Il Viminale sta predisponendo le misure da adottare in vista delle Feste per spingere gli italiani a rispettare le norme dell’ultimo Dpcm. In questo quadro la ministra Luciana Lamorgese ha annunciato che circa 70mila militari si affiancheranno alle forze dell’ordine per i controlli. Non ci sarà una “militarizzazione delle città”, però, “toccherà ad ognuno di voi evitare che ci siano file di persone ravvicinate”. La sorveglianza sarà fatta “con equilibrio“. Nella circolare inviata dal Viminale ai prefetti, si chiede attenzione alle “principali arterie di traffico e sui vari nodi delle reti di trasporto” per monitorare gli spostamenti delle persone. Le linee guida firmate dal capo di Gabinetto del ministero dell’Interno, Bruno Frattasi, toccano anche il tema del rientro a scuola previsto dal 7 gennaio: una Regione, se “dovesse incorrere in criticità di varia natura” (ma in particolare legate ai traporti), può disporre la chiusura e il ritorno alla didattica a distanza.

I controlli – Il capo di Gabinetto Frattasi suggerisce attenzione nei controlli alle principali arterie di traffico e nelle stazioni per vigilare sul rispetto delle norme e delle limitazioni che riguardano gli spostamenti tra regioni dal 21 dicembre al 6 gennaio e, tra i Comuni, nelle giornate di Natale, Santo Stefano e Capodanno. Ai prefetti viene poi chiesto di predisporre “mirati servizi di controllo del territorio, specie in prossimità delle festività natalizie, dedicando particolare attenzione alle aree di maggiore affollamento“.

Il no alle seconde case – La circolare ricorda che “dal 21 dicembre al 6 gennaio opera il divieto di spostamenti tra regioni o province autonome diverse, indipendentemente dal rispettivo livello di rischio, salvo che non ricorrano comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute”, ma “resta comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione, con esclusione degli spostamenti verso le seconde case ubicate in altra regione o provincia autonoma”.

L’autocertificazione – “Si evidenzia che tra le situazioni di necessità, per le quali resta fermo l’uso del modulo di autodichiarazione, può farsi rientrare, a mero titolo di esempio, l’esigenza di raggiungere parenti, ovvero amici, non autosufficienti, allo scopo di prestare ad essi assistenza”, si legge sulla circolare del Viminale indirizzata ai prefetti.

Un tavolo per la scuola – La circolare si concentra sul 7 gennaio, il giorno in cui ripartirà la didattica in presenza per il “75% della popolazione studentesca“. E’ necessaria quindi la convocazione di un tavolo “al fine di elaborare per tempo il documento operativo, previsto dalla norma, contenente le varie misure che i diversi attori istituzionali dovranno porre in essere nell’ambito delle rispettive competenze”, sottolinea la circolare.

Le Regioni possono chiudere la scuola – “Il ricorso al potere di ordinanza regionale, con efficacia limitata all’ambito provinciale per il quale dovesse rendersi necessario il suo esercizio, si configura come intervento ‘di chiusura‘, ipotizzabile nel caso in cui l’azione diretta a riattivare la didattica in presenza dovesse incorrere in criticità di varia natura, non superabili attraverso l’espletamento della fase di coordinamento”, recita ancora la circolare del Viminale indirizzata ai prefetti, nel paragrafo riguardante l’attività didattica in presenza. In vista della riapertura delle scuole in presenza, il capo di Gabinetto specifica quindi che in caso di criticità emerse durante il tavolo presieduto dal Prefetto sui trasporti, le Regioni possono decidere di richiudere.

Biblioteche aperte – “Nel confermare la sospensione delle mostre e dei servizi di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura” è prevista “l’apertura delle biblioteche, con la precisazione che i relativi servizi sono offerti su prenotazione, nonché degli archivi, fermo restando il rispetto delle misure di contenimento dell’emergenza epidemiologica”, precisa infine la circolare.

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