Luigi Di Maio blinda Alfonso Bonafede. E dice senza giri di parole che il voto sulla relazione del guardasigilli non sarà solo un voto sulla relazione della giustizia, ma un voto sull’intero governo. Che quindi – allo stato – rischia di essere battuto in Parlamento. Avvicinando inevitabilmente il rischio di elezioni anticipate. “Il voto di mercoledì è un voto sul governo, non si pensi che sia solo un voto su Alfonso Bonafede del Movimento 5 Stelle“, sono le parole del ministro degli Esteri a Mezz’ora in Più su Rai 3. Una presa di posizione netta che rappresenta un vero e proprio bivio per l’attuale situazione politica. Dopo aver incassato la fiducia con maggioranza assoluta alla Camera e relativa al Senato, infatti, il governo sembra avere difficoltà ad allargare il proprio consenso in Parlamento. E in più rischia di perdere qualche voto tra mercoledì e giovedì, quando il guardasigilli esporrà la sua relazione. Rappresenterebbe la prima saldatura dell’asse tra Matteo Renzi e Matteo Salvini, pronti a trasformare la giustizia in un campo minato per la maggioranza di Giuseppe Conte. Per questo motivo il vicesegretario del Pd, Andrea Orlando, aveva chiesto “segnali di apertura” da parte di Bonafede, cioè concessioni su un tema fondamentale come le riforme varate dal guardasigilli. Un’ipotesi da scartare, stando a quanto ha detto Di Maio: l’esecutivo, o almeno la sua componente pentastellata, intende tirare dritto sulla giustizia.

“M5s non donerà sangue per il governo, prescrizione non si tocca” – I 5 stelle, infatti, per bocca del loro ex capo politico blindano l’operato del titolare di via Arenula, e non intendono mettere in discussione le riforme varate finora. “C’è un tema strisciante su questo voto di mercoledì sulla relazione Bonafede che è la prescrizione. Noi da gennaio abbiamo abolito la prescrizione è c’è strisciante questa cosa: ‘se Bonafede la rimette noi gli votiamo la relazione’. Noi non saremo né donatori di sangue né di organi per questo governo. La prescrizione è una questione sociale, lo voglio dire chiaramente”, dice Di Maio. Che sulla prescrizione, specifica: “Non siamo mai stati così compatti, siamo un monolite”. Tradotto: se qualcuno vuole fare cadere il governo, deve farlo sulla giustizia. Una situazione delicata, visto che Italia viva ha già annunciato il voto contrario a Bonafede, dopo l’astensione sulla fiducia all’esecutivo la scorsa settimana. Al tentativo di boicottaggio dei renziani, va sommato il voto di alcuni senatori che si erano espressi a favore della maggioranza che adesso intendono votare No sulla giustizia, come Pier Ferdinando Casini e Riccardo Nencini. Ma se – come ha Di Maio – un voto su Bonafede è un voto sul governo, dunque, quale è la via d’uscita dalla crisi? “O nei prossimi giorni si trova la maggioranza, altrimenti sono il primo a dire che stiamo scivolando verso il voto“, dice l’esponente del M5s. Che poi avverte: “Solo che in tempi normali si poteva votare anche ogni anno, in questi tempi ci giochiamo Recovery, vaccini e futuro della ripresa economica”. Non è neanche ipotizzabile andare sotto sulla giustizia e poi varare un rimpasto. “Se non ci sono i voti adesso non ci sono neanche per il Conte ter”, continua sempre l’inquilino della Farnesina. Che nega pure ogni sua mira alla successione del presidente del consiglio. “Tutte le volte che tirano in ballo il mio nome negli ultimi anni è sempre per mettermi contro Conte. Si crea una tensione tra me e Palazzo Chigi che io non voglio alimentare”. Il ministro degli Esteri esclude pure ogni ipotesi di ritorno al dialogo con Italia viva: “Se il tema è riparlare con Renzi, Conte ha detto chiaramente che se avrebbe staccato la fiducia al governo non ci sarebbe stata la possibilità di riparlarci. Noi tra Conte e Renzi scegliamo Conte“. Dopo le dichiarazioni di Orlando, di Bruno Tabacci, di Enzo Amendola e Francesco Boccia, l’ipotesi di un ritorno alle urne, dunque, diventa più concreta anche per il ministro degli Esteri. Con tutti i rischi del caso. “Se tra 10 giorni inizia la campagna per le politiche, è sicuro che non avremo più un governo con i poteri per muovere i ricorsi contro le case farmaceutiche e perdiamo il Recovery”. Evitare il voto diventa adesso una corsa contro il tempo, con Di Maio che attiva un conto alla rovescia: “Serve un consolidamento della maggioranza e per farlo abbiamo 48 ore“. Prima di allora, o il governo trova i voti – soprattutto al Senato – per approvare la risoluzione a favore della giustizia. Oppure è destinato ad andare sotto. Un avviso alla maggioranza è arrivato da Sandra Lonardo, una delle senatrici che ha votato la fiducia negli scorsi giorni: “Il ministro Di Maio non aiuta il governo Conte. Vuole i voti per continuare a fare il ministro degli Esteri, ma, poi, con arroganza, richiede una obbedienza cieca ed assoluta alla linea ultragiustizialista del suo collega Bonafede. Il nesso fiducia al governo, e quindi fiducia a Bonafede, per quanto mi riguarda, lo escludo. Lui dichiara che ‘loro non sono donatori di sangue sulla prescrizione’. Molti di noi non possono di certo accettare i ‘Dracula’ dei diritti soggettivi”.

