Roma presto potrebbe non avere un vicesindaco. Il braccio destro della Raggi Luca Bergamo sarebbe in procinto di lasciare il suo incarico di vice e di assessore alla cultura, destinazione: Parigi. Senza troppa pubblicità, a luglio si è candidato alla direzione del prestigioso Istituto Italiano di Cultura in Francia, incarico che sarà vacante dal 20 novembre, quando cesserà il mandato dell’attuale direttore Fabio Gambaro. Bergamo, raggiunto al telefono, non commenta l’indiscrezione (le candidature non sono pubbliche) ma neppure la nega. Negli ultimi mesi i suoi rapporti con la Raggi siano andati via via deteriorando e a metà luglio aveva pubblicamente criticato l’autocandidatura della sindaca definendola “debole”, perché non nasceva dal confronto tra i partiti. “Virginia sbaglia, la candidatura non può essere automatica. Così fa un favore alla destra”.

L’uscita fu un colpo a sorpresa, ma lo strappo era definitivo, tanto che Bergamo aveva già pensato di tagliare del tutto i ponti con Roma. Come? Rispondendo alla “chiamata” della Farnesina per la sede di Parigi, per la quale le candidature inizialmente dovevano arrivare entro maggio, termine poi prorogato al 2 luglio. Bergamo lascerebbe così il suo incarico quattro mesi prima della naturale scadenza, delicatissimi sia per l’operazione Raggi bis che per la Capitale morsa dal Covid. La questione è politicamente scivolosa. La nomina dei direttori spetta di diritto al Ministro degli Esteri e cioè Luigi Di Maio che potrebbe fare un favore alla Raggi catapultando a 1500 km di distanza l’uomo che ha tenuto in piedi giunta e amministrazione, rapporti di forza con il Pd compresi, ma con cui ha rotto i rapporti.

La scelta pone però un problema d’etichetta per la galassia M5S; sulla quale si leggerebbero le parole “vincolo di mandato” e “conflitto d’interessi”. Lato candidato, perché Bergamo lascerebbe l’ incarico rompendo gli impegni presi. Lato ministro, perché Di Maio indicherebbe per il ruolo un politico in carica del suo stesso partito e questo, secondo fonti della Farnesina, non avrebbe precedenti. Insomma, un tempo per meno si sarebbe gridato alla “Casta”. Oggi prevale il silenzio.

Vero è chela politica ha spesso usato gli istituti di cultura e i direttori di “chiara fama” per piazzare amici, figli e figliastri. Stavolta almeno non è una questione di competenza: Bergamo ha alle spalle una luminosa carriera nelle direzioni culturali dell’Unione Europea a Bruxelles e in Italia si è distinto per capacità di tecnico-organizzative nella programmazione culturale, senza dismettere l’impegno politico che lo ha visto nel ruolo di protagonista nel divorzio tra Movimento e Lega e di pontiere nell’alleanza col Pd.

La soluzione Parigi va trovata entro una settimana. Il comitato di esperti incaricato il 21 settembre di selezionare le candidature – due ambasciatori, un consigliere della Suprema Corte, un avvocato dello Stato e un esperto di cultura francofona – ha velocemente selezionato la rosa di 15 nomi, quindi ne ha proposti tre al ministro. La scelta finale sarà comunque politica. Oltre a Bergamo, sul tavolo di Di Maio c’è infatti il nome di Diego Marani, scrittore pluripremiato che lavora alla Commissione europea, sostenuto dal ministro Pd Dario Franceschini, suo conterraneo ferrarese, che proprio a giugno lo ha nominato presidente del Centro per il libro e la lettura di Roma. “Non commento, sono cose riservate. Ma sono lusingato”, taglia corto da Bruxelles. “In ogni caso, penso che proseguirò la collaborazione col ministro”, dice in modo un po’ sibillino. Idem Luca Bergamo, che ha preferito declinare ogni commento.

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