L’ultima mossa risale allo scorso gennaio. Intorno al tavolo di un ristorante londinese sono riuniti i fab-four. Solo che stavolta la musica c’entra ben poco. Perché a quell’incontro informale partecipano Mino Raiola, Jorge Mendes, Jonathan Barnett e David Manasseh, i quattro agenti più importanti al mondo. Tema dalla riunione è l’elaborazione di una strategia comune, un fronte unitario contro il giro di vite voluto dalla FIFA sulle commissioni dei calciatori. A fine serata Raiola esce dal ristorante e rilascia qualche dichiarazione. “I tifosi intelligenti hanno capito che questa è una guerra mediatica contro gli agenti – dice – perché volete attaccare i procuratori quando tutte le altre cose del calcio stanno crescendo sempre di più?”. Poco dopo Barnett, procuratore fra gli altri di Gareth Bale, aggiunge: “Io e i miei colleghi siamo aperti a ogni discussione con la FIFA. Vogliamo l’equità. Un’azione legale sarebbe l’ultima risorsa, proveremo fino all’ultimo a risolvere il problema. Ma se non ci saranno soluzioni, andremo in ogni tribunale del mondo per far valere le nostre ragioniı”.

Una dichiarazione che ha tutto il sapore amaro della minaccia. Ora, a dieci mesi di distanza, il tema dei procuratori e dei loro conflitti di interessi è tornata di attualità. Perché la FIFA si è detta pronta a introdurre nuove norme a partire dal prossimo settembre. Secondo quanto spiegato al Times da James Kitching, il direttore dalla FIFA per la regolamentazione del calcio, “qualsiasi persona o entità che abbia un interesse economico, diretto o indiretto, in un campionato o in un club, non potrà avere interesse economico con l’attività di un agente di calciatori, né potrà ricoprire un qualsiasi ruolo in una società privata che gestisce gli interessi dei calciatori“. E ancora: “Gli agenti avranno l’obbligo di rivelare la fonte di finanziamento, la partecipazione azionaria, la struttura e la titolarità effettiva di ogni loro società privata che opera nel mondo del calcio”. Misure importanti, ma forse tardive. Perché già da diversi anni si chiede di fare chiarezza sul rapporto che lega Jorge Mendes al Wolverhampton, un rapporto fatto più di ombre che di luci come ha più volte sottolineato Pippo Russo, che sul super-procuratore portoghese ha anche scritto un libro (M, l’orgia del potere). Nel 2016 i Wolves sono stati venduti per 45 milioni di sterline a un gruppo di investitori cinesi, il Fosun International. Niente di strano se non fosse per un piccolo dettaglio: Fosun International, infatti, detiene il 15% della società Start SGPS, “Parent company” di GestiFute, la società di Mendes. E da quel momento la strategia di mercato del Wolverhampton e gli interessi del portoghese hanno iniziato a sovrapporsi in maniera sempre più palese. Dal 2017 il tecnico dei Wolves è Nuno Espirito Santo. Non un tecnico qualsiasi, ma una figura molto importante per il re degli agenti.

Prima della sua ascesa, infatti, Jorge Mendes ha provato a sfondare come calciatore (senza riuscire però a superare il livello di semiprofessionista), ha lavorato come dj, ha aperto un nightclub. Niente di eccezionale. L’incontro che gli cambia la vita arriva nel 1996, quando conosce l’estremo difensore del Vitória Guimarães e lo aiuta a negoziare il suo passaggio al Deportivo La Coruña. Quel portiere si chiama Nuno Espirito Santo e ha rappresentato il biglietto da visita, il lascia passare di Mendes nel mondo dei procuratori. Ma non finisce qui. Perché attualmente il Wolverhampton ha in rosa sette calciatori portoghesi assistiti dalla GestiFute (Ruben Neves, Nelson Semedo, Pedro Neto, Daniel Podence, Rui Patricio, Vitinha, Joao Moutinho). Il caso più interessante, però, riguarda uno dei due lusitani non assistiti da Mendes. Nell’ultima finestra di mercato, infatti, Fabio Silva è passato dal Porto ai Wolves per una cifra vicina ai 40 milioni. Un’operazione che nasconde un cortocircuito tutto particolare. Un anno fa il giocatore ha negoziato il rinnovo del contratto con il Porto. Il procuratore del ragazzo è Carlos Oliveira (Soccer Talent Vision), ma Mendes svolge il ruolo di mediatore della trattativa. Il suo compenso è stabilito in una percentuale sulla futura cessione dell’attaccante che, fatalità, arriva solo un anno più tardi. E proprio al Wolverhampton. L’operazione si rivela piuttosto fruttuosa.

Il procuratore del ragazzo guadagna 3 milioni. La GestiFut, grazie a quella percentuale, ne incassa addirittura 7 (ossia il 17,5% del costo del cartellino). Un’operazione che è stata puntualmente ripetuta con club e giocatori diversi. I doppi incarichi di Mendes, però, dovrebbero finire a breve. Perché le regole che stanno per essere introdotte dalla FIFA impediranno che un agente si ritrovi ad operare nella stessa trattativa per conto di un club e di un calciatore. Ma quelle che sembrano norme ad personam, potrebbero incidere significativamente sul mercato dei trasferimenti. Le commissioni che i club devono pagare agli agenti, infatti, non potranno superare il 10% del costo del trasferimento (nel caso di Silva la GestiFut avrebbe guadagnato 4 milioni e non 7), mentre si sta studiando una regola che limiti la fetta spettante ai procuratori al 3% del compenso che un calciatore riceve da suo trasferimento. Una norma, quest’ultima, che potrebbe assumere importanza per quanto riguarda i parametri zero (per prendere Rabiot e Ramsey da svincolati, infatti, la Juve ha dovuto pagare rispettivamente 1,4 e 3,6 milioni di commissioni). Ma la FIFA ha anche intenzione di proibire che un agente venga pagato da tutte e tre le parti di un trasferimento (club che vende, quello che acquista e giocatore), proprio come era avvenuto con il passaggio di Paul Pogba al Manchester United nel 2016, quando Raiola ha percepito tre commissioni per un totale di 41 milioni. Il tentativo è della FIFA è piuttosto chiaro: limitare lo strapotere degli agenti che spingono i propri assistiti a cambiare squadra in continuazione pur di incassare le commissioni, garantire la trasparenza del mercato, impedire la concorrenza sleale, sgravare i club dall’obbligo di versare commissioni eccessivamente onerose e, quindi, permettere alle società di chiudere più operazioni di mercato. Non un dato da poco, visto che lo scorso anno la Premier League ha versato circa 263 milioni di sterline agli agenti (una media di oltre 13 milioni per club), mentre la Serie A si è fermata a 180 milioni di euro. Cifre enormi che rischiano di impiombare i bilanci di tutte le squadre professionistiche. Soprattutto in un periodo dove il Covid-19 ha colorato di rosso i conti dei club.

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