Il Natale 2020, tutti lo dicono, sarà un Natale “diverso”. Al di là di tutto quello che si può fare e non fare per il decreto, per ridurre il contagio, una cosa dovremmo mettercela in testa. Il modello capitalistico, di crescita infinita, con cui siamo cresciuti, ha fallito. Ha palesato tutta la sua straordinaria debolezza. E’ ora di cambiare e di cambiarci. Partiamo dal Natale, almeno proviamoci.

Questo Natale (e tutto il resto del prossimo anno) improntiamolo alla sobrietà, al ridurre le aspettative, al rallentare i ritmi. Come diceva Alex Langer, impostiamo la nostra vita al motto “lentius, profundius, suavius”– più lento, più profondo, più dolce –, riscoprire e praticare dei limiti: rallentare (i ritmi di crescita e di sfruttamento), abbassare (i tassi di inquinamento, di produzione, di consumo), attenuare (la nostra pressione verso la biosfera e ogni forma di violenza). Come, praticamente?

“Cogliamo” l’occasione del Covid. Non si può andare a sciare? Bene. Facciamocene una ragione e proviamo a riflettere, informiamoci su quanto sono devastanti gli impianti sciistici, e la neve artificiale: soprattutto ora, in tempo di riscaldamento globale, è del tutto assurdo intestardirsi a sciare.

Non si può volare nelle mete esotiche, che andavano tanto di moda nei Natali passati? Bene, mettiamoci in testa che non potremo più schizzare come palline impazzite da una parte all’altra del globo, con tutto il carico di tonnellate di CO2 connesse. Torniamo ad apprezzare la bellezza di camminare, pedalare, viaggiare lenti, in treno, visitare i luoghi più vicini, e nei giorni “blindati” andiamo al parco… senza auto. Guardiamoci attorno, e respiriamo. Il Covid è stato chiaro, anche se noi siamo poco attenti e non vogliamo ascoltare.

Nuove pandemie arriveranno, dice l’Ipbes, anche più feroci, letali e catastrofiche di questa, se non smetteremo di tartassare l’ambiente. E badate bene, l’ambiente viene impoverito e saccheggiato da una minoranza della popolazione mondiale, che vive nel Nord del mondo e consuma la stragrande maggioranza delle risorse del pianeta. Dobbiamo riequilibrare, ridurre.
Papa Francesco diceva “Pensavamo di restare sani in un pianeta malato” e invece…

Il Covid, secondo il Lancet, è una “sindemia”, perché collegato e reso più letale da altre malattie e fattori sociali: obesità, inquinamento, malattie croniche che ci indeboliscono e che derivano dalla nostra sbagliata alimentazione e dall’esposizione a inquinamento.

Non solo: gli allevamenti intensivi, secondo Ipbes, favoriscono la diffusione di virus, tanto che gli scienziati propongono di ridurre e tassare il consumo di carne (e non solo). La loro estensione sottrae spazio alla natura, facilita i contatti tra animali selvatici e animali allevati, e favorisce lo “spillover” (salto di specie del virus). Gli animali allevati sovraffollati, stressati, immobilizzati, sottoposti a indicibili torture fisiche e psichiche, separati dai loro cuccioli, sono deboli e malati, sottoposti a trattamenti antibiotici anche preventivi che favoriscono il diffondersi dell’antibiotico-resistenza. “Cambiare il modo di mangiare non sarà sufficiente di per sé a salvare il pianeta, ma non possiamo salvare il pianeta senza cambiare il nostro modo di mangiare” scrive Foer.

Iniziamo a salvare il mondo, prima di cena (e di Natale). Non acquistiamo carne da allevamento intensivo. Al limite (poca) carne biologica da piccoli allevamenti. Riduciamo anche il pesce, e se vogliamo proprio comprarlo leggiamo la guida di Slowfood. Abbondiamo con legumi, cereali, verdure di stagione, acquistando direttamente dai produttori. Cogliamo l’occasione per iscriverci ai Gas (gruppi di acquisto locali), acquistiamo dai piccoli negozi di quartiere.

E infine… i regali: pochi ma buoni. Il top sono i libri! (Meglio se in carta riciclata). Sosteniamo le piccole librerie, gli scrittori e il mondo della cultura, che sta soffrendo molto in questa crisi (ma evitiamo Amazon). Tanti altri oggetti non servono, ma l’informazione e la cultura sono vitali. Oppure regalare piccoli oggetti autoprodotti, a costo zero.

E per i bambini? Scegliamo libri e giochi etici, durevoli, intelligenti. Ce ne sono tanti, dalle costruzioni, agli scacchi, ai giochi da tavola. Regalare vestiti? Se necessario. Ma evitiamo la fast fashion che inquina drammaticamente l’ambiente. Lasciamoci incantare dalla moda etica. Pochi vestiti ma buoni (e belli). Nelle piccole botteghe del commercio equo e solidale, o di moda etica, troverete colori, maglioni, poncho, batik che scaldano il cuore.

E la tecnologia? In tempo di Covid, con Dad, riunioni on line, videotelefonate a parenti lontani, la tecnologia è vitale, ma il consiglio resta quello di “ritardare” l’età per il primo smartphone. Meglio un pc, se non c’è in casa. Lo smartphone personale è un oggetto dispendioso, delicato, impattante, che si può rompere facilmente, se lo regaliamo per Natale a nostro figlio di 10 anni saremo costretti a ricomprarglielo almeno (se va bene) una volta l’anno. Dovendo acquistare uno smartphone, ci si può rivolgere ai piccoli negozi del riparo e del riuso, che in genere ne hanno di rigenerati, o di usati. Altrimenti, comprare quello etico, il Fairphone: azienda olandese che usa prodotti e minerali provenienti dal commercio equo e solidale o riciclati.

Insomma, le alternative ci sono, e vanno sperimentate. Cambiare è possibile e necessario. Buon Natale!

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