I ritardi “accumulati” sulla tabella di marcia di alcuni candidati vaccini – Oxford Astrazeneca e Sanofi Gsk in particolare – sembrano preoccupare e non poco il numero uno e fondatore della Biontech, l’azienda tedesca che ha sviluppato il vaccino con Pfizer. Ugur Sahin, in una intervista a Der Spiegel, ha spiegato che ci saranno lacune nella fornitura delle dosi in Europa fino a quando non saranno approvati altri vaccini, nonostante l’azienda stia lavorando a pieno ritmo per aumentare la produzione del farmaco. “L’assunzione (di Bruxelles, ndr) era che sarebbero arrivate molte altre aziende con i loro vaccini”, ha detto. “Sembra che l’impressione fosse: ‘Ne avremo a sufficienza, avremo tutto sotto controllo‘. Mi ha sorpreso”. Insomma: la Ue si sarebbe affidata alla speranza che ci fosse rapidamente “un insieme di fornitori diversi” tra cui scegliere, e “questo approccio ha senso. Ma poi a un certo punto è diventato chiaro che molti sarebbero non stati in grado di consegnare così rapidamente. A quel punto era troppo tardi per rimediare agli ordini insufficienti“.

“Al momento non sembra buona la situazione – ha concluso Sahin – si sta creando un buco perché mancano altri vaccini approvati e dobbiamo colmare il vuoto con il nostro”. L’azienda comunque punta a rendere operativo un nuovo impianto di produzione nella città tedesca di Marburg a febbraio, “molto prima del previsto”, che dovrebbe essere in grado di sfornare altre 250 milioni di dosi nella prima metà del 2021. Finora la Biontech ha stretto accordi con cinque case farmaceutiche in Europa per aumentare la produzione e sono in corso trattative con altre aziende specializzate. “Entro la fine di gennaio dovremmo avere chiarezza su cosa e quanto ancora possiamo produrre”, ha aggiunto Sahin.Le due società inizialmente avevano programmato di fornire 1,3 miliardi di dosi in tutto il mondo quest’anno, sufficienti per immunizzare 650 milioni di persone.

Il ministro della salute tedesco, Jens Spahn, ha invece esortato l’Ema ad approvare rapidamente anche il vaccino sviluppato dall’ateneo britannico che è stato autorizzato appena due giorni fa nel Regno Unito anche se con la modalità della doppia dose intera che si era dimostrata meno efficace. Il problema è che il vaccino – per un caso che i ricercatori definiscono fortuito – ha dimostrato maggiore efficacia con una dose e mezza. Ma al momento – nonostante siano stati avviati nuovi test per validare quei risultati – per l’Ema è “improbabile” un via libera al vaccino a gennaio per l’Unione europea perché appunto “servono altri dati sulla qualità del farmaco”. L’autorizzazione da parte del Regno Unito ad AstraZeneca era stata peraltro ampiamente annunciata nei giorni scorsi: Londra punta a cominciare la distribuzione già entro il 4 gennaio.

In un’intervista al Sunday Times l’amministratore delegato di AstraZeneca, Pascal Soriot, ha parlato di una “formula vincente” contro il Covid. Anche per questo avevano stupito le parole pronunciate dal vice direttore esecutivo dell’Ema (l’Agenzia europea del farmaco), Noel Wathion. Alla base del ritardo nel concedere il via libera da parte dell’Ema ci sarebbero però errori metodologici commessi nella prima sperimentazione del candidato vaccino di AstraZeneca e Oxford: appunto la somministrazione per un caso fortuito di una dose e mezza. Diverso il caso di Sanofi che invece ha annunciato uno slittamento perché purtroppo il candidato vaccino si è dimostrato poco efficace negli anziani e quindi dovrà essere rimodulato perché provochi la risposta immunitaria necessaria. L’India, secondo paese al mondo per numero di contagi dopo gli Usa, invece ha approvato oggi l’utilizzo del vaccino come riferisce il sito della Reuters. Il Paese vuole iniziare a somministrare il vaccino a stretto giro, probabilmente entro mercoledì e si aggiunge quindi al Regno Unito e all’Argentina.

In dirittura d’arrivo, salvo sorprese, dovrebbe esserci l‘approvazione del vaccino di Moderna – sviluppato con la tecnica dell’Rna messaggero come Biontech Pfizer ma conservabile a temperature molto più alte – il 6 gennaio da parte di Ema. L’azienda Usa – che ha già ottenuto l’approvazione negli Usa da parte della Fda – ha comunicato i dati ufficiali di efficacia che superano di poco il 94% in generale e il 100% nella prevenzione di forme gravi di Covid 19. Inoltre qualche giorno fa – proprio per cercare di aumentare al massimo la produzione – Moderna e l’azienda Recipharm hanno annunciato un accordo per la produzione asettica e l’infialamento di farmaci per la fornitura a paesi al di fuori degli Stati Uniti. L’attività sarà svolta nell’impianto di produzione in Francia. Previa approvazione del vaccino da parte delle autorità regolatorie nei paesi al di fuori degli Stati Uniti, si prevede che la fornitura possa iniziare quindi a breve.

L’approvazione da parte di Ema il 6 gennaio è particolarmente importante per l’Italia – che tra Oxford Astrazeneca e Sanofi Gsk aveva opzionato circa 80 milioni di dosi – perché come ha spiegato ieri il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, con quel via libera saranno disponibili altre 10 milioni e 600mila dosi di vaccino e sommando dosi di Pfizer e Moderna, “sostanzialmente arriviamo a sfiorare i 62 milioni di dosi. L’Italia, ha spiegato Locatelli, “ha a disposizione già per il primo vaccino che è stato approvato 27 milioni e 370mila dosi. La negoziazione a livello europeo ha poi portato alla disponibilità per l’Italia di 13 milioni e 285mila dosi addizionali. Quindi solo con Pfizer, nel nostro Paese sostanzialmente andiamo oltre le 40mila dosi”.

Intanto il vaccino Pfizer/Biontech è diventato il primo vaccino a ricevere la convalida dell’Oms per l’uso di emergenza dall’inizio dell’epidemia. “Un equo accesso globale ai vaccini è fondamentale per combattere la pandemia”.

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