Doveva essere il “rientro dei cervelli”, è diventato il “ritorno dei campioni”. E ha funzionato: Lukaku, De Ligt, Ibrahimovic. Tutti i più grandi colpi recenti della Serie A sono stati possibili (anche) grazie al Decreto Crescita, che permetteva ai club di pagare le tasse solo sul 50% dell’imponibile, abbattendo così il costo lordo dei maxi-stipendi dei calciatori che arrivano in Italia dall’estero. Adesso però l’agevolazione fiscale rischia di saltare. L’Agenzia delle Entrate l’ha stoppata, perché manca un piccolo decreto attuativo che serviva a completare quel provvedimento.

Il favore, chissà quanto inconsapevole, risale al giugno 2019: era un’estensione a tutte le tipologie di lavoratori, quindi anche agli sportivi professionisti, della misura pensata originariamente da Matteo Renzi per i ricercatori fuggiti all’estero. Un anno fa quando si capì che lo sgravio sarebbe stato applicabile ai calciatori comprati dagli altri campionati ci furono non poche polemiche, anche perché il provvedimento prevedeva un’aliquota ancor più favorevole nelle Regioni meridionali che avrebbe avvantaggiato le squadre del Sud (come il Napoli di De Laurentiis). Finì con un compromesso: niente differenze geografiche e imponibile fissato al 50% (invece che al 30%). Comunque un regalo, se pensiamo a tutti i milioni che avrebbero risparmiato i grandi club sugli ingaggi delle loro nuove stelle. In cambio, avrebbero dovuto versare un piccolo obolo, uno 0,5% del totale, in un apposito fondo per lo sviluppo dei settori giovanili. Il problema è proprio questo: quel fondo non è mai stato costituito. Perché non è mai stato emanato il decreto che avrebbe dovuto definire i suoi criteri e le sue modalità di attuazione.

Non è colpa del pallone, ma della burocrazia. Di questa dimenticanza però si sono accorti gli uffici del governo: lo scorso 9 ottobre il Ministero dell’Economia si è pronunciato con un parere che spiega che “non può essere riconosciuto il regime agevolato previsto finché non sarà adottato il decreto”. E così in questi giorni è arrivato lo stop da parte dell’Agenzia delle Entrate, con una circolare ufficiale: niente decreto per le giovanili, niente sgravi fiscali.

Per le big della Serie A rischia di essere un salasso: Lukaku, De Ligt, Ibrahimovic, ma anche Eriksen, Mkhitaryan, l’elenco dei campioni arrivati a condizioni favorevoli nelle ultime due sessioni di mercato è lungo. I club più colpiti sarebbero Juventus e Inter, per una cifra nell’ordine di 5-10 milioni a stagione, ma anche Milan, Roma e altri pagherebbero dazio. Pure ingiustamente, visto che al momento dell’acquisto pensavano di poter contare su uno sgravio che ora sembra svanire nel nulla. Il danno sarebbe tanto più pesante in un momento di grave crisi economica per tutta la Serie A, in cui diversi club faticano ad arrivare alla fine del mese e vanno avanti solo grazie al rinvio di stipendi e tasse. Nella manovra è entrato un emendamento firmato dal Pd (ma sostenuto da tutta la maggioranza) che prevede il rinvio delle scadenze fiscali fino a fine febbraio: sarebbe una vera beffa veder vanificata questa boccata d’ossigeno da un cavillo burocratico. Per evitarlo basterebbe la pubblicazione del decreto: ma in questo momento tra legge di bilancio, crisi di governo e emergenza Covid, a Palazzo Chigi hanno già molti problemi a cui pensare. Figc e Lega calcio si sono subito attivate per sollecitare un intervento. I club tremano: non hanno soldi per pagare le tasse, figuriamoci quelle impreviste.

Twitter: @lVendemiale

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