“Cu tuttu ca sugnu uorbu a vidu niura”. Nonostante io sia cieco, la vedo nera, dice Salvatore Picone citando un detto popolare della sua Racalmuto, il paese dove l’8 gennaio del 1921 – esattamente cent’anni fa – nacque Leonardo Sciascia. “Basta fare una chiacchierata con gli anziani di Racalmuto per accorgersi di essere nel paese di Leonardo Sciascia. Perché? Qui si dubita sempre di tutto e si nutre totale fiducia nella potenza della parola scritta”, continua sempre Picone. Abbarbicato nell’entroterra, lontano dal mare siciliano, segnato da viuzze che alternano, ora in discesa, ora in salita, le case alle chiese, dalle miniere di zolfo e di sale, è qui che prese forma la vita e la penna del grande scrittore.

Un paesino di 8mila anime dal quale prenderanno vita le celebrazioni per il centenario dalla sua nascita. Nonostante il Covid, e la costrizione agli eventi virtuali, infatti, lo spazio c’è, c’è il luogo: Racalmuto. A Casa Sciascia, innanzitutto, dove già dal 28 dicembre è stata allestita la mostra “Leonardo da Regalpetra” di Pietro Tulumello. La casa delle zie dove abitò l’autore siciliano, morto nel 1989, è stata acquistata dal mecenate Pippo Di Falco che l’ha restituita al pubblico come museo e centro studi. Da qui l’8 gennaio alle 18 partirà la diretta che vedrà dialogare i due scrittori Gaetano Savatteri e Maurizio De Giovanni. In onore di Sciascia, grazie alla Via degli scrittori, diretta dal giornalista Felice Cavallaro, avrà luogo una vera e propria “Maratona Sciascia” di tre giorni: “Cento voci per i cent’anni”. Inizierà alle 10 su Facebook, Youtube e sul sito www.stradadegliscrittori.it. Dopo un’introduzione di Cavallaro, la maratona si aprirà con una carrellata di interventi: Paolo Mieli, Ferruccio De Bortoli, Marco Damilano, Marcello Sorgi, Francesco Merlo, Pierluigi Battista, Marco Tarquinio. Interverranno anche Walter Veltroni e Vittorio Sgarbi, e poi le scrittrici Stefania Auci, Giuseppina Torregrossa, Nadia Terranova, Tea Ranno, Catena Fiorello, Silvana Grasso, Matteo Collura, per citarne alcuni.

La maratona Sciascia, continuerà poi anche con accademici, giuristi, esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo. Tutto intervallato da intermezzi artistici e collegamenti con Racalmuto. A partire dalle 19, sui canali facebook e youtube della Fondazione Sciascia sarà, invece, trasmessa in diretta una tavola rotonda che vedrà coinvolti alcuni degli studiosi dell’autore: Antonio Di Grado, direttore letterario della Fondazione, Matteo Collura, autore della prima biografia dello scrittore – “Il maestro di Regalpetra” – Luis Luque Toro, Ettore Catalano, Camilla Maria Cederna (nipote della storica giornalista dell’Espresso), Nino De Vita, Lavinia Spalanca, Valter Vecellio, Rosario Castelli e Paolo Squillacioti, che ha curato per la Adelphi la riedizione delle opere complete di Sciascia. A introdurre l’evento saranno il sindaco e l’assessore alla cultura di Racalmuto, Vincenzo Maniglia e Enzo Sardo, e il regista Fabrizio Catalano, incaricato di coordinare le iniziative per il centenario sciasciano.
In onore del grande scrittore verrà anche inaugurato un monumento voluto dall’amministrazione comunale di Racalmuto e realizzato da Francesco Puma. E non mancheranno, è chiaro, le iniziative editoriali.

Una ricca commemorazione che alterna presenze virtuali e fisiche, che come luogo eletto avrà Racalmuto: “Abitavo già qui. Poi ci sono nato”, così ne parlò lo stesso Sciascia citando l’elogio di Jorge Luis Borges alla sua Buenos Aires. La Buenos Aires di Sciascia si trova nel cuore rurale dell’isola, dove prese vita il maestro elementare, lo scomodo intellettuale, lo scrittore che per primo raccontò la mafia e per primo additò l’antimafia, il politico che volle andare a vedere coi suoi occhi cosa succedeva, per scoprire che “il potere è altrove”. Così diceva con quella “tr” masticata che segnava all’orecchio la sua inconfondibile provenienza sicula. Una provenienza senza confini: “Per rivivere Sciascia bisogna ripercorrere i luoghi che ha abitato, non solo Racalmuto ma anche Parigi o la Spagna”, continua Picone che ha tracciato una mappa di quei luoghi assieme a Gigi Restivo nel libro “Dalle parti di Sciascia”, edito da Zolfo editore, in uscita il 14 gennaio. Un luogo dove si esercita il dubbio, ma Picone regala certezze: “Sciascia poteva venire solo da un luogo come questo, dove la diffidenza è la chiave di lettura di tutto”. O quasi. La fiducia da queste “parti risiede nel cibo e Sciascia – ricorda ancora Picone – era un raffinato cuoco e ne scrisse sempre. Come quella volta che spiegò come si cucinava l’arancina in un articolo per l’almanacco gastronomico “L’Apollo Buongustaio”. Solo uno dei tanti ricordi che segneranno la carrellata dei prossimi giorni sul passaggio indelebile dello scrittore siciliano.

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