Nessuno spiraglio di intesa tra Polonia e Commissione europea dopo che il 16 novembre Varsavia, insieme all’Ungheria, ha posto il veto sulla condizionalità dello stato di diritto bloccando il prossimo bilancio Ue e il Recovery fund. Il premier polacco, Mateusz Morawiecki, ha scritto una nuova lettera alla Commissione europea in cui ribadisce le sue obiezioni, ripetute anche in una telefonata con Angela Merkel. Giovedì a Budapest Viktor Orban e Morawiecki hanno ribadito il loro no alla clausola, promettendosi sostegno reciproco. “La nostra posizione di rifiuto è di ferro, non faremo alcun compromesso”, ha detto Orban alla radio pubblica. Ma nemmeno Bruxelles intende cedere. E durante la riunione del Coreper, che riunisce i 27 ambasciatori degli Stati membri, è emerso che nessun altro Paese Ue appoggia i due leader che con il loro veto tengono ostaggio il prossimo bilancio pluriennale e il fondo per la ripresa post Covid.

Secondo Orban, bisogna rimandare a tempi successivi la discussione sulla condizionalità sullo stato di diritto. “Noi, con i polacchi, diciamo da luglio che non bisogna legare le due cose”, ha detto, sostenendo che che l’Ue sta eseguendo “il piano di George Soros” perché intende sanzionare finanziariamente gli stati che rifiutano accogliere migranti. “La misura sollecitata dal Parlamento europeo fa proprio questo: ci toglieranno una parte dei sussidi che ci spettano, se non accoglieremo i migranti”, ha detto.
“Legare la condizionalità sullo stato di diritto al bilancio Ue e al pacchetto di aiuto è un atto politico e non semplicemente giuridico. Non ci lasciamo comprare, è una questione di sovranità nazionale. L’Europa occidentale è ormai diventata un’entità di paesi di immigrati, ma l’Europa centrale saprà conservare i valori cristiani e nazionali, rifiutiamo la cultura multietnica”.

Ma durante la riunione del Coreper neppure la Slovenia che si era inizialmente schierata con Budapest e Varsavia, ha espresso sostegno alle richieste dell’Ungheria e della Polonia di modificare il meccanismo che lega l’utilizzo dei fondi Ue al rispetto dello Stato di diritto. Orban e Morawiecki non hanno dalla loro neanche la Repubblica Ceca e la Slovacchia, che pure fanno parte del blocco Visegrad, ma che su questo dossier hanno posizioni diverse.

Il portavoce Eric Mamer ha ricordato che, come spiegato dalla presidente Ursula von der Leyen alla plenaria del Parlamento europeo, “il meccanismo corrisponde all’accordo di luglio. Crediamo sia un meccanismo che si concentra sulla protezione del budget europeo, e che garantisca un’applicazione equa e giusta“. Secondo Mamer non ci sono ‘piani B’: i servizi della Commissione lavorano su tutti gli scenari, “ma la nostra priorità è mettere in opera l’Mff 2021-27 e Next Generation Eu dall’inizio dell’anno prossimo”. A questo punto la questione potrà essere risolta verosimilmente solo nel Consiglio Europeo del 10-11 dicembre; in caso contrario scatterà l’esercizio provvisorio e l’avvio di Next Generation Eu subirà ritardi.

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