il ritorno del segno più nelle opere pubbliche è condizionato dalla reale riapertura dei cantieri, cosa che ancora non sta avvenendo, e dall’entrata nella fase di produzione delle gare pubblicate a partire dal 2017. Segno inequivocabile – sottolinea l’Ance – che qualunque previsione sull’andamento del settore deve tenere conto dell’effettiva capacità di spesa dell’amministrazione pubblica”.

Nei dati diffusi oggi si evidenzino anche le criticità del Recovery Plan, ribadendo che “con queste regole sarà realizzabile meno della metà del Piano” e sottolinea l’efficacia del Superbonus, chiedendone la proroga al 2026. “Non è una questione di risorse. Paradossalmente anche prima del Recovery le risorse c’erano ma restavano nei cassetti dello Stato. Questa incapacità di spendere si ripercuoterà sicuramente sulle risorse del Recovery Fund, stando così le cose. E’ questo il grande grido d’allarme che io mando al prossimo governo e al presidente Draghi”, ha detto il presidente dell’Ance Gabriele Buia nel corso della presentazione. “Se non abbiamo la possibilità di intervenire su quelle modifiche strutturali che ci chiede l’Europa, allora rischieremo veramente di non utilizzarle. E’ quello che non diciamo da tempo, che stante così la situazione rischiamo di spendere la metà”, ha detto Buia.

Sul possibile governo Draghi il presidente Buia ha affermato “La prima cosa che chiederei al presidente Draghi immediatamente è aprire subito i cantieri che sono bloccati da anni, dove ci sono le offerte presentate ma non aggiudicate, che sono miliardi di euro”. Lo ha detto il presidente dell’Ance durante la presentazione dell’Osservatorio congiunturale. “Nel frattempo di mettere in atto quelle semplificazioni necessarie per l’utilizzo della spesa, di tutte quelle problematiche che bloccano ancora le procedure. Terza cosa, le progettazioni: senza progettazioni preventive, oggi vediamo degli appalti che non hanno senso. Vengono bandite delle opere previste, ma senza progetti al loro interno, questo è un grande problema”.

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