Ricordate il Pierino di Lettera a una professoressa? Il figlio del dottore con tanti libri e cultura contrapposto nel libro cult della scuola di Barbiana di don Lorenzo Milani a Gianni, lo studente povero, figlio di operai? Pierino è esistito davvero. Si chiamava Andrea Milani Comparetti, nipote del priore di Barbiana, astronomo e matematico italiano di fama internazionale, morto nel 2018 a 70 anni in un incidente stradale, a Pisa, dove è stato docente all’università.

Grande carriera accademica, quella del figlio di Adriano Milani, un medico. Il dottore, appunto. Funzionava così nell’Italia di Lettera a una professoressa, libro uscito nel 1967 e venduto in milioni di copie, testo ispiratore della rivolta studentesca del ’68: grazie alla scuola i figli dei “dottori” facevano carriera, i figli degli operai e dei montanari no, finivano per essere bocciati o si fermavano a metà strada degli studi. È come se l’ascensore sociale della scuola, dovendo arrivare al decimo piano, si fermasse al quinto, nei casi migliori.

Il vento del ’68 e il successo di Lettera a una professoressa contribuirono a rendere l’ascensore sociale più egualitario, ma non di molto e non in maniera duratura. Il rettore della scuola Normale di Pisa Luigi Ambrosio, nella prolusione all’anno accademico, ha denunciato come un problema grave “il fenomeno crescente della sempre più alta estrazione sociale dei nostri allievi”.

Di cosa si tratta? Spiega Ambrosio: “Nel passato la Normale funzionava molto meglio come ascensore sociale. Dato che il percorso di studi è completamente gratuito e gli allievi ricevono una retta, tanti ragazzi e ragazze di famiglie meno abbienti avevano possibilità di fare carriera. Cito per esempio uno dei nostri ex allievi più illustri, ora professore emerito, Adriano Prosperi, che ricorda spesso la propria provenienza da una famiglia contadina: per lui la Normale fu veramente un trampolino per allargare i propri orizzonti e le proprie possibilità”. L’indice accusatorio è rivolto alla scuola nel suo complesso: “Le università arrivano al termine di una lunga filiera, in cui evidentemente qualcosa si è spezzato”, conclude Ambrosio.

E, a proposito di filiera, da anni un’altra scuola di eccellenza pisana, il Sant’Anna, seleziona gli studenti di quarta e quinta liceo e li segue per prepararli al balzo decisivo nell’università e non perderli invece, come spesso succede. “Da anni la scuola Sant’Anna sta lavorando sul tema della mobilità sociale e del merito”, spiega la rettrice Sabina Nuti. Esperienze raccolte nel libro Obiettivo Mobilità Sociale (edito dal Mulino).

Il tema della scuola come ascensore sociale è molto dibattuto a Pisa, ma anche nelle altre università. In vetta alla piramide sociale rappresentata in Lettera a una professoressa ci sono sempre più i Pierino, i figli dei dottori. “C’è poco stupirsi: è il risultato del modello di sviluppo degli ultimi 20/30 anni. Un capitalismo finanziario al servizio del consumismo e nemico della cultura e dell’istruzione. Le diseguaglianze prima che economiche sono nell’accesso all’istruzione. Oggi viviamo nell’illusione che internet rende tutti uguali, più o meno”, sostiene l’ex sindaco di Pisa Paolo Fontanelli, amico di Massimo D’Alema che con Fabio Mussi studiò alla Normale. Ma il dibattito è aperto.

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