Chi guadagna dalla crisi del governo Conte 2? Senza dubbio, almeno per ora, la Lega di Matteo Salvini che nell’ultima settimana – quella che dal voto di fiducia del Parlamento ha portato alle dimissioni del capo del governo – guadagna un punto abbondante nel sondaggio settimanale di Swg per il TgLa7. Il Carroccio, così, rafforza la sua posizione di primato allontanando di nuovo il Pd a 4 punti, complice un ribasso dei democratici che lasciano sul campo mezzo punto e si attestano al 19,6. Perde qualcosa anche Fratelli d’Italia, stimato al 16,3. Tendenze in lievissima discesa per il M5s al 15,7 e Forza Italia al 6,3. Cambia il trend anche per Azione di Carlo Calenda che arretra al 4 per cento.

Tra gli altri “piccoli” c’è l’area riconducibile a Liberi e Uguali che precede come già nelle scorse settimane gli ex alleati di Italia Viva. La sinistra è intorno al 3,8 con un lieve calo, mentre per la prima volta dall’inizio della crisi i renziani sembrano invertire la tendenza, guadagnando uno 0,3 e tornando allo “storico” valore del 3 per cento intorno al quale ballano praticamente da quando è nato il nuovo mini-partito. Seguono poi i Verdi in leggero aumento e +Europa che cede un altro 0,3 e forse “sente” la concorrenza di altre forze politiche della stessa area di riferimento come Azione e appunto Italia Viva.

Ma cosa dovrebbe fare Conte nel caso non trovi una maggioranza? Il quesito è stato posto quando ancora non era uscita la notizia dell’annuncio di dimissioni del presidente del Consiglio ed è difficilmente realizzabile a questo punto, ma il “sentimento” può valere anche per i prossimi giorni quando verosimilmente il centrosinistra e i Cinquestelle proveranno a rimettere in piedi una maggioranza a sostegno del premier uscente. Una maggioranza relativa (il 43 per cento) avrebbe voluto continuare anche con un governo di minoranza e negoziare il sostegno per ciascun decreto o legge separatamente. Il 36 per cento avrebbe voluto quello che poi è accaduto: le dimissioni e l’apertura formale della crisi che a parole (di Renzi) va avanti da inizio dicembre, ma che “tecnicamente” non c’è ancora, visto che non ci sono state né la sfiducia né le dimissioni di Conte. Uno su 5 non ha saputo dare una risposta.

In caso di nuove elezioni, la cui probabilità ora è un po’ più alta, da che parte tende l’opinione pubblica? Secondo i dati del campione di intervistati da Swg sono quasi in parità i segmenti di elettorato a favore di un governo di centrodestra (quasi un plebiscito tra i votanti di Lega e Fdi) e a favore dello schieramento opposto, quello di centrosinistra con il M5s. Ma un quinto degli intervistati desidererebbe un governo di larghe intese e un’ampia quota di persone risponde “non saprei“. Una risposta non sorprendente visto il caos di queste settimane.

Da qui l’ultimo quesito di Swg: servono delle riforme per stabilizzare i governi? Per quasi la metà del campione la soluzione è questa. Il 26 per cento risponde di no perché “potrebbe essere pericoloso“. Un quarto del campione non sa rispondere.

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