Dove verrà depositato l’amianto mai bonificato della Sicilia? Nelle miniere già inquinate. Il nuovo “piano amianto” della Regione, stilato con 28 anni di ritardo, ha innescato la miccia della rabbia di tanti comuni nella provincia di Enna e Caltanissetta. Qui l’entroterra è già devastato dall’inquinamento legato alle ex fabbriche e miniere mai bonificate e negli anni l’amianto ha provocato migliaia di tumori attraverso la diffusione dell’asbesto (dovuto allo sgretolamento del materiale messo al bando). Perciò ora la decisione della Regione di realizzare dei depositi a Milena, Serradifalco (Caltanissetta) ed Enna, oltre che a Biancavilla (Catania), suona come una beffa per i cittadini. Secondo il nuovo piano, lo smaltimento nelle cave già inquinate sarebbe invece un’opportunità logistica piuttosto che uno sfregio per i comuni che lottano da anni per le bonifiche: “In Sicilia sono presenti alcuni siti minerari oggi dismessi – si legge nel piano – che hanno alcune criticità dovute alle condizioni in cui sono stati lasciati i manufatti, nonché alla presenza di discariche di residui delle lavorazioni dei minerali. In questi siti sono presenti capannoni e altri fabbricati con coperture in cemento amianto, ormai in pessimo stato, che per la loro grande estensione renderebbero antieconomico lo smaltimento in siti molto lontani”.

Il caso più eclatante è quello della miniera Bosco, a Serradifalco, forse la patria dell’inquinamento tra discariche e la cava di sali potassici. Nel paese i morti di tumore ai polmoni sono diventati un caso, tanto che è nata una associazione “No Serradifalko” oggi parte civile al processo per disastro ambientale della miniera che vede imputati 3 funzionari regionali: “Lottiamo da anni per la bonifica delle migliaia di metri quadrati di amianto sbriciolato che inquina l’aria del nostro paese – spiega Marcello Palermo, presidente dell’associazione – e quando è arrivata la bella notizia che la montagna di sale (4 milioni di metri cubi di sali potassici) potrebbe finalmente sparire, veniamo a sapere che l’amianto della Sicilia verrà depositato nella nostra cava che si trova in un territorio a rischio idrogeologico”.

Nella vicina San Cataldo, oggi commissariata, aumentano i dissensi: “L’ex area mineraria è classificata con rischio R4 – spiega l’ex assessore all’Ambiente Angelo La Rosa, geologo e autore del libro Bosco ferito – cioè il più elevato. Come si può scegliere di destinare a deposito regionale di cemento amianto un’area interdetta per subsidenza?”. È stata proprio la subsidenza infatti a far crollare i capannoni e le strutture dell’area mineraria provocando lo sgretolamento dell’amianto “Eternit”. Se il paese di Milena ha ottenuto la promessa da parte dell’assessore regionale all’Ambiente Totò Cordaro di una revisione della decisione di trasformare la miniera realizzata ma mai aperta in discarica, gli altri paesi sono ancora sul piede di guerra e chiedono di cambiare la decisione: “In una materia così delicata è indispensabile che la scelta dei siti sia condivisa con le comunità locali e siano coinvolti gli enti territoriali interessati – scrive il sindaco di Montedoro Renzo Bufalino – per questo chiediamo che ai lavori della Commissione, alla presenza dell’assessore Cordaro, siano presenti anche i sindaci dei territori interessati e i rappresentanti delle associazioni che in questi giorni si stanno mobilitando”.

L’amianto è stato da sempre un problema per la miniera di Pasquasia, a Enna, cava dove negli anni si sono alternati mafia, malaffare e inerzia da parte delle istituzioni: nella più grande miniera della provincia l’amianto che doveva essere smaltito 5 anni fa, dopo essere stato accatastato e inserito nelle buste, è rimasto nell’area, abbandonato e soggetto alle intemperie atmosferiche. Anche in questo caso la soluzione decisa dalla Regione è quella di convenienza logistica, poiché sarebbe dispendioso trasportare tutto il materiale in altro luogo, si è optato per la trasformazione del sito, da poco dissequestrato, in una discarica. “La Regione si ricorda del territorio ennese soltanto quando si parla di farlo diventare l’immondezzaio della Sicilia a discapito della salute dei cittadini – scrivono in una nota i segretari di circolo di Enna del Pd Francesco Rampello e Paolo Spampinato e il segretario provinciale Vittorio Di Gangi – La stessa Regione dimentica, invece, di dare la corretta informazione sulla bonifica dello stesso sito e per la quale, sotto l’amministrazione Garofalo, furono stanziati 20 milioni di euro. Il dissequestro della miniera avvenuto qualche giorno fa era stato visto come l’ultimo ostacolo per il completamento della bonifica e invece il governo Musumeci ne approfitta per farne un sito regionale di stoccaggio dell’amianto”.

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