“Non sono mica i più alti d’Europa, giù le mani dai nostri stipendi!”. Basta accennare al taglio, che i parlamentari italiani protestano, anche quando il Parlamento viaggia a ranghi ridotti e a far sacrifici sono soprattutto i cittadini. Il bello però è che hanno ragione. Le loro retribuzioni non sono più alte d’Europa, bensì del mondo intero: i deputati e senatori eletti a Roma guadagnano in media 40mila euro più degli omologhi tedeschi, 56mila euro più dei francesi, il doppio esatto dei lord inglesi e dieci volte più degli ungheresi. A mostrarglielo una volta per tutte, con tanto di tabelle, stavolta è proprio l’Europa. Il grafico che inchioda gli eletti più ricchi del Globo è contenuto all’interno di un rapporto sul sistema previdenziale del Parlamento Europeo in discussione a Bruxelles (scarica il report). Il fattoquotidiano.it lo ha potuto leggere in anteprima e non c’è dubbio: gli occhi degli eurodeputati saranno puntati spesso sui colleghi italiani.

Lo studio, 213 pagine appendici comprese, è stato richiesto dalla Commissione per il controllo dei bilanci perché anche a Bruxelles la spesa per le onorevoli pensioni è un fardello pesante. Proprio per verificare come e dove corra, gli analisti hanno comparato i trattamenti erogati negli anni dal Parlamento Europeo a quelli concessi dai singoli Stati ai loro eletti. Nel 2019, si legge, le pensioni degli ex eurodeputati sono costate complessivamente 15 milioni di euro, ma tanto o poco che sia, la ciccia viene dopo: a pagina 48 vengono comparati i livelli retributivi degli eletti in tutto il mondo che sono stati utilizzati nel 2009, quando si trattò di stabilire la quota contributiva e quella a carico del bilancio dell’Unione. Ed ecco la tabella che certifica come l’Italia, quanto a onorevoli stipendi, primeggi nel mondo. E – ripetiamo – non da oggi, ma da almeno 11 anni.

Dal grafico emerge una realtà incontrovertibile: con oltre 140mila euro di “salario” gli eletti in Italia sono i meglio pagati al mondo, meglio degli omologhi tedeschi che si fermano a 90mila euro. Ma dietro ancora ci sono gli eletti a Parigi, che prendono 84mila euro, in linea con la media dei deputati europei, poi gli inglesi (70mila euro) . Un deputato di Madrid potrebbe guardare in cagnesco il collega di Roma che per lo stesso mestiere viene pagato il 400% in più. Tutti i colleghi europei guadagnano meno degli onorevoli italiani, ma non solo. Perfino gli americani. I festeggiamenti non si fermeranno certo per questo ma, dopo il trionfo di Biden, qualcuno tra i 535 neoeletti negli Stati Uniti potrebbe farsi delle domande. Chiedersi perché mai chi viene eletto in un Paese 30 volte più piccolo e con un quinto degli abitanti prenda 35mila euro in più l’anno.

Chissà se questi numeri aiuteranno a rilanciare il dibattito sul tema della riduzione delle indennità parlamentari. La proposta, che sulla carta vale fino a 60 milioni di risparmi l’anno, continua ad avere una voce sola dentro e fuori dal Parlamento, dopo che le cinque proposte di legge depositate in questa legislatura sono finite al palo e quelle presentate nelle precedenti sono platealmente naufragate. Il tema è stato rilanciato da Luigi Di Maio in piena emergenza Covid, l’indomani della vittoria dei “si” al taglio delle poltrone. Ci è tornato ancora il 21 settembre scorso, chiamando il Parlamento “all’unità per dare un segnale a un Paese in ginocchio”. Nessuno ha risposto all’appello, forse anche perché (finora) non c’era chiarezza su quanto “ricchi” siano gli stipendi degli onorevoli italiani rispetto a quelli dei colleghi in tutto il mondo. Neppure ai livelli più alti delle Camere, dove ogni mese si amministrano competenze e cedolini parlamentari.

Nel 2017, per fare un esempio, l’allora presidente di Montecitorio Laura Boldrini – esponente di sinistra – intervenne sul tema ammonendo i populisti a non toccare stipendi che “garantiscono l’autonomia dei deputati” e gli consentono di “svolgere il proprio lavoro con disciplina e onore”. Renato Borghi della Lega forse non aveva le tabelle comparative quando l’anno scorso, da presidente della commissione Bilancio della Camera, teorizzò che una riduzione degli stipendi avrebbe ridotto deputati e senatori a degli “scappati di casa”. “Le Camere – fu il ragionamento – scrivono le leggi, decidono il destino del Paese: se noi vogliamo le eccellenze dobbiamo pagarle”.

I dati che arrivano da Bruxelles però dicono altro, e gli eurodeputati del M5S non perdono occasione per usarli e rilanciare l’assist al capo politico. “Questi dati – insiste l’eurodeputata M5S Sabrina Pignedoli – non possono essere più ignorati. Dopo il taglio del numero dei parlamentari bisogna passare alla fase due, quella della riduzione dello stipendio. Tutti i cittadini sono alle prese con il Coronavirus e stanno facendo sacrifici, è giusto che anche la classe politica dimostri sobrietà e dia un segnale di vicinanza al Paese. Il Movimento 5 Stelle ha già presentato una proposta di riduzione. Chi ci sta?”.

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