Alla fine è stato approvato. Dopo lunghissime trattative e innumerevoli veti incrociati, Democratici e Repubblicani hanno trovato in extremis l’accordo e votato a favore del secondo pacchetto di aiuti alla popolazione americana, per un totale di 900 miliardi di dollari, insieme alla nuova legge di bilancio da 1,4 trilioni. Un pacchetto decisamente più leggero del primo, ma che dovrebbe dare respiro a un Paese che negli ultimi mesi ha visto crescere costantemente la quota di cittadini sotto la soglia di povertà.

Nella serata americana di lunedì è stato approvato l’accordo per un secondo pacchetto di aiuti alla popolazione americana, dopo il Cares Act da 2,2 trilioni dello scorso marzo, per un totale di 900 miliardi di dollari. Nello specifico il pacchetto comprende: un contributo di 600 dollari per ogni adulto con reddito non superiore a 75mila dollari, con un importo a scalare per reddito maggiore, e altri 600 dollari per ogni figlio a carico. Una somma dunque dimezzata rispetto ai 1.200 dollari del pacchetto precedente; un contributo di 300 dollari a settimana per potenziare i sussidi alla disoccupazione (anche in questo caso la metà rispetto ai 600 dollari stanziati in precedenza); aiuti alle piccole imprese, con prestiti forgivable (quindi senza obbligo di restituzione) all’interno Paycheck Protection Program, per 284 miliardi, e 15 ulteriori miliardi dedicati al finanziamento di “spettacoli dal vivo, cinema indipendenti e istituzioni culturali”; 15 miliardi per le compagnie aeree; una dotazione di 82 miliardi per l’istruzione, diretta a scuole e college, inclusi aiuti per mettere in sicurezza le aule e riaprire i cancelli; l’estensione della moratoria contro gli sfratti, che sarebbe scaduta alla fine dell’anno, e 25 miliardi di sostegno agli affitti; 10 miliardi per assistenza pediatrica e ulteriori 13 miliardi per Supplemental Nutrition Assistance Program, destinato a bambini e famiglie bisognose; 7 miliardi per favorire l’accesso alla banda larga, e aiutare la popolazione a collegarsi da remoto; 30 miliardi di dollari per l’approvvigionamento e la distribuzione del vaccino anti-coronavirus; detrazioni fiscali alle imprese in relazione alle assenze dei lavoratori per malattia.

La polemica politica – Il pacchetto di aiuti, il secondo per dimensioni nella storia Usa, è stato unito alla nuova legge di bilancio per la spesa federale, dell’importo di 1,4 trilioni di dollari. Per questo motivo il documento complessivo, rilasciato solo poche ore prima del voto, contava 5.593 pagine ed è stato proposto al Congresso nell’inedita formula: prendere o lasciare, senza possibilità di essere emendato. Malumori sono emersi in entrambi gli schieramenti per le massive dimensioni del testo e i tempi ristretti. Il repubblicano Andy Biggs ha commentato: “Nessuno sarà in grado di leggerlo interamente. Gli interessi particolari vincono, l’America perde”. E a questo riguardo non sono mancate agevolazioni fiscali inserite ad hoc nelle pieghe della legge, e dunque non specificamente rivolte a combattere le conseguenze della pandemia: da quelle dirette all’efficientamento energetico e alle rinnovabili, a quelle dedicate a birrai, produttori di vino e distillatori. Sull’altra sponda, la democratica Alexandria Ocasio-Cortez ha invece dichiarato: “I membri del Congresso devono vedere e leggere le proposte su cui bisognerà votare. Gli americani meritano di meglio”. Domenica il Congresso aveva approvato una risoluzione per permettere di continuare le trattative e giungere al voto finale, e superare la precedente scadenza fissata al 20 dicembre. Per arrivare all’accordo le parti hanno messo da parte le divergenze emerse su alcuni punti critici: nulla di fatto sugli aiuti a livello statale e locale (richiesti dai dem) e sulle limitazioni di responsabilità delle imprese (tematica Gop), così come è stato trovato un compromesso sulla controversia dell’ultim’ora sollevata dal senatore repubblicano Pat Toomey, interessato a difendere l’indipendenza della Federal Reserve e il suo esclusivo ruolo di prestatore di ultima istanza in casi di dissesto.

Disconnessione tra povertà e disoccupazione – Con la conclusione degli aiuti promossi dal precedente pacchetto, cioè dallo scorso giugno ad oggi, quasi 8 milioni di americani sono finiti sotto la soglia di povertà, secondo un’analisi di Jeehoon Han (Zhejiang University), Bruce D. Meyer (University of Chicago, NBER, AEI) e James X. Sullivan (University of Notre Dame), sui dati forniti quasi in tempo reale dallo U.S. Census Bureau. Nello specifico la povertà è cresciuta dal 9,3% di giugno all’11,7% di novembre, nonostante nello stesso periodo la disoccupazione si sia ridotta dall’11,1% al 6,7 per cento. “Questa disconnessione tra povertà e disoccupazione non è sorprendente, dato che alcuni aiuti del governo si sono estinti, i sussidi alla disoccupazione in genere rappresentano solo la metà del reddito precedente, e 5 milioni di persone hanno lasciato la forza lavoro nell’ultimo anno, e quindi non vengono calcolati come disoccupati”, scrivono i ricercatori.

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