Per la Dda di Catanzaro, in Calabria “si è venuto a creare un connubio diabolico tra soggetti appartenenti a diverse estrazioni: uomini politici, imprenditori ed esponenti delle forze di polizia”. Tra i politici ci sarebbe, secondo gli inquirenti, il segretario nazionale dell’Udc Lorenzo Cesa, perquisito stamattina nell’ambito dell’inchiesta “Profilo basso” dove è indagato con l’accusa di aver fatto parte di un’associazione a delinquere agevolatrice dell’attività mafiosa. Ma c’è anche il nome del segretario regionale dell’Udc Francesco Talarico, l’ex presidente del Consiglio regionale e attuale assessore al bilancio della Calabria, finito invece agli arresti domiciliari. Stando all’inchiesta, coordinata dal procuratore Nicola Gratteri e dai sostituti Paolo Sirleo e Veronica Calcagno, ruotava anche attorno a loro il “comitato d’affari” che si aveva il compito di “commettere – è scritto nel capo di imputazione – una serie indeterminata di delitti contro la pubblica amministrazione, in particolare tra l’altro turbative d’asta, corruzione e abuso di ufficio”.

Quello che i pm definiscono “connubio diabolico” ha utilizzato “società e imprese esistenti, impegnate nel settore della fornitura di materiali per l’anti-infortunistica, aprendo una filiale in Albania, nonché impegnate nel settore delle pulizie, avvalendosi dell’appoggio di personaggi politici di rilievo regionale e nazionale”. Talarico e Cesa appunto, che “avrebbero assicurato di intercedere con pubblici ufficiali in servizio presso enti pubblici ovvero con amministratori di società in house a livello nazionale”. L’obiettivo era quello di fare espandere all’estero le aziende degli imprenditori Antonio Gallo detto “il principino” e Antonino Pirrello, legati alla ‘ndrangheta. Attraverso la politica i due imprenditori sarebbero “sbarcati” in Albania, Stato, – scrivono i magistrati – dove, grazie all’ausilio del maresciallo D’Alessandro Ercole, sarebbero stati introdotti nei gangli della pubblica amministrazione”. “Una volta che noi – si sente in un’intercettazione – gli facciamo il contatto ad Antonio, Antonio sa come addentrarsi”.

In occasione delle elezioni politiche del 2018, l’attuale assessore regionale e segretario calabrese dell’Udc Franco Talarico, all’epoca candidato alla Camera, “offriva il suo appoggio, in cambio di un consistente pacchetto di voti, per introdurre Gallo e Pirrello in ambienti politico istituzionali nazionali”. Appoggio che sarebbe passato anche per il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa il quale, all’epoca europarlamentare, secondo gli inquirenti era “partecipe” di questo “comitato d’affari” e, “d’intesa con Francesco Talarico, si impegnava ad appoggiare il gruppo per soddisfare le mire dei sodali nel campo degli appalti”. Il 7 luglio 2017 la Dia ha documentato alla Procura di Catanzaro addirittura un incontro avvenuto a Roma, presso il ristorante “Tullio”, tra l’imprenditore Gallo, Cesa e Talarico. Incontro al quale ha partecipato anche il consigliere comunale di Catanzaro Tommaso Brutto e suo figlio Saverio, rispettivamente consiglieri comunali di Catanzaro e Simeri Crichi.

“Frà (Talarico, ndr)..noi ora dobbiamo parlare con Cesa.. – dice Tommaso Brutto in un’intercettazione – io mi devo risolvere il problema di mio figlio e gliela dobbiamo mettere anche sul piano Frà che noi qui dobbiamo tenere un partito, dobbiamo tenere una segreteria… dobbiamo tenere…mio figlio è disoccupato, io ho un mezzo inc…”. Sono stati i due Brutto a creare l’impalcatura della rete di relazioni arrivata fino alla segreteria nazionale dell’Udc. Secondo gli inquirenti, infatti, Tommaso e Saverio Brutto hanno individuato Gallo quale figura imprenditoriale in grado di insinuarsi efficacemente nel settore degli appalti: “Lo mettevano in contatto con Francesco Talarico, per creare un connubio efficace volto a reperire appoggi a livello politico e con il maresciallo Ercole D’Alessandro della Guardia di Finanza, per potere disporre di notizie di tipo investigativo”.

Due giorni dopo, a casa di Tommaso Brutto c’è stato un altro incontro. Cesa era assente ma di lui si è parlato: “Il tema della riunione – scrivono i pm – afferiva ‘entrature’ da ottenere per il tramite di Lorenzo Cesa ed anche di Pierferdinando Casini”. Quest’ultimo non è indagato ed è completamento estraneo all’inchiesta, ma in quell’occasione il maresciallo D’Alessandro ha raccontato di averlo visto: “Io l’altro giorno quando sono andato a Roma, mi sono incontrato anche con Pier Ferdinando Casini che questo amico mio che stiamo andando giorno 12, praticamente è il braccio destro suo per quanto riguarda l’estero… e mi ha detto Casini che io, qualsiasi cosa avete bisogno, in Albania io… capito?”. Circostanza che fonti vicine al parlamentare smentiscono categoricamente. “Nel corso della riunione – riassumono gli inquirenti – i presenti manifestavano l’auspicio di ottenere importanti commesse presso Enti nazionali quali Enel, Eni, Arpacal, Calabria Verde, Tim, anche grazie all’apporto di esponenti della politica regionale e nazionale, passando per le figure di Franco Talarico, segretario regionale dell’Udc, e Lorenzo Cesa, segretario nazionale dell’Udc e parlamentare europeo”. E ancora: “Oltre agli appalti presso i citati Enti, la carica di parlamentare europeo di Cesa attirava l’attenzione di tutti gli interessati per gli investimenti in Albania e comunque nell’est Europa, potendo egli aprire canali importanti per vendere i prodotti commercializzati da Gallo presso enti pubblici stranieri, ospedali, cliniche, facendo leva proprio sulla sua attuale carica di europarlamentare”.

Non solo voti, ma anche soldi. “Devo concretizzare… Facciamo le cose solo per gli altri?” si domanda infatti Talarico in merito all’aiuto concesso all’imprenditore legato ai clan. “Ti serve in tutti i sensi Francù… – lo tranquillizza Tommaso Brutto – economicamente… Nella campagna elettorale… si muove, non è che dici tu è uno che si tira indietro… questo non si spaventa… non ha la mano corta eh!.. azziccato! è azziccato, Franco, ma sai perché? perché…. (è un generoso) bravo!… non è fesso!”. La conversazione è dell’ottobre 2017. Cinque mesi dopo si sarebbe votato per le politiche e il segretario regionale dell’Udc Talarico si vedeva già a Roma. Ma per la campagna elettorale ci vogliono soldi e il futuro assessore regionale al Bilancio, stando alle accuse, puntava al 5% degli affari che avrebbe fatto fare a Gallo attraverso Cesa: “Noi – dice – vediamo qual è la fornitura in base al discorso… noi sappiamo preciso.. il 5%… Lorè (Cesa ndr), questo c’ha il 5%.. capito… ora vediamo… facciamo le cose… fatte bene… e poi lo stabiliamo con lui! quante ne da, quanto ne (inc)… naturalmente che rimane cose… per noi… per voi, no… che facciamo…”. Brutto è d’accordo con la strategia: “Solo che dobbiamo vedere come cazzo possiamo fare che Cesa gli fa chiudere qualche cazzo di cosa… hai capito? … pure che gli prende un appuntamento con Lotito, capito! Fra!… cioè se non… se hai un aggancio importante…”.

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