L’erario si prepara a incassare poco meno di 10 miliardi di euro con il saldo dell’Imu di mercoledì prossimo portando il gettito complessivo dell’imposta a un soffio dai 20 miliardi di euro. E’ quanto emerge dal rapporto Imu 2020 elaborato dalla Uil. I calcoli tengono conto delle abolizioni di rate decise nel 2020 per alcuni immobili strumentali alla produzione. Saranno chiamati ai versamenti oltre 25 milioni di proprietari di immobili diversi dall’abitazione principale (il 41% sono lavoratori dipendenti e pensionati).

ll costo medio complessivo dell’IMU su una «seconda casa», ubicata in un capoluogo di provincia sarà di 1.070 euro medi (535 euro da versare con la rata di dicembre) con punte di oltre 2 mila euro nelle grandi città. La media dell’aliquota applicata per le seconde case tra IMU e TASI, ammonta al 10,5 per mille e, in molti Comuni (480 municipi di cui 18 Città capoluogo), è in vigore «la ex addizionale TASI», fino a un massimo dello 0,8 per mille, introdotta per finanziare negli scorsi anni le detrazioni per le abitazioni principali, così da portare in questi Comuni l’aliquota fino all’11,4 per mille.

La classifica dei capoluoghi – Secondo i risultati del rapporto, il costo maggiore in valore assoluto per una seconda casa a disposizione si registra a Roma con 2.064 euro medi; a Milano, invece, si pagheranno 2.040 euro medi; a Bologna 2.038 euro; a Genova 1.775 euro; a Torino 1.745 euro. Valori più «contenuti», invece, ad Asti con un costo medio di 580 euro; a Gorizia con 582 euro; a Catanzaro con 659 euro; a Crotone con 672 euro; a Sondrio con 674 euro. Secondo quanto segnala il rapporto Uil se si prendono poi in considerazione i costi Imu sulle prime case cosiddette di lusso (abitazioni signorili, ville e castelli), ubicate in un capoluogo di provincia, il costo medio è di 2.610 euro (1.305 euro per il saldo), con punte di oltre 6mila euro nelle grandi Città.

La proposta di abolizione – Vale la pena ricordare come l’emendamento presentato da un gruppo di parlamentari di Pd, Leu e Movimento 5 stelle per l’introduzione di un prelievo patrimoniale a partire dai 500mila euro, preveda l’abolizione di questa imposta (oltre che dei bolli sui dossier titoli). Nel caso dell’aliquota più bassa (0,2%) chi fosse in possesso di una seconda casa si troverebbe quindi alla fine in molti casi con un saldo positivo, visto che il versamento per la patrimoniale sarebbe di mille euro.

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