Spero che a nessun politico venga voglia di imitare Vincenzo De Luca e superare la fila per agguantare prima degli altri la fiala di vaccino. Farla oggi, quando il criterio di assegnazione di questo medicinale salva vita non dovrebbe ammettere deroghe, significa esercitare un privilegio. Non si chiedeva affatto a De Luca di correre alla prima ora, scegliendo, in ragione del malinteso potere che ritiene di godere, di saltare la fila.

Non è un bell’esempio, non deve essere questa, e speriamo davvero che non lo sia, la scelta dei politici che devono invece provvedere alla migliore organizzazione di un processo di per sé lungo e già abbastanza complicato.

De Luca, che non ha mancato di rilevare come la giornata sia stata un po’ troppo enfatizzata dal governo di Roma, ha pensato, nell’idea che il potere napoletano gli conceda anche l’esercizio incorporato dell’abuso, di badare a sé prima che agli altri.

Dirà – statene certi – che si è sacrificato per il pubblico a casa, per i concittadini addolorati e inquieti, e lo dirà usando al solito le parole come polvere da sparo.

La verità è però più potente della commedia dell’arte.

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