Per come sono organizzati, gli Istituti Tecnici Superiori (Its) sono un patrimonio culturale del paese. Primo, sono il nucleo originario di un sistema duale compiuto di transizioni scuola lavoro. Al momento il nostro sistema è sequenziale (prima istruzione e poi competenze lavorative), ma nel sistema duale si formano assieme sia l’istruzione in aula, scolastica e universitaria, che le competenze lavorative, che si formano sul posto di lavoro. Negli Its, i programmi prevedono attività sia in aula che sul posto di lavoro. Questa sperimentazione va incoraggiata, premiata, e fatta conoscere a scuole e università.

Fra i vantaggi del principio duale vi sono la flessibilità dei percorsi formativi e la capacità di prevedere più rapidamente le esigenze emergenti del sistema produttivo in termini di nuove competenze. Ciò è importante per affrontare il furore distruttivo di Industry 4.0. Frey and Osborne hanno previsto che circa il 50% dei lavori attuali scomparirà in un futuro non lontano. Altri studiosi sono concordi a ritenere questa previsione troppo pessimistica e parlano di una perdita del 5-10% dei lavori attuali, ma tutti gli altri lavori subiranno una rivoluzione nelle modalità di realizzazione.

Sia i task più routinari che quelli creativi ma con poca istruzione saranno esposti alla sostituzione da parte dei robot. Solo le competenze lavorative complesse sviluppate attraverso un alto livello di istruzione, ma anche un’esperienza lavorativa sul posto di lavoro piuttosto intensa e lunga saranno immuni al cambiamento. In questo senso, gli Its, così come tutti i tipi di formazione duale, sono da favorire rispetto alla sola e semplice istruzione in aula.

L’istruzione generale sarà pur sempre fondamentale, soprattutto in un mondo che cambia velocemente, poiché maggiore istruzione significa maggiore capacità di apprendimento di nuove skills se quelle possedute diventano obsolete. Ma c’è un trade off fra benefici di lungo periodo e breve. Nel breve periodo, le competenze lavorative sono molto importanti per accrescere l’occupabilità.

Nonostante i vantaggi che offrono, gli Its restano ancora di dimensioni assai modeste. In un webinar organizzato dal Gruppo 2040 della Università di Milano, Andrea Gavosto, Presidente della fondazione Agnelli, ha riportato che gli iscritti (15000 l’anno) e i diplomati (3000) Its aumentano, ma restano ancora pochi, quasi nulla se confrontati con gli oltre un milione di iscritti annui alle lauree triennali. Eppure il tasso di occupabilità ad un anno dal diploma è molto alto.

Gli Its sono soprattutto frequentati da studenti maschi occupati nel settore manifatturiero. I corsi più richiesti sono le nuove tecnologie per il made in Italy, la mobilità sostenibile, le Ict, il turismo. Infine, gli iscritti provengono prevalentemente dagli istituti tecnici e, in misura minore, dai licei e dagli istituti professionali. Ciò conferma la natura degli Its che sono stati concepiti essenzialmente come lo sbocco a livello terziario per chi ha una formazione tecnica o, al limite, professionale.

Per quanto riguarda il Mezzogiorno, il numero di Its è nella media nazionale solo in Campania, con 9 unità, mentre è inferiore alla media nelle altre regioni meridionali.

Come espandere gli Its? In primo luogo, occorrono più soldi, sia da parte dello Stato che delle regioni. Gli Its sono un po’ un ibrido poiché sono statali, ma la competenza spetta alle regioni secondo l’articolo V della costituzione. Ciò spiega anche perché il loro sviluppo è così diverso sul territorio nazionale.

Per diffondere gli Its al sud potrebbe servire coinvolgere gli operatori del settore terziario e, in particolare, quelli del turismo che rappresenta una quota importante e crescente dell’occupazione nel Mezzogiorno. Sarebbe anche utile un coinvolgimento delle professioni, molto sviluppate al sud. Nelle professioni, occorrono tecnici con competenze più avanzate di quelle acquisite al liceo, competenze che potrebbero aiutare nelle attività gestionali degli studi professionali. Ciò consentirebbe anche di espandere la partecipazione femminile e quella proveniente da altri percorsi formativi oltre gli istituti tecnici.

Da dove prendere i soldi? Lo stesso Recovery Fund o Next Generation Fund potrebbe prevedere un capitolo piccolo, rispetto al totale, ma significativo a favore degli Its. In fondo, un rilancio del principio duale sarebbe un investimento nell’infrastrutturazione di capitale umano e di ricerca del paese. In questo capitolo bisognerebbe includere anche altri pezzi di dualità. Mi riferisco alla alternanza scuola-lavoro, alla formazione professionale degli Istituti tecnici e professionali, alle lauree professionalizzanti, a quelle abilitanti se il ministro Gaetano Manfredi riuscirà ad introdurle, ai tirocini on-the-job universitari, ai dottorati industriali.

Ma al fondo di tutto vi è da superare un tabù culturale che si è formato ai tempi già dell’idealismo gentiliano. Mi riferisco alla contrapposizione, anziché conciliazione, fra teoria e pratica e alla presunta superiorità della prima sulla seconda. È forte e diffusa nelle scuole e nelle università una avversione rispetto ad una formazione sul posto di lavoro fornita da parte di personale non accademico. Questa avversione è dietro i ritardi con cui si diffonde la formazione sul posto di lavoro in Italia e la diffusione del principio duale. Analogamente, le imprese sono poco propense a collaborare con le istituzioni dell’istruzione e della formazione.

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