I benaltristi, coloro che aspettano sempre qualcosa dall’altro, e quando l’altro la offre la rifiutano immaginando naturalmente qualcos’altro, ci dicono che non bisogna terrorizzare gli italiani, già stressati dal virus, con un altro incubo: la patrimoniale. Perché i nostri concittadini benestanti correrebbero a portare all’estero i loro soldini, a sotterrarli in qualche caveau delle Bahamas, e disperderli, come ceneri del Santo, in luoghi sconosciuti. Ne soffrirebbe la nostra economia e ancor di più la coesione sociale.

I benaltristi (mediamente anche assai benestanti) avvisano i parlamentari incoscienti che hanno avanzato questa proposta, di ritirarla subito e far mente locale sui temi scottanti dell’attualità politica, tra i quali spicca la questione che alimenta tante polemiche: con chi trovarsi a tavola a Natale e Capodanno.

I benaltristi sono coloro che avvertono che i ristori sono striminziti, troppo sotto le necessità. E il governo deve muoversi per far fronte alle esigenze dei milioni di italiani che dalla pandemia hanno subito uno shock economico.

I benaltristi naturalmente analizzano come la società sotto scacco del virus sia divenuta ancora più diseguale. Con una metà di essa che mangia al sicuro e porta i soldi, che guadagna comunque, n banca. E l’altra metà che si va affamando.

E sanno, i benaltristi, che sono di buone letture, di alti redditi e di altissime competenze, che questo è il momento per decidere altri scostamenti di bilancio, cioè fare più debiti, per tenere insieme la vita collettiva ed economica del Paese.

Tra l’altro i benaltristi, sempre giudiziosi, ci dicono ogni giorno che i debiti che stiamo facendo oggi li pagheranno domani i nostri figli. Che siamo degli incoscienti, che non abbiamo il minimo senso del dovere, della solidarietà, che facciamo terra bruciata, che prepariamo per i giovani un domani di rinunce.

Tra i benaltristi, la maggioranza degli italiani, esiste però una fetta (modesta) di illuminati super generosi che si dichiarano anche disposti a sostenere un contributo di solidarietà, e ci assicurano che volentieri darebbero l’esempio, se però a richiederlo fosse un altro governo, perché di questo non si fidano.

Un’altra fetta di benaltristi, ligia al dovere di pagare le tasse e perciò molto più seccata dall’incredibile evenienza di pagarne altre, si dice indisponibile e questo sarebbe il momento giusto di far pagare gli evasori, coloro che dichiarano uno al posto di dieci o di cento, e sfuggono a ogni dovere. Hanno un patrimonio pingue (case, gioielli e ricchi conti in banca) ma un reddito da straccioni.

E allora la patrimoniale, in modo che il patrimonio oltre una soglia (cinquecentomila? Un milione di euro?) e non i redditi dichiarati fossero sottoposti a tassazione straordinaria (duemila euro per chi detiene un patrimonio di un milione di euro)?

Ma qui si ritorna al punto di partenza. I benaltristi ci ricordano che solo degli incoscienti, coi tempi che corrono, chiederebbero ai ricchi di dare qualcosa in più, per far fronte alla più diseguale delle società. La patrimoniale? Ma siamo pazzi? Ma non capiamo che non è all’ordine del giorno, che il Parlamento mai e poi mai si farebbe promotore di una misura che provocherebbe – se solo fosse annunciata – un fuggi fuggi dei capitali? Concentriamoci invece sulle urgenze: a Natale, per esempio, abbiamo capito con quanti si può cenare e ritrovare un po’ di quel sorriso che abbiamo perso?

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