Casini: “Voto anticipato? Serve a spaventare la gente” – Non crede alle elezioni anticipate, però, Casini. “Fossi di Maio direi lo stesso, sapendo che è una bugia. Di Maio è stato bravissimo ad imparare, è più politico di me e dice ciò che alcuni del Pd dicono. Il tema elezioni serve per esasperare e spingere qualche parlamentare a sostenere il governo. Il tema vero è una crisi che è ancora aperta. La rincorsa ai responsabili ha la colpa di uccidere la credibilità del governo. Il tema vero è la politica, quando la politica è sostituita dalla aritmetica è la fine, quando un governo fa il conto con il pallottoliere cade, ricordatevi di Prodi e Berlusconi”, dice l’ex leader dell’Udc, intervistato da Lucia Annunziata dopo il ministro degli Esteri. “A mio parere Conte è nelle condizioni di svelenire il clima in 24 ore, non in 48 – ha proseguito – facendo quello che doveva fare la sera delle dimissioni delle ministre di Iv, andando al Quirinale e rimettendo il mandato e riportando tutto al confronto politico. Poi, avendo la possibilità del reincarico, per il sostegno di M5s e Pd, dovrebbe recuperare il dialogo con Renzi, mettendo nel dimenticatoio il personalismo perché agli italiani non interessa nulla. Si odiano? Ma anche Andreotti e Fanfani si odiavano. Questa è la strada più efficace e produttiva, se viene in aula e viene bocciato è chiaro che non c’è un Conte ter”, è l’opinione di Casini, che vorrebbe chiaramente tornare a dialogare con Italia viva. “Nel momento che va sotto sulla giustizia – ha insistito l’ex presidente della Camera- si è pregiudicata qualsiasi possibilità un Conte ter, non la legislatura come qualcun altro fa finta di credere. Quando cadi, poi c’è sempre qualcun altro”.

