Sul piano politico, il ballerino Renzi continua con la sua danza e considera la crisi di governo una specie di partita di calcio che egli starebbe per vincere. In questi termini egli dimostra di aver creato uno scompiglio politico e di aver gettato l’Italia in una situazione drammatica, in un momento difficilissimo sul piano sanitario ed economico, senza una reale giustificazione.

Il guaio maggiore sta nel fatto che sia i promotori di un governo politico, sia i promotori di un governo istituzionale ad alto profilo, sono tutti dei convinti neoliberisti e non hanno mai dimostrato di aver capito che le micidiali privatizzazioni da loro patrocinate costituiscono il danno maggiore per la nostra Italia.

Basti pensare che Renzi, durante il suo governo, ha abolito il Jobs Act, ha regalato agli stranieri tutto il petrolio sottostante al nostro territorio terrestre e marittimo, ha aiutato iniziative economiche straniere (Tav e Tap), ha eliminato il corpo forestale dello Stato al fine evidente di aiutare i palazzinari, ha continuato l’azione dei suoi predecessori nello smantellamento della sanità pubblica, che ora dice di voler sanare attingendo al Mes, cioè ponendo al collo degli italiani un ennesimo nodo scorsoio, gestito da operatori europei che sono immuni dal punto di vista penale, civile e amministrativo.

Lo si potrebbe definire un eroe italiano alla rovescia, purtroppo sostenuto anche da persone di alto profilo culturale.

Viceversa, quello che non è chiaro agli italiani, è molto chiaro a Emmanuel Macron, il quale sta difendendo a spada tratta le multinazionali francesi, le industrie grandi e piccole e soprattutto quelle che riguardano il commercio alimentare.

Macron accetta la sfida del globalismo, ma non sottoponendosi ad esso, come fanno i grandi ingegni italiani, ma dominandolo, in nome della sovranità, non solo nel campo della difesa interna ed esterna, ma anche in tutti gli altri settori strategici e produttivi, e in primo luogo in quello dell’alimentazione, affermando tout court la necessità primaria di difendere la sovranità nazionale.

Non si tratta di protezionismo, che in Italia sarebbe chiamato sovranismo, ma di una reale politica industriale e commerciale. Infatti Macron indica un nuovo tipo di Europa, che dovrebbe essere rafforzata globalmente sul piano economico, in modo che l’Europa stessa possa concorrere su un piano di parità con le altre potenze economiche mondiali.

Un’Europa che, come fanno i suoi attuali manovratori, imponga politiche di austerity, che danneggiano i Paesi più deboli rispetto ai Paesi più forti, e che addirittura, come ha sancito la Corte europea del Lussemburgo, ritiene legittima l’esistenza di paradisi fiscali all’interno di un mercato che, secondo i Trattati, dovrebbe essere unico, certamente non rafforza la sua posizione economica.

È implicito nel discorso di Macron che l’ordinamento dell’Unione europea dovrebbe essere completamente rivisto.

Farebbe bene l’Italia a ritenere che la questione principale non sta nella controversia tra Renzi e Conte, tra i quali dovrebbe poi uscire fuori il vincitore, ma nell’attuazione di tutti quegli strumenti che sono necessari per assicurare all’Italia una sua sovranità economica, alimentare e monetaria.

Beninteso nell’ambito di un’Europa ristrutturata, avendo come modello, ci permettiamo di dire, quell’incomparabile gioiello che è in nostro possesso: la Costituzione repubblicana e democratica del nostro Paese.

In questa visuale l’obiezione europea della impossibilità, per Alitalia, di cedere i suoi asset finanziari alla costituenda Ita, verrebbero meno poiché il loro fine sarebbe quello di salvare la compagnia aerea italiana, considerata come una delle fonti di ricchezza, non solo degli italiani, ma dell’intera Europa.

Il criticato sciovinismo francese, in questo momento, si presenta in modo diverso che nel passato, poiché afferma la necessità di considerare tutti i popoli europei su un piano di parità. In questa prospettiva ci sentiamo di dire che le proposte di Macron coincidono con quanto sancisce l’articolo 11 della nostra Costituzione, secondo il quale: “l’Italia consente a limitazioni di sovranità (e non cessioni) allo scopo di assicurare la pace e la giustizia fra i popoli” e non per aiutare le multinazionali straniere a impadronirsi del nostro territorio, come purtroppo sta avvenendo da anni nella inconsapevolezza o indifferenza della nostra classe dirigente.

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