di Gianluca Felicetti*

Al Ministro della Salute Roberto Speranza

Onorevole Ministro,

ancora oggi sugli animali vengono testati gli effetti di sostanze d’abuso quali alcol, droghe e tabacco. Esperimenti sui vizi dell’uomo che procurano, ogni anno, dopo atroci sofferenze, la morte di migliaia di animali oltre a basarsi su un modello sperimentale che fa riferimento ad approcci scientifici del secolo scorso che vanno superati nell’ottica di dare un futuro diverso al nostro Paese.

Infatti, nonostante le evidenze scientifiche e le innovative nozioni sui meccanismi legati alla dipendenza grazie a studi epidemiologici ed evidenze cliniche, continuano ad essere autorizzate e finanziate ricerche su animali per ripetitive e infruttuose investigazioni.

In Italia, Paese dove l’attenzione sull’utilizzo di animali nella ricerca è alta e sempre più osteggiata, abbiamo l’opportunità di dare un segnale concreto di cambiamento grazie al bando delle sperimentazioni su animali per le sostanze d’abuso e gli xenotrapianti, come voluto dalla legge in vigore, approvato dalla Camera già nel 2013 e sostenuto da oltre 200 ricercatori e 50.000 cittadini.

Le alternative esistono già e l’Italia ha numerosi ricercatori che lavorano proprio nel campo dei metodi alternativi ritenendoli maggiormente predittivi, utili e rapidi, oltre ad essere richiesti, come prioritari, dalla norma vigente, come evidenzia il recente database sulle Non-Animal Technologies che vede prestigiosi e numerosi contributi nazionali.

Purtroppo, sono stati numerosi i tentativi volti a cancellare i traguardi ottenuti a favore della ricerca e dei diritti degli animali e hanno comportato il posticipo di oltre sei anni dell’entrata in vigore di questi fondamentali divieti. Non ultimi i tre emendamenti presentati recentemente al Disegno di Legge del Governo “Legge europea 2019-2020” che non a caso non contiene su proposta del Suo Ministero queste modifiche alla norma in vigore.

Il primo, 24.01, volto a cancellare del tutto i divieti a firma Rina De Lorenzo (LeU, ex M5S), Marco Bella (M5S), Bologna (Misto, ex M5S), Carnevali (Pd), De Filippo (Pd), Galizia (M5S), Beatrice Lorenzin (Pd), Misti (M5S), Nappi (M5S), Rizzo Nervo (Pd), Pini (Pd), Rostan (Iv), Siani (Pd), Trizzino (M5S), Vacca (M5S), Leda Volpi (M5S) e altri due volti a cancellarlo, il 24.02, o posticiparlo, il 24.03, di altri due anni, proposto da Rossana Boldi (Lega) e altri deputati del suo partito: De Martini, Foscolo, Lazzarini, Locatelli, Panizzut, Paolin, Sutto, Tiramani, Bazzaro, Bianchi, Giglio Vigna, Lucentini, Maggioni.

Un meschino tentativo di approfittare del meccanismo per l’armonizzazione delle normative degli Stati membri contro il recepimento restrittivo della Direttiva europea 2010/63, avvenuto con il Decreto Legislativo 26 del 2014, procedura d’infrazione 2016/2013 ferma non a caso da quattro anni al parere motivato, mai andata avanti, a rappresentare questo la mancanza di reale volontà della Commissione Europea a sanzionarci poiché il recepimento restrittivo non è una misura, di fatto, a favore dell’Italia ma di tutta l’Unione Europea.

Ricordiamo, infine, che grazie alla Sua volontà e il Suo impegno, lo scorso febbraio, è stato approvato l’aumento a sei milioni di euro in tre anni per il rifinanziamento di enti pubblici di ricerca sui test alternativi, quindi cogliamo l’occasione per ribadire la necessità di attivarlo fin da subito, in risposta anche alla situazione sanitaria di emergenza attuale che necessita di una ricerca affidabile e veloce, e pianificare un piano attuativo effettivo che possa concretizzare e rendere fruibile tali fondi, ad esempio seguendo quanto fatto dalla Regione Emilia Romagna che da anni promuove un bando a sostegno delle ricerche con modelli alternativi che Lei potrebbe lanciare su piano nazionale dandone visibilità e comunicazione sia a chi lavora nel settore che ai cittadini che rappresenta.

Le chiediamo, quindi, di non rimandare ancora i divieti previsti dal 1° gennaio 2021, dando anche il suo parere negativo agli emendamenti sopracitati che saranno in votazione nella Commissione politiche europee della Camera dopo l’8 dicembre.

Un gesto semplice ma determinante, che le permetterà di distinguersi da chi l’ha preceduta, che darà un segnale di supporto e implementazione verso tecniche di ricerca alternative e innovative che possano aiutare il problema dilagante della dipendenza come fatto in altri Stati dell’Ue, oltre a creare posti di lavoro e incentivare una scienza giusta, affidabile e rapida.

Cordialmente

*Presidente Lav

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