Sembrava ormai fatta e invece il disegno di legge sui defibrillatori è ancora fermo in Senato e non si sa fino a quando. Approvato all’unanimità alla Camera il 30 luglio 2019, è bloccato da oltre un anno alla commissione Sanità di Palazzo Madama nonostante una compatta volontà trasversale della politica di licenziarlo nel più breve tempo possibile. “Manca il parere della commissione Bilancio, che non può procedere finché la Ragioneria generale dello Stato non darà il via libera sulla copertura economica. Eppure il testo era già passato così com’è a Montecitorio, mi sembra strano che oggi non si trovino le risorse per un provvedimento così importante che potrebbe salvare migliaia di vite umane”, dichiara la presidente della commissione Sanità del Senato, la renziana Annamaria Parente.

Ogni anno in Italia le vittime per arresto cardiaco improvviso sono 60mila. In Europa, 400mila. La proposta di legge definisce un piano di cinque anni (che può essere aggiornato) per la progressiva diffusione e utilizzo dei defibrillatori (semiautomatici o automatici) nelle pubbliche amministrazioni, nelle scuole e università, e in tutti gli scali e i mezzi aerei, ferroviari e marittimi, con un budget massimo annuale di 2 milioni di euro (a decorrere dal 2020).

“Il testo è sicuramente perfettibile – continua Parente – ma pur di farlo approvare subito, prima dell’estate c’è stato un accordo di maggioranza per lasciarlo così com’è, senza discutere eventuali emendamenti, evitando quindi ulteriori passaggi e un allungamento dei tempi. Abbiamo perso tanti giovani – conclude -, la morte per arresto cardiaco può colpire chiunque, non solo chi soffre di una patologia cardiaca, per questo è fondamentale promuovere l’uso dei defibrillatori ovunque da parte dei cittadini”. Nel 70% dei casi l’arresto cardiaco avviene infatti fuori dell’ospedale, in presenza di altre persone, riferisce l’Italian resuscitation council (Irc), il gruppo italiano per la rianimazione cardiopolmonare, ma solo nel 15 per cento dei casi i presenti iniziano subito le manovre di rianimazione cardiopolmonare.

Se questa percentuale aumentasse, sottolinea l’Irc, si potrebbero salvare ogni anno decine di migliaia di vite umane, considerato che un intervento rapido aumenta di due-tre volte le possibilità di sopravvivenza. “Il tempo medio di arrivo di un’ambulanza è di 8 minuti ma già dopo quattro minuti dall’arresto cardiaco, in assenza di ossigeno, i neuroni iniziano a morire”, spiega Giuseppe Ristagno, presidente di Irc e anestesista al Policlinico di Milano. Il progetto di legge, composto di nove articoli, prevede inoltre incentivi da parte degli enti territoriali per l’installazione dei defibrillatori in centri commerciali, condomini, alberghi e strutture aperte al pubblico, ed estende l’obbligo per le società sportive di dotarsi dell’apparecchio salvavita anche per gli allenamenti oltre che per le competizioni.

Altri obiettivi sono le iniziative di formazione sulle tecniche di rianimazione cardiopolmonare di base e sull’uso del defibrillatore (semiautomatico e automatico) anche nelle scuole. Un’app integrata con i servizi delle centrali operative del sistema di emergenza sanitaria (112 o 118) per la rapida geolocalizzazione dei soccorritori (individuati tra quelli registrati su base volontaria negli archivi informatici della centrale operativa territorialmente competente) e dei defibrillatori più vicini al luogo dove si è verificata l’emergenza. Infine, campagne di sensibilizzazione per promuovere la cultura del primo soccorso, rivolte a docenti, studenti e genitori, oltre che al servizio pubblico radiotelevisivo.

Ristagno chiarisce: “Usare un defibrillatore in realtà è semplice, anche se in molti hanno paura di non riuscirci e di fare danni. Ci sono delle immagini esplicative applicate sulle placche o sul dispositivo, inoltre quando l’apparecchio è acceso manda dei messaggi vocali sulle procedure da effettuare. Il soccorritore può essere guidato passo per passo anche dall’operatore del 112 o 118”. Come presidente di Irc Ristagno propone che in fase attuativa venga introdotta comunque l’immunità giuridica del soccorritore, perché “chi interviene in caso di arresto cardiaco sta provando a salvare una vita e deve essere tutelato dalla legge”, e vengano predisposti dei registri epidemiologici sugli arresti cardiaci, “fondamentali per individuare le aree con la concentrazione più alta di emergenze e per sapere quindi dove è più utile dislocare i defibrillatori”.

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