A pochi giorni dall’entrata in vigore del nuovo contratto per i rider delle piattaforme del cibo, condividiamo nel nostro blog la riflessione di Deliverance Milano, rappresentanza autonoma dei rider e collettivo politico attivo nella difesa dei lavoratori del delivery food.

“Entro il 3 novembre tutti i rider d’Italia sono chiamati a sottoscrivere l’accordo capestro firmato da Ugl e Assodelivery (l’associazione datoriale delle aziende che consegnano cibo a domicilio), il cosiddetto ‘Ccnl Rider’, lo strumento legale attraverso il quale le società del settore aggirano la legge 128/2019, voluta dall’attuale ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, che avrebbe garantito a tutti i fattorini tutele minime e una paga oraria in linea con i Contratti Collettivi Nazionali di un settore affine (Trasporti e Logistica o Commercio).

Allo stato attuale, noi rider siamo posti di fronte all’ennesimo ricatto: o firmiamo o dobbiamo smettere di lavorare. Deliveroo, Glovo, Ubereats, Just Eat e Social Food dettano irricevibili condizioni e noi o le accettiamo o perdiamo il lavoro. Questo aut aut ci sembra un’estorsione, una violenza alla quale diventa difficile opporre un rifiuto.

Per queste ragioni, il 30 ottobre in diverse città italiane si sono mobilitati migliaia di rider, per rifiutare in maniera ferma e convinta questo “nuovo” contratto, che di nuovo non ha assolutamente nulla, anzi se possibile peggiora le nostre condizioni lavorative: l’introduzione di una paga oraria viene bloccata dal mantenimento del cottimo che rimane l’unico modello retributivo previsto e adottato nella “piccola logistica”; inoltre viene smantellato il sistema della prenotazione dei turni di Deliveroo: tutti i rider vengono messi in “free login”, scatenando così una guerra tra poveri, con un gioco al ribasso dei salari.

Lavoratori di Milano, Bologna, Palermo, Firenze, Roma, Genova, Messina, Rieti e altre città hanno dato vita alla prima ‘Giornata di mobilitazione nazionale dei rider’: 24 ore di proteste, azioni comunicative, presidi informativi, scioperi e strike mass contro la paga a consegna, per rivendicare un salario degno, un monte ore minimo garantito, diritti sindacali, l’abolizione del ranking e le tutele della subordinazione – tutti diritti che ci spettano in quanto siamo stati riconosciuti collaboratori etero-organizzati ai sensi dell’articolo 2 del Jobs Act e secondo una sentenza della Corte di Cassazione.

Nel frattempo è arrivata la notizia di una circolare divulgata dal Ministero del Lavoro (7/2020 del 30 ottobre) in cui Leonardo Allestra, il direttore dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, comunica agli ispettorati territoriali che le aziende del delivery sono tenute ad allinearsi a quanto previsto dalla legge 128: per i fattorini tutele simili a quelle previste per i lavoratori dipendenti, in particolare la paga oraria con i minimi del Ccnl della logistica, fino al riconoscimento, in alcuni casi, della subordinazione.

E dunque? Le piazze di ieri hanno parlato chiaro, l’unica risposta è la lotta: non un passo indietro per i lavoratori di questo asset strategico, divenuto un settore essenziale per il Paese e per l’economia globale durante l’esplosione della pandemia; alla vigilia dell’istituzione di nuove zone rosse e di lockdown selettivi, riteniamo che anche i nostri diritti debbano essere considerati essenziali. Siamo perciò convinti e determinati a continuare la nostra battaglia: picchetti davanti ai ristoranti e una pioggia di cause legali sono il futuro della nostra vertenza, coordinati attraverso la rete nazionale Rider X i Diritti e il network internazionale cresciuto dopo lo sciopero dell’8 ottobre”.

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