Sono state 48 lunghe ore di attesa per la famiglia e gli amici di Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’università di Bologna arrestato il 7 febbraio scorso all’aeroporto del Cairo con l’accusa di propaganda terroristica su Facebook. Oggi, a distanza di due giorni dall’udienza di domenica di fronte al Tribunale della capitale egiziana, i giudici hanno comunicato che la detenzione del ragazzo è stata rinnovata di altri 15 giorni.

Un duro colpo non solo alle speranze di vederlo nuovamente libero, quando si avvicina ormai l’anniversario della sua carcerazione senza un giusto processo, ma anche alla tenuta psicologica del giovane che, in occasione degli ultimi incontri e nelle lettere inviate alla famiglia, ha manifestato uno stato depressivo a causa del quale fatica anche a dormire la notte.

A diffondere la notizia del rinnovo della carcerazione, in attesa di avere notizie dal suo legale, Hoda Nasrallah, è stata la ong Eipr impegnata nella difesa dei diritti umani e con la quale Patrick aveva lavorato prima del trasferimento in Italia. “I nostri avvocati hanno appena appreso” che i giudici del tribunale penale del Cairo “hanno rinnovato la detenzione preventiva per il ricercatore dell’Eipr Patrick Zaki per ulteriori 15 giorni”, si legge in un tweet dell’ong. “Patrick ha trascorso più di 11 mesi in detenzione preventiva dal suo arresto all’aeroporto del Cairo il 7 febbraio del 2020”, ricordano.

“Dopo 48 ore di crudele attesa, è arrivato l’esito dell’udienza di domenica. Altri 15 giorni di detenzione preventiva per Patrick Zaki”, ha commentato con un tweet il portavoce di Amnesty Italia, Riccardo Noury.

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