Le regioni passano da un colore all’altro in base ai 21 parametri elaborati dal comitato tecnico scientifico del Governo. “La mia regione ha cambiato colore nonostante il numero dei ricoveri in terapia intensiva sia aumentato”. Antonio Giarratano, presidente designato della Società italiana di anestesia, rianimazione e terapia intensiva e docente all’Università di Palermo, è preoccupato dalla tenuta delle unità intensive e chiede al Cts di tenere conto di un “22simo parametro”, fondamentale per contenere l’evoluzione della pandemia e la tenuta del sistema sanitario. Ma non solo lo specialista chiede di prendere in considerazione l’utilizzo “degli specializzandi del quarto e del quinto che hanno oltre 5000 ore di attività” perché “significa avere in terapia intensiva figure con una competenza non paragonabile a quella di un medico neolaureato o con specializzazione diversa e significa meno morti“.

Presidente, Domenico Arcuri ha detto, il 16 novembre, che “Non c’è pressione sulle terapie intensive. Abbiamo circa 10mila posti, arriveremo a 11.300”. Perché lei crede sia necessario cambiare il punto di vista?
Perché avere 11mila posti ammesso che siano tutti strutturali e quindi con tutti i parametri anche di sicurezza e non solo di tecnologia e non avere il personale dedicato e specializzato significa, anche se Arcuri sono convinto lo faccia in buona fede, alimentare la falsa aspettativa di tenuta sul fronte terapia intensiva dei sistemi sanitari regionali. E magari convincere la politica a riaprire mettendo nel conto un aumento dei ricoveri in terapia intensiva.

È fondamentale che il sistema delle terapie intensive regga. Esiste un “nuovo” parametro che vorreste proporre al Cts?
Riteniamo che in questa fase pandemica la disponibilità e la risorsa dei posti letto ordinari e di terapia intensiva dedicati al Covid vadano integrate, se vogliamo avere un dato reale della tenuta dei servizi sanitari regionali, con quella del personale dedicato e specializzato. Se ho in terapia intensiva 12 anestesisti rianimatori è un dato di sicurezza, se ho 5 anestesisti rianimatori e 7 contratti emergenza libero professionali senza specializzazione o con altra specialità non ho la stessa capacità e qualità sanitaria. Questo lo vogliamo chiamare il 22° parametro.

L’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) ha pubblicato i numeri dei posti letto in intensiva, sono 8.802 attualmente. Ma questi sono i numeri effettivi? Corrispondono alle singole unità intensive con personale dedicato?
Questo dato per quanto a nostra conoscenza non è abbinato al dato del personale che è dedicato per specializzazione e competenza.

Si possono dichiarare a disposizione del sistema sanitario “unità intensive” pur non avendo tutti i parametri necessari a disposizione, tra cui il personale?
Nelle maxi emergenze e medicina delle catastrofi si deroga ai parametri tecnologici strutturali e di personale. Semmai la domanda, mi scusi, è: vogliamo derogare e arrivare in una condizione appunto “catastrofica” dove l’assistenza sanitaria ovvio non offre le stesse possibilità di cura?

Per raggiungere questi 8.802 posti si sono riconvertite altre unità intensive – dedicate ad esempio a patologie come l’ictus – in intensive Covid? Si riducono i posti letto intensivi dedicati alle ischemie e ictus per aumentare le disponibilità dei posti Covid
Assolutamente sì e questo rappresenta la più grande criticità. Si contano i morti per Covid ma non abbiamo un sistema per monitorare i morti per altre patologie che necessariamente subiscono un “rallentamento” nella loro gestione. Tra l’altro, oltre la pesante eredità di una mortalità aumentata in area critica il rischio è, ancora una volta, che le denunce e i contenziosi per presunti ritardi siano poi rivolti al personale sanitario che si trova ad affrontare contemporaneamente in molte realtà il fronte Covid e il fronte non Covid.

Ci sono alcune regioni che per cambiare colore possono aver fornito dai sui propri posti letti di unità intensiva diversi da quelli strettamente aderenti alla disponibilità effettiva?
Per questo si chiede chiarezza sui dati. Se dichiari 2000 posti devi dichiarare quanti sono strutturali e con personale specializzato dedicato appunto e quanti sono aggiuntivi nelle sale operatorie o nelle Utic (unità terapia intensiva) o nelle subintensive mediche e quanti di questi hanno personale specializzato dedicato. Questo è necessario per non falsare, magari senza volerlo, la reale capacità del sistema sanitario.

Qual è la prospettiva attuale? Mentre la curva contagi decresce, quella delle intensive e dei decessi vanno in un’altra direzione, cosa dobbiamo aspettarci?
L’andamento è questo ormai è noto. Prima aumentano i contagi, poi si intasano i pronto soccorsi e aumentano i ricoveri in ordinario e subintensiva, poi aumentano i ricoveri in intensiva, e poi i morti. Quando si raggiunge il picco la discesa avviene a partire dai contagi ma il picco di intensive e morti sono gli ultimi a decrescere. Dobbiamo aspettarci quindi che le riaperture non intercettino, in una possibile risalita del contagio, le aree subintensive e intensive ancora piene.

Dopo Natale, ci saranno altri mesi in cui sarà necessario tenere alta l’attenzione e le misure di precauzione, quali dovrebbero essere le politiche sanitarie per evitare una terza ondata e ripercussioni sulle intensive?
Senza generalizzare in Italia diciamo che non si è fatto, in parte anche per i pochi mesi estivi liberi da Covid, quello che serve. Il fallimento, non per colpe proprie ma di sistema, della medicina territoriale, il mancato potenziamento dei laboratori, il sistema di tracciamento andato subito in crisi. Se lavorano le terapie intensive è perché il sistema che veniva prima non ha funzionato e per questo motivo riteniamo che in questa fase “ospedaliera” tra i 21 parametri ce ne siano due, anzi tre, se ne consideriamo 22, che siano essenziali e sono quelli che devono chiarire reali capacità in termini di posti letto e di personale specializzato.

Vuole aggiungere qualcosa che non le ho chiesto ma ritiene importante?
Sì. Se non si utilizza il tempo che forse avremo per correggere gli errori la terza ondata sarà peggiore. Sul personale volendo limitare la mia competenza al mio settore questo governo nazionale negli ultimi due anni ha fatto tanto per incrementare il numero borse di specializzazione in anestesia e rianimazione e tanto hanno fatto le regioni a prescindere dal loro colore politico. I benefici li avremo tra tre anni. Nel frattempo, e stavolta la mia regione la Sicilia non è ultima, utilizzare la assunzione in accordo con le università degli specializzandi del quarto e del quinto anno che hanno oltre 5000 ore di attività nel settore significa avere in terapia intensiva figure con una competenza non paragonabile a quella di un medico neolaureato o con specializzazione diversa. Significa, mi scusi la crudezza, meno morti.

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