Non si sa quanti siano i dispersi e nemmeno i feriti. Ma almeno dieci donne sono state rapite e almeno 110 contadini sgozzati sabato 28 novembre dai jihadisti di Boko Haram, che li hanno attaccati in Nigeria, nei campi di riso dove stavano lavorando nei pressi del villaggio di Koshobe. Uomini e donne che erano venuti dallo Stato di Sokoto, nella Nigeria Nord-occidentale, lontano mille chilometri, alla ricerca di lavoro. “È l’attacco più violento contro civili innocenti quest’anno”, ha denunciato Edward Gallon, il coordinatore delle Nazioni Unite per le questioni umanitarie nel Paese. L’agguato è avvenuto sabato e in un primo momento si era parlato di 43 morti, poi il numero delle vittime è salito a 70 e ancora a 110, ma è tutt’altro che definitivo.

Il presidente nigeriano Muhammadu Buhari ha condannato la strage sottolineando che “l’intero Paese è stato ferito da queste uccisioni prive di senso” ed esprimendo vicinanza alle famiglie delle vittime. Il governatore dello Stato di Borno, Babagana Zulum, ha chiesto al governo federale di dislocare un numero maggiore di militari e di altre forze di sicurezza per proteggere i contadini nell’area. Ma Buhari, che cinque anni fa aveva assicurato che Boko Haram era stato sconfitto, ha detto di aver dato tutto il supporto necessario alle forze armate per proteggere la popolazione.

Boko Haram non ha rivendicato l’attacco ma fonti locali e testimoni concordano nell’attribuire la strage al gruppo armato attivo nel nord-est del Paese che dai primi anni 2000, quando si è formato, ha massacrato almeno 36mila persone e ha costretto altri due milioni ad abbandonare le loro case. Questa volta sarebbe stata una sorta di vendetta dei jihadisti contro i contadini che avrebbero preso e disarmato un loro miliziano e passato informazioni su di loro ai militari. Agricoltori, pescatori, raccoglitori di legna sono regolarmente presi di mira dalla formazione islamica armata che li accusa di trasmettere informazioni all’esercito o di non pagare “l’imposta” jihadista, una sorta di pizzo obbligatorio per poter lavorare in molte zone del Borno.

La realtà è che il governo di Abuja ha fallito finora l’obiettivo di riportare sotto controllo la situazione del nord-est del Paese. Meno di una settimana fa almeno sei soldati sono stati uccisi e una dozzina feriti in un’imboscata tesa contro il loro convoglio da sospetti miliziani jihadisti della Provincia dell’Africa occidentale dello Stato islamico (Iswap), formazione nata da una costola di Boko Haram nel 2016 che ha giurato fedeltà allo Stato Islamico. E l’attacco di oggi, avvenuto nello stesso giorno delle elezioni locali, le prime organizzate dall’inizio dell’insurrezione da parte di Boko Haram, suona come l’ennesima sfida al governo federale e alle sue ripetute rassicurazioni.

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