C’è l’apertura da parte del presidente del Consiglio Giuseppe Conte ai ricongiungimenti familiari tra Regioni per Natale. La disponibilità alla riflessione per consentire in via eccezionale gli spostamenti è arrivata, spiegano fonti all’agenzia Ansa, durante la riunione con i capigruppo sulle misure che saranno nel prossimo dpcm del 3 dicembre. Resterebbe comunque un’eccezione, perché, come ha ricordato il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia dopo l’incontro con i governatori, “si chiederà la limitazione temporanea degli spostamenti tra Regioni gialle” proprio in occasione delle feste. La principale preoccupazione rimane quella di “non vanificare gli sforzi fatti finora”. Ma anche un membro del Cts, Fabio Ciciliano, intervistato dal Corriere si è detto convinto che si possa trovare la quadra per far riunire le famiglie “spaccate dalla distanza dei figli lontani per motivi di lavoro o di studio”, magari “nell’unico momento dell’anno che hanno per incontrarsi”.

Così, fermo restando che sarà sempre consentito rientrare nella propria città di residenza o domicilio, tra le ipotesi allo studio c’è quella di autorizzare gli spostamenti tra Regioni gialle per ricongiungersi con i “parenti di primo grado“, mentre non è ancora chiaro se verrà raccomandato un tetto ai commensali presenti a cena nei giorni di festa. La strada che si sta valutando è comunque quella di fare un decreto legge ad hoc sul Natale da affiancare al prossimo dpcm, atteso per il 3 dicembre. Il decreto ad hoc servirebbe a dare copertura normativa alle restrizioni delle libertà personali previste per la festività: le misure dovrebbero coprire il periodo 21 dicembre-6 gennaio. Ma non è escluso che le date varino. Intorno alle 19, dopo una giornata che lui stesso ha definito di incontri e “di ascolto”, il premier ha riunito i capi delegazione di maggioranza Roberto Speranza, Dario Franceschini, Alfonso Bonafede, Teresa Bellanova.

Tra le ipotesi c’è quella di far svolgere la messa di Natale alle 20 del 24 dicembre. Sulle funzioni religiose il governo si sta confrontando, spiegano le stesse fonti, con la Cei. Il nuovo Dpcm potrebbe poi fermare le crociere durante le festività. Ma Italia viva è contraria. “Si deciderà dopo confronto con il Parlamento”, dicono dal governo. Si pensa poi di mantenere il coprifuoco alle 22 anche per il 25 dicembre e Capodanno. I ristoranti potrebbero essere aperti solo a pranzo (come già avviene nelle zone gialle) e resta escluso il via libera agli impianti sciistici. Conte però ha espresso dubbi sull’ipotesi di chiudere gli hotel a Natale nelle aree dello sci. Il premier si è invece espresso a favore di “rigorosi controlli per chi rientra e quarantena per chi va all’estero per produrre effetto deterrente”. Con il fatto che, ad esempio, in Svizzera potrebbero essere aperti gli impianti da sci, c’è il rischio che italiani vadano in Svizzera e poi rientrino. Di qui l’ipotesi di misure rigide.

Un’altra delle idee sulle quali Conte avrebbe sondato i capigruppo di maggioranza è la riapertura delle scuole: “Per dare un segnale”, i ragazzi delle superiori potrebbero tornare in Aula il prossimo 14 dicembre. Il presidente del Consiglio avrebbe precisato che l’ipotesi deve essere ancora sottoposta al vaglio del Cts: si tratterebbe di porre fine alla didattica a distanza nelle aree gialle dalla metà del mese. Le reazioni sarebbero state contrastanti: Italia viva, raccontano, ha confermato la sua posizione favorevole, ma i 5 Stelle sarebbero stati poco entusiasti mentre Pd e Leu avrebbero invitato a “evitare false partenze”. E’ emerso anche il nodo trasporti e dubbi vista la vicinanza della data avanzata da Conte con le vacanze di Natale. Il presidente del consiglio ha comunque precisato che sull’ipotesi di riaprire i cancelli delle superiori e dei licei – con riunioni preparatorie dal 9 dicembre per garantire il rientro a scuola in massima sicurezza – andrebbe sondato il Comitato tecnico scientifico. Per la gestione dei rientri, si ipotizza anche di istituire tavoli presso le prefetture ai quali coinvolgere i presidi, gli amministratori e i responsabili del trasporto locale, per studiare soluzioni differenziate da zona a zona su orari di ingresso e presenze a scuola.

Dall’incontro mattutino con i governatori sono uscite invece alcune conferme. Intanto resta la divisione del Paese in tre zone di rischio, anche se l’auspicio è che tutta Italia diventi gialla entro le prossime settimane. Invariati l’orario del coprifuoco e gli orari per bar e ristoranti. Ciò che cambia è lo stop agli spostamenti tra Regioni a ridosso delle feste, che il ministro Boccia ha definito “imprescindibile“. Serve “mantenere rigore e prudenza per non vanificare i primi risultati che stiamo vedendo”, ha detto Speranza, altrimenti la situazione “potrebbe complicarsi a gennaio”. Non è chiusa invece la partita sugli impianti sciistici: le Regioni sembrano non voler mollare la presa. Da un lato gli assessori dell’arco alpino propongono di dare lo skipass solo “per chi ha la seconda casa o prenota in hotel”, dall’altro si chiede al governo di valutare la chiusura delle frontiere (qualora lo stop agli impianti venisse confermato) per evitare che i cittadini vadano comunque in Svizzera o Austria a sciare.

Ma la resistenza dei governatori ai divieti per Natale si è tradotta anche nella proposta, avanzata dal presidente della Liguria Giovanni Toti, di creare una “zona bianca” che faccia da cuscinetto tra quella gialla e la totale assenza di regole. Toti chiede che “non ci siano misure più restrittive per il Natale, che vale tre mesi di fatturato: ci giochiamo la finale di Champions dell’economia“. Il suo auspicio è che il dpcm “sia equilibrato”, specie ora che “il virus consente qualche spazio di libertà in più”, spiega a La Stampa. A quali libertà allude? Le “località sciistiche, che valgono qualche miliardi di euro”, ma anche il liberi tutti al ristorante. “L’apertura a pranzo dà una boccata d’ossigeno ai ristoranti ma non basta a sopravvivere“. Il governatore respinge anche l’ipotesi di bloccare gli spostamenti tra Regioni gialle. Anzi, che sia pure riempito “il vuoto normativo” di quelle regioni che hanno “parametri migliori della zona gialla”. Il tutto a tre giorni dal passaggio dalla zona arancione a quella gialla della sua Liguria.

Intanto, dopo le folle nelle vie dello shopping segnalate nei giorni scorsi, il Viminale ha deciso di rafforzare la sorveglianza nei centri storici. Lo ha ribadito al Fatto.it il sottosegretario agli Interni Achille Variati, che suggerisce ad esempio di introdurre il senso unico per i pedoni nelle zone più frequentate in modo tale da controllare meglio i flussi di persone. Decisioni che spettano a sindaci e Regioni, mentre a Palazzo Chigi si sta valutando l’ipotesi di estendere l’orario di chiusura dei negozi alle 21 per distribuire la presenza dei consumatori lungo tutto l’arco della giornata. Orari scaglionati anche a messa, d’accordo con la Cei. Un punto su cui è intervenuta pure l’Ue: la Commissione fa sapere che “non intende proibire alcuna funzione religiosa”, smentendo le indiscrezioni di ieri. Semmai verranno sconsigliate le celebrazioni in presenza.

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