“Se abbassiamo la guardia, la terza ondata è dietro l’angolo”. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, non usa mezzi termini per anticipare al Parlamento qual è la linea del governo sul nuovo dpcm che sarà vigore dal 4 dicembre. I dati dell’ultimo monitoraggio settimanale sull’andamento della pandemia confermano che “le misure messe in campo stanno funzionando“, a partire dalla divisione del Paese in tre fasce di rischio. Ma attenzione “a non scambiare un primo raggio di sole con lo scampato pericolo“, avverte Speranza, ricordando che le “leggerezze dell’estate” hanno portato il virus a “tracimare” a settembre. Una situazione che “non può ripetersi”, vista la pressione ancora alta sugli ospedali e i contagi quotidiani a quota 20mila. È per questo che, annuncia il ministro, durante le feste le “limitazioni saranno rafforzate“. Speranza non entra nei dettagli del provvedimento, ma conferma un’indiscrezione trapelata in mattinata sui quotidiani: “Oltre a disincentivare gli spostamenti internazionali e a limitare quelli tra le Regioni – così come avviene oggi tra quelle in zona arancione e rossa – a Natale, Santo Stefano e Capodanno ci sarà il blocco degli spostamenti tra Comuni“.

Resta la divisione a zone – La prima “scelta di fondo” che il governo ha fatto per le festività, continua il ministro, è quindi quella di “limitare i contatti non indispensabili tra le persone” ed evitare “potenziali assembramenti”, come quelli legati allo sci. Se la chiusura degli impianti viene quindi confermata, non è ancora chiaro se verranno concesse deroghe allo stop degli spostamenti (resta garantito il rientro al proprio paese di residenza), ad esempio ai parenti di primo grado. Su questo Speranza si è detto disponibile ad ascoltare eventuali proposte da parte delle Camere. Il secondo pilastro su cui si baserà il nuovo dpcm è la riconferma della “classificazione delle Regioni”. Il sistema “delle tre zone ha dato risultati soddisfacenti”, rivendica Speranza. Anche se i tecnici del ministero e dell’Iss si stanno confrontando con le Regioni sui 21 parametri che determinano l’inserimento in ciascuna fascia di rischio (dopo le contestazioni dei governatori), “l’impianto di fondo è corretto e permette di agire in modo proporzionale al variare delle condizioni epidemiologiche”, aggiunge. E così sarà anche durante le vacanze. D’altronde il meccanismo ha permesso di “piegare la curva senza il lockdown generalizzato” della primavera scorsa, che “altri Paesi sono stati costretti a scegliere” anche adesso.

“Rt presto sotto l’1, ma restano grandi difficoltà” – Durante il suo discorso al Senato, il titolare della Salute ha poi mostrato ottimismo sull’andamento dei contagi. “L’indice Rt è passato da 1,7 a 1,08 in quattro settimane, e sono fiducioso che a breve possa scendere sotto l’1″. Una soglia, spiega, ritenuta “essenziale per riportare i contagi sotto controllo” e che permetterà il graduale “rientro in presenza a scuola degli studenti delle superiori“. Resta il fatto che “permangono grandi difficoltà. La circolazione sostenuta del virus rende difficile il contact tracing e può alimentare focolai. C’è forte pressione sugli ospedali, dall’area medica alle terapie intensive”. Secondo Speranza, quindi “per la stabilizzazione dei primi risultati positivi c’è bisogno di altre settimane di sacrifici e poi una robusta cura di mantenimento” in vista del vaccino. A questo proposito, il ministro ha illustrato ai parlamentari il piano per la distribuzione e la somministrazione che partirà da gennaio. “L’acquisto del vaccino è centralizzato e somministrato gratis a tutti gli italiani, è un bene comune un diritto assicurato a tutte le persone. Nessuna diseguaglianza sarà ammissibile nella campagna di vaccinazione”, ha annunciato.

La tabella di marcia in vista della firma – Terminata l’informativa a Palazzo Madama, la maggioranza ha approvato la risoluzione sulle comunicazioni del ministro. Ora Speranza è atteso a Montecitorio. In agenda c’è pure il vertice decisivo con le Regioni per ultimare i dettagli del provvedimento. La tabella di marcia prevede che venga firmato entro la mezzanotte del 3 dicembre, data che coincide con la scadenza del precedente provvedimento. Non sono quindi ammessi ritardi. Alcuni dettagli sui contenuti sono stati anticipati dal ministro, altri sono già trapelati nei giorni scorsi. Come il coprifuoco, che resta confermato alle 22, la possibilità di andare a pranzo al ristorante, lo stop a sci e crociere. Dopo una lunga riunione notturna del premier Giuseppe Conte con i capi delegazione, infatti, il governo ha deciso di sposare la linea dura per evitare che le festività natalizie possano dare il via alla terza ondata dell’epidemia di coronavirus. Resta invece il nodo dei ricongiungimenti tra parenti di primo grado, al momento non presente nella bozza del dpcm, inizialmente pensato per evitare che milioni di anziani possano restare soli durante i giorni di festa.

La bozza del dpcm – Dal 21 dicembre al 6 gennaio, infatti, ci si potrà spostare tra le Regioni solo per raggiungere la propria residenza e forse anche il proprio domicilio, oltre che per provati motivi di lavoro, salute o necessità. Non ci si potrà invece spostare per fare cenoni o andare verso le seconde case fuori Regione: “Non possiamo rischiare di far ammalare i nostri nonni e non possiamo ignorare che abbiamo ancora centinaia di morti ogni giorno”, è la tesi del governo. In più, c’è la decisione di blindare le principali festività stabilendo che il 25 e 26 dicembre e il primo gennaio non si potrà uscire dal proprio Comune. Sulle persone da ospitare a cena o a pranzo a casa non arriveranno regole e divieti, ma raccomandazioni e l’invito a evitare di stare con persone non conviventi. In tutto il periodo, compreso il Natale, resterà il coprifuoco dalle 22 e l’apertura dei negozi fino alle 21. La messa di Natale – ma su questo valuta la Cei – dovrebbe svolgersi alle 20. Altri nodi restano da sciogliere e lo saranno solo dopo il confronto con il Parlamento e con le Regioni: qualcosa potrebbe cambiare. Sulla chiusura degli alberghi vicini alle piste da sci, ad esempio, si dibatte a lungo ma una decisione non è ancora stata presa. Certa invece la chiusura almeno fino a gennaio degli impianti (Francia e Germania dovrebbero fare come l’Italia, ha detto il premier nel pomeriggio di ieri) e per evitare il contagio di ritorno da altri Paesi che hanno gli impianti aperti, dovrebbe esserci obbligo di quarantena. Le crociere subiranno uno stop, per evitare che le feste vietate a terra alla fine si svolgano in mare.

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