M5s: “Chi attacca Bonafede attacca governo e maggioranza” – Blinda Bonafede e la linea politica sulla giustizia anche tutto il Movimento 5 stelle, che dopo l’intervento di Di Maio è intervenuto con un post su facebook. “A chi ancora parla della prescrizione, diciamo solo di andarlo a chiedere alle famiglie delle vittime della strage di Viareggio a cui poco più di un paio di settimane fa tutta la politica ha dato loro solidarietà. L’attacco al nostro Alfonso Bonafede è un attacco a tutti noi. Da Bonafede, dal ministero da lui guidato e dal governo, sono arrivate anche le riforme del processo civile, di quello penale, del Csm e dell’ordinamento giudiziario, ferme alle Camere per il sopravvenire della pandemia che ha monopolizzato l’attività parlamentare”. Il post del M5s rivendica l’operato dal guardasigilli. “Era già una crisi di governo immotivata e incomprensibile agli occhi di tutti, in un momento in cui bisognerebbe solo pensare a fare, adesso mettono in mezzo la giustizia. Il MoVimento 5 stelle sta con Alfonso Bonafede e ogni attacco a lui è un attacco al MoVimento, al governo e alla maggioranza che lo sostiene. L’Italia oggi ha una legge anticorruzione all’avanguardia, riconosciuta a livello internazionale; norme che impongono la trasparenza a partiti e fondazioni collegate; il codice rosso che tutela le donne e i più piccoli; una stretta ulteriore al voto di scambio politico-mafioso; una vera regolamentazione per la class action”.

Cosa c’è dentro la relazione di Bonafede – Ma cosa c’è dentro la relazione sulla giustizia che potrebbe fare cadere l’esecutivo? In Parlamento Bonafede ripercorrerà quanto fatto nel 2020, quando al governo c’era pure Italia viva. Si tratta appunto delle riforme sul processo penale e civile, sul Csm, e sulla prescrizione. Proprio su quest’ultima Renzi tentò già di far cadere il governo nell’inverno scorso. Il primo giorno di gennaio del 2020, infatti, era entrata in vigore la riforma contenuta nello Spazzacorrotti che bloccava la prescrizione dopo il primo grado di giudizio. Riforma che aveva già spinto la Lega a far cadere il governo gialloverde, e che è invisa ai renziani e a un pezzo di Pd. Alla fine, dopo una serie di lunghissimi vertici notturni, la maggioranza aveva trovato la quadra con il cosiddetto “lodo Conte“: una mediazione che inseriva due meccanismi diversi della prescrizione a seconda che gli imputati siano stati condannati o assolti alla fine del processo di primo grado. Quella norma è arrivata sul tavolo della commissione giustizia di Montecitorio nell’agosto scorso, insieme a tutta la riforma del processo penale. E’ bloccata al Senato da quasi un anno, invece, quella sul processo civile. È questo il campo minato che l’asse Renzi-Salvini ha preparato per far saltare in aria la maggioranza. Un piano rischioso non solo per il governo Conte. Nella sua relazione Bonafede, infatti, riassumerà soprattutto anche le linee guida per il 2021. Vuol dire essenzialmente quanto è contenuto nel Recovery plan, che stanzia quasi 3 miliardi di euro proprio per la giustizia. Soldi che serviranno soprattutto – 2,3 miliardi – per assumere magistrati, cancellieri, dipendenti che fanno parte del personale tecnico. In totale si tratta di 16mila persone che avranno come obiettivo quello di eliminare l’arretrato che grava sui giudici, velocizzando i processi. Soldi che l’esecutivo non vuole spendere nei tribunali per libera scelta. Tutti i Recovery plan dei Paesi Ue, infatti, devono rispettare i rigidi paletti fissati dalla Commissione europea. Regole necessarie per assicurare che i 750 miliardi del Next generation Eu raggiungano gli obiettivi stabiliti da Bruxelles. Ma non si tratta solo di “paletti” generali: ogni Paese è anche tenuto a proporre misure con cui “affrontare efficacemente” i punti deboli rilevati dal Consiglio nelle sue raccomandazioni specifiche pubblicate ogni anno. Per l’Italia la lista è lunga: al primo posto c’è la lentezza della giustizia, soprattutto quella civile. Secondo l’ultima stima del Cepej, la commissione europea per l’efficacia della giustizia del consiglio d’Europa, in alcuni casi i processi più lenti dell’intera Unione sono quelli che si celebrano nei tribunali italiani. È di tutto questo che parlerà il guardasigilli tra mercoledì e giovedì. Poi il Parlamento voterà due risoluzioni: una a favore e una contro la relazione di Bonafede. Sulla prima il governo dovrà decidere se porre la fiducia o meno. Se va sotto le urne sono più vicine. I fondi del Recovery, invece, si allontanano.

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