Lunghe code a Bolzano e oltre 60mila prenotazioni già effettuate nel resto della Provincia per effettuare a titolo volontario e gratuito il tampone rapido, Lo screening di massa in Alto Adige è partito con un enorme afflusso ai 184 presidi sparsi per il territorio: l’obiettivo è effettuare 350mila tamponi rapidi per controllare tutta la popolazione di età superiore ai 5 anni, esclusi coloro che vengono regolarmente testati oppure che sono appena guariti dal coronavirus. La partecipazione quindi è cruciale per la riuscita dello screening, l’unico modo per non “restare in lockdown fino a febbraio“, ha spiegato l’assessore alla Sanità, Thomas Widmann, che ha convinto la giunta ha investire 3,5 milioni di euro per l’operazione. Da venerdì a domenica, dalle ore 8 alle 18, possono sottoporsi al test tutti i cittadini e anche le persone presenti sul territorio provinciale per motivi di lavoro o studio anche se non residenti. Oltre 900 operatori sanitari sono impegnati nei 184 presidi con 600 postazioni.

Attualmente oltre 10mila altoatesini sono in quarantena, ovvero il 2% della popolazione, nonostante tutta la Provincia sia zona rossa dall‘8 novembre e alcuni Comuni anche da prima. “Lo screening di massa probabilmente è l’ultima chance per riprendere il controllo dell’andamento epidemiologico in Alto Adige – ha sottolineato Widmann – localizzare gli asintomatici e avere un quadro della reale situazione“. L’assessore ha citato l’esempio della Slovacchia: “In caso di un’ampia partecipazione, questa permetterà di ridurre il lockdown a poche settimane“. Dopo il test di massa, la Provincia punta a riaprire gradualmente le scuole da martedì, partendo con asili ed elementari: “La riapertura delle scuole è una assoluta priorità. La chiusura totale dovrà durare il meno possibile. Ma una data potrà essere indicata solo con i dati alla mano dello screening di massa”, ha spiegato il governatore Arno Kompatscher rinnovando il suo appello alla partecipazione: “Si tratta di un gesto di responsabilità“.

In Slovacchia il test di massa ha riguardato più di 3milioni e 600mila abitanti (il 95% delle persone previste) e si è svolto tra il 31 ottobre e il primo novembre. Sono stati trovati 38.359 positivi che si sono dovuti isolare per 10 giorni. Se il 30 ottobre i casi accertati nel Paese erano 2573, il 18 novembre i contagi giornalieri sono stati 1665. È ancora troppo presto – e la curva troppo altalenante – per capire se la strategia abbia funzionato. Critico su questo metodo il virologo dell’Università di Padova, Andrea Crisanti: “È potenzialmente uno spreco di soldi perché questo tipo di tampone ha di fatto un problema di sensibilità. Perde cioè circa il 30 per cento dei positivi“. Crisanti spiega che a suo avviso “gli screening di massa, perché siano efficaci nel contrasto alla diffusione del covid, vanno ripetuti una volta a settimana per almeno due o tre volte“.

La partenza – Intanto però pare che gli altoatesini abbiano risposto alla chiamata. In molte parti di Bolzano davanti ai presidi, in quasi tutti i casi i tradizionali seggi elettorali, si sono formate lunghe code. Nel capoluogo e negli altri Comuni maggiori, a seconda delle vie e del numero civico, sono state assegnate delle ‘finestre temporali’ per andare a effettuare il test: se infatti la partecipazione è cruciale per la riuscita dello screening, allo stesso tempo è fondamentale evitare il rischio assembramenti. Nei Comuni minori i test avvengono su prenotazione e appuntamento e il direttore generale dell’Azienda sanitaria, Florian Zerzer, ha comunicato all’Ansa che già 60mila altoatesini si sono prenotati per lo screening. Altre lunghe code sono state segnalate a Oltrisarco, così come a Maia Alta (frazione di Merano) e a Lagundo, un altro Comune del Burgraviato. A Bolzano sono arrivati anche tre osservatori del governo austriaco per studiare lo svolgimento dello screening di massa.

Come funziona – A coordinare tutta l’operazione a livello provinciale è la Protezione Civile. I Comuni però hanno un ruolo cruciale nell’organizzazione degli spazi: sul territorio comunale di Bolzano sono state individuate 22 strutture in cui saranno effettuati i test. I Comuni più grandi hanno anche previsto un sistema di prenotazione. I cittadini sono invitati a presentarsi nella struttura di riferimento in base alla propria residenza o domicilio nelle fasce orarie indicate portando con sé un documento d’identità, la tessera sanitaria, il modulo compilato con i propri dati anagrafici per il test antigienico e l’informativa sulla privacy. Modulo e informativa sulla privacy sono scaricabili ma possono anche essere compilati sul posto. Fino a martedì 24 novembre si possono effettuare i test anche nelle farmacie autorizzate e dal proprio medico di base.

Lo screening consiste in un test rapido gratuito dell’antigene. Si tratta in sostanza di un tampone nasofaringeo in grado di rilevare la presenza del virus e di fornire un risultato entro 15-30 minuti. Subito dopo il tampone il cittadino può tornare a casa. “L’intera procedura dura tra i 2 e i 3 minuti“, ha spiegato il responsabile del progetto, Patrick Franzoni. Il risultato del tampone (positivo o negativo) viene comunicato via mail entro un’ora circa dall’effettuazione del test. Il file Pdf contenente l’esito è scaricabile tramite un codice che viene inviato via sms. Chi non dispone di mail o telefono può fare riferimento a un proprio familiare o parente o al proprio medico di base. In caso di esito positivo del tampone, è previsto un periodo di isolamento di 10 giorni. Scatta automaticamente anche la messa in malattia del lavoratore. Se non si hanno sintomi, sarà possibile terminare l’isolamento dopo 10 giorni senza ulteriori test. “I contatti stretti di un eventuale caso positivo non vengono messi in quarantena, se a loro volta hanno partecipato allo screening e sono risultati negativi“, ha chiarito Franzoni, sottolineando però l’importanza dell’isolamento del positivo dai familiari.

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