Saranno più veloci del previsto i tempi dell’approvazione del vaccino monodose, sviluppato dalla Janssen (Johnson&Johnson). Sul “candidato vaccino J&J, ci stiamo già attrezzando per capire la tempistica per l’approvazione. Credo che a inizio marzo dovremmo esserci” ha detto Marco Cavaleri, responsabile vaccini e prodotti terapeutici Covid dell’Agenzia europea del farmaco (Ema), intervenuto The Breakfast Club su Radio Capital.

Intanto è arrivata alla Food and Drug Administration (Fda) americana la richiesta di autorizzazione di emergenza. A rendere noto il primo passo verso il via libera alla somministrazione del farmaco è stata la stessa casa farmaceutica statunitense che a fine gennaio aveva diffuso i dati riguardanti l’efficacia della sua formula, basata su una sola dose: una validità a livello globale del 66% che varia dal 72% registrato negli Usa al 57% del Sudafrica, anche a causa della maggiore diffusione della variante altamente trasmissibile sviluppatasi nel Paese africano.

Il vaccino, sempre secondo la casa farmaceutica, mostra una completa protezione contro l’ospedalizzazione e la morte e l’85% di efficacia contro le forme gravi del virus. Alla richiesta alla Fda americana seguiranno, nelle prossime settimane, quelle alle Agenzie di controllo in altri Paesi del mondo al fine di avviare i processi di autorizzazione che permettano al prodotto, una volta ultimati, di essere esportato e diventare disponibile a livello internazionale. Il vaccino Johnson & Johnson, che è uno di quelli opzionati anche dall’Unione europea e che si basa su un vettore virale non replicante, potrebbe essere distribuito in Usa a partire da marzo, come aveva spiegato in un’intervista al New York Times Paul Stoffels, il chief scientific officer della compagnia.

Il composto per prevenire Covid 19 è a singola dose. I dati di massima sicurezza ed efficacia, resi pubblici una settimana fa, si basano su 43.783 partecipanti che hanno portato a 468 casi sintomatici. Si sono presentate alcune variazioni geografiche. Il farmaco ha funzionato meglio negli Stati Uniti, con un’efficacia del 72% contro il Covid da moderato a grave, rispetto al 57% in Sudafrica, contro la variante del virus più contagiosa. Il 41% dei partecipanti allo studio presentava comorbidità associate a un aumentato rischio di progressione della malattia grave come obesità, diabete di tipo 2, ipertensione, HIV e nello studio erano presenti anche altri partecipanti immunocompromessi.

Quello di Janssen è uno dei vaccini opzionati dall’Unione europea. Per ora i contratti di preacquisto con produttori di vaccini contro la Covid-19 firmati dalla Commissione sono sei: Astrazeneca (400 milioni di dosi), Sanofi-Gsk (300 milioni che slitteranno a fine anno), Janssen di Johnson &Johnson (400 milioni), BionTech-Pfizer (300 milioni di dosi, più altri 300, in tutto 600 considerando anche i 100 opzionali del secondo contratto), Curevac (405 milioni di dosi) e Moderna (160 milioni di dosi).

Secondo la tabella pubblicata dalla sottosegretaria al Bilancio belga, Eva de Bleeker, mai smentita dalla Commissione, il vaccino di Pfizer e BioNTech all’Ue costa agli Stati Ue 12 euro a dose (per il primo contratto), poco meno dei 18 dollari (circa 14,7 euro) a dose del vaccino di Moderna. Il vaccino Oxford/AstraZeneca è il più economico (1,78 euro a dose). Per CureVac sono 10 euro a dose, per Sanofi/Gsk sono 7,56 euro, per Johnson&Johnson 8,5 dollari a dose.

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