In natura vigono due tipi di relazione tra individui della stessa specie: competizione o cooperazione. Le due modalità non sono mutualmente esclusive e i due estremi sono uniti da moltissime sfumature. La competizione entra in gioco quando le risorse sono limitate, non accessibili a tutti: partner con cui accoppiarsi, oppure territorio da cui trarre il cibo. La cooperazione avviene soprattutto in animali sociali che si uniscono per aumentare l’efficienza dei singoli attraverso azioni congiunte. Nei leoni le femmine cooperano nella caccia e i maschi competono per fecondare le femmine.

La nostra specie non fa eccezione, ma più in grande! come dice la pubblicità di un brodo. Gli Stati sono porzioni di territorio da cui le popolazioni traggono risorse, e le guerre sono finalizzate a conquistare le risorse di altri stati. La competizione interna agli stati mira a risorse che, in teoria, si dovrebbero spartire tra i membri del gruppo (il popolo). La nostra storia, e anche quella degli altri viventi, è fatta di conflitti tra gruppi con diversi interessi. Darwin la chiamò la lotta per l’esistenza.

Ora siamo pronti per capire la crisi di governo, da tutti dipinta come inspiegabile. La risorsa per cui si compete è la più grande mai vista in una sola volta nella storia del nostro paese: 209 miliardi di euro. Visto che non riusciamo a spendere quello che ci arriva dall’Unione Europea con i fondi dedicati alle aree più svantaggiate (l’Obiettivo 1 che copre di denaro le regioni del sud) dubito che riusciremo a spendere tutti quei soldi. Ma questa è un’altra storia.

Giuseppe Conte, con questo governo, ha convinto l’Europa che siamo un paese affidabile e che quei fondi saranno usati in modo adeguato. Se al governo ci fosse stato Matteo Salvini non ci avrebbero preso in alcuna considerazione: Ursula von der Leyen è stata eletta con i voti determinanti del M5S, la nostra destra ha votato contro. Non ci vuole Einstein per capire lo scenario.

Conte vuole spendere quei soldi secondo regole che sono comunque condizionate da gruppi di pressione. Ho già denunciato che il gruppo di pressione che fa gli interessi della natura non esiste, e che la natura non sia presente nel Piano di rinascita e resilienza (PNRR), ma questa è di nuovo un’altra storia.

Renzi, in passato, ha dato prova di avere molto a cuore gli interessi di petrolieri, banchieri, datori di lavoro sottopagato e precario, costruttori e, in generale, di privati che si propongono di gestire asset pubblici, guadagnandoci. La sua ostilità nei confronti di Conte, assecondata dalla stragrande maggioranza dei media (spesso di proprietà dei gruppi di cui sopra), è la migliore indicazione che Conte non si presti troppo a garantire quegli interessi. Nella mia personale interpretazione del PNRR, li sta favorendo (e dimentica la natura) ma evidentemente non abbastanza. E forse chiede garanzie di efficienza che non sono gradite. Ma ricordate Danilo Toninelli? Tutti lo hanno dipinto come uno scemo. Toninelli dice: ma come è possibile che abbiamo dato le autostrade in concessione ai privati, questi hanno fatto i miliardi, non hanno fatto manutenzione, sono morte persone, e se gli revochi la concessione gli devi pagare una penale stratosferica? Chi ha fatto convenzioni a totale favore dei privati che hanno gestito asset realizzati con fondi pubblici? Lo stesso è avvenuto con la sanità e con molte altre cose. Ma lo scemo è Toninelli.

Quegli interessi resistono, anche a fronte del totale fallimento di questo modo di gestire le cose. Se il “modo” funzionasse, sarei anche io a favore della gestione privata. Il problema è che non funziona. E i 209 miliardi sono di soldi pubblici!!! Sono le risorse pubbliche che arrivano per risolvere i problemi creati dalla gestione privata. E chi li vuole “usare”? Ma è logico: i privati che hanno causato i problemi! Se Conte li assecondasse fino al punto che piace a loro, Conte andrebbe bene. E’ ovvio che non li assecondi a sufficienza, e quindi lo vogliono far fuori. Renzi a mio parere si presta. Probabilmente è bruciato per ritornare a governare, ma il suo ruolo, ora, è quello di far fuori chi ostacola quei disegni. Renzi è un killer: fa fuori Letta, Marino, Conte, Bersani. Tutti espressione di visioni di sinistra. E fa fuori l’ultimo rimasuglio del comunismo centenario: un pezzo del Pd. Scavandogli il terreno sotto i piedi. Non gli importa se resterà politicamente sepolto sotto quelle macerie. Avrà altri riconoscimenti per il servizio reso.

È in corso una furiosa competizione per accaparrarsi una risorsa enorme. Tutto qua.

C’è solo un piccolo problema. Se continueremo a gestire il paese come abbiamo sempre fatto, facendo gli interessi di alcuni grossi privati a scapito del pubblico, andremo incontro al fallimento. Perché perderemo la credibilità internazionale e nessuno più si fiderà di noi. Non abbiamo le risorse per campare in isolamento rispetto al resto del mondo.

La reputazione è quello che gli altri dicono di noi. La reputazione del nostro paese, con Conte, è migliorata. Siamo diventati un paese percepito come affidabile. Questo non garantisce certi interessi e si sta minando la reputazione del paese per assecondare la brama di potere e denaro di chi fino ad ora ha approfittato delle risorse pubbliche. Se vinceranno “loro” saranno guai. Dilapideremo le risorse e la reputazione, e alle prossime generazioni resterà un conto che non saranno in grado di pagare.